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Coronavirus, le regioni riaprono i reparti Covid: pronti 11 mila posti di terapia intensiva

Da Nord a Sud aumentano le strutture per ospitare i positivi: i provvedimenti regione per regione

L’ultimo bilancio dell’emergenza coronavirus in Italia è l’ennesimo campanello d’allarme: per la prima volta da fine maggio gli attualmente positivi tornano sopra i 50mila. Contro il lento e progressivo aumento nella diffusione del virus, e in vista dei prossimi mesi, quando la situazione potrebbe ulteriormente complicarsi, le Regioni hanno deciso di attrezzarsi da subito. Due le priorità: la riapertura dei reparti Covid chiusi durante l’estate e l’aumento dei posti letto in terapia intensiva.

In tutto il Paese, dunque, rientrano in funzione i centri Covid, temporaneamente chiusi o riutilizzati in via provvisoria per i pazienti con le patologie classiche. Da Nord a Sud, secondo quanto scrive Il Corriere della Sera, le strutture offriranno ben 11mila posti letto in terapia intensiva: si tratta del 115% in più rispetto a quelli disponibili prima del lockdown.

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Gli interventi variano da regione a regione. In Lombardia, la più colpita dall’emergenza, sono 17 gli ospedali pronti ad aprire le porte delle terapie intensive ai casi gravi di coronavirus: 7 sono già attivi (2 in più dell’estate), altri 2 sono stati allertati. Il piano predisposto dalla regione prevede fino a 1.400 posti letto con ossigeno. I numeri al momento vengono considerati gestibili: 31 i pazienti in rianimazione, la maggior parte dei quali con la polmonite, 306 in reparti a bassa e media intensità di cura. Ma i contagi sono in lenta risalita e ancora non si sa quale sarà l’impatto della riapertura delle scuole.

In Piemonte a novembre vedrà la luce una nuova struttura con 80 posti, mentre entro ottobre le aziende ospedaliere comunicheranno alla regione l’elenco dei reparti Covid operativi. In Veneto sono 9 i Covid hospital: il «Piano emergenziale per l’autunno» prevede in rianimazione 460 posti, 185 allestiti in stand-by e 155 letti attivabili, per un totale di 800. Entro il 30 ottobre si conta di averne 840.

L’Emilia Romagna ha a disposizione per i pazienti Covid 115 posti di terapia intensiva, di cui circa 20 attualmente occupati. Vi sono poi 146 letti previsti dal progetto Covid Intensive Care, da aprire in caso di bisogno. In tutto sono aperti 34 reparti di degenza (dove sono ricoverati 201 pazienti) e 16 di terapia intensiva. Dice l’assessore alla Sanità, Raffaele Donini: «Siamo pronti ad affrontare una recrudescenza grazie anche agli investimenti fatti nelle nostre strutture territoriali». Il Friuli-Venezia Giulia si sta attrezzando per possibili riaperture. Venti i pazienti oltre ai 6 nelle terapie intensive di Udine, Trieste e Pordenone. Durante la prima fase dell’epidemia anche gli ospedali minori di Gorizia e Monfalcone ospitavano alcuni letti di intensiva. «La pressione sugli ospedali non è elevata — spiega l’assessore Riccardo Riccardi — ma stiamo lavorando per non farci trovare impreparati».

La Toscana è pronta a ripartire con i 5 Covid hospital di Prato, Lucca, Massa, Pisa e Pistoia creati per fronteggiare l’epidemia, in aggiunta ai reparti di malattie infettive storici nei maggiori nosocomi. È sereno, per ora, Pierluigi Lopalco, neo assessore in Puglia: «Abbiamo ripreso i ricoveri ma con schemi diversi rispetto alle prime fasi dell’emergenza. Non è ancora necessario fare ricorso a convenzioni con Covid hospital privati». In Calabria c’è relativa calma «ma siamo pronti a raddoppiare la capienza anche domattina. Per ora abbiamo circa 500 persone in isolamento domiciliare» riferisce, descrivendo una situazione sotto controllo, Antonio Belcastro della task force regionale.

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