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Dalla Repubblica Ceca all’Olanda: ecco le nuove restrizioni per il coronavirus in Europa

In quasi tutti i Paesi europei sono in atto nuovi lockdown parziali e misure restrittive per arginare casi si stanno facendo sempre più aggressivi

L’Europa vive una seconda ondata di coronavirus sempre più critica: oltre 700 mila casi nell’ultima settimana secondo l’Oms, con un incremento del 36% sui 7 giorni precedenti. Dopo un’estate complessivamente tranquilla, da fine agosto i numeri hanno ricominciato a salire in tutti i Paesi, con diverse intensità, e da fine settembre la situazione si è aggravata in diverse zone. I grandi Paesi più colpiti sono Spagna, Francia e Regno Unito. Ma adesso la situazione sembra aggravarsi anche in Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Belgio. Ovunque in Europa i governi stanno mettendo in campo nuove misure e restrizioni mirate, per contenere i contagi.

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In Francia il presidente Emmanuel Macron ha annunciato ulteriori restrizioni. Secondo fonti citate dai media francesi, il governo ha varato un provvedimento di coprifuoco a Parigi e nell’Ile-de-France. In Spagna la capitale è in parziale lockdown. Le misure, che interessano 3,8milioni di persone a Madrid e in otto città limitrofe, includono il divieto di spostamenti non essenziali tranne che per motivi di lavoro, scolastici e sanitari. A Berlino è già in vigore da qualche giorno la chiusura di bar e ristoranti alle 23. La misura durerà fino al 31 ottobre. Angela Merkel e i sindaci delle 11 maggiori città tedesche hanno però concordato di imporre nuove restrizioni qualora le infezioni superino la soglia settimanale dei 50 casi su 100mila abitanti.

Il Nord Irlanda è la prima regione del Regno Unito a tornare al lockdown: da venerdì le scuole saranno chiuse per due settimane, i pub e i ristoranti per quattro. Le indicazioni per gli abitanti sono di non socializzare. Sarà vietato pernottare a casa altrui e formare assembramenti con più di dieci persone o due famiglie. La decisione è stata annunciata in parlamento da Arlene Forster, secondo la quale l’obiettivo è di rallentare il decorso dell’epidemia interrompendo «il circuito dei contagi». Niente eventi o corsi sportivi. Rimarranno aperti i luoghi di culto e le palestre mentre nei negozi e nei supermercati sarà vietata la vendita di alcolici dopo le 20. In Scozia il governo chiede ai cittadini di abbandonare spostamenti non essenziali, mentre in Inghilterra vige la regola dei tre livelli annunciata da Boris Johnson all’inizio della settimana: per ora solo la città di Liverpool, dove sono chiusi i pub (se non servono cibo) e per i cittadini c’è il divieto di socializzare tra le mura domestiche così come all’aria aperta, si trova nella zona a rischio più alto.

Uno dei Paesi più in crisi di tutta Europa è senza dubbio la Repubblica Ceca, che nelle ultime due settimane ha il più alto tasso di contagi (581) e di decessi (oltre 4) ogni 100 mila abitanti. Qui l’epidemia era stata contenuta con grande efficacia a marzo grazie a un lockdown quasi immediato e all’obbligo di mascherina anche all’aperto per oltre due mesi: a inizio luglio sullo storico Ponte Carlo di Praga si era celebrato un enorme banchetto pubblico, senza distanziamenti, per celebrare la «sconfitta del virus». Ma tra agosto e settembre i casi hanno ripreso a salire, con un boom nelle ultime settimane. Il premier Andrej Babiš ha fatto reintrodurre alcune misure graduali e ha detto che la colpa è stata di un «calo di tensione» nei comportamenti dei cechi. In Repubblica Ceca fino al 22 settembre erano morte circa 500 persone di coronavirus. In appena 3 settimane le vittime totali sono raddoppiate. Per questo il governo ha deciso di chiudere teatri, cinema, centri sportivi, palestre e anche le scuole, fino al 2 novembre.

Il virus è riesploso anche in Olanda: per quattro settimane saranno chiusi i bar, i ristoranti, le terrazze e i coffee shop. Rimane attivo solo l’asporto, e non si potranno vendere alcolici dopo le 20. I Paesi Bassi contano più di 7 mila casi al giorno (su 17 milioni di abitanti), con il record di 7.400 di martedì: questa settimana i casi sono aumentati del 60% rispetto a quella precedente. Nelle ultime due settimane il Paese viaggia a una media di 412 nuovi casi per 100 mila persone . Il premier Mark Rutte ha definito le nuove misure «un lockdown parziale», introducendo la mascherina obbligatoria in tutti i luoghi chiusi.

Anche il Belgio è in una situazione simile, con 469 casi ogni 100 mila persone (secondo Paese d’Europa), e una media di 5 mila contagi al giorno la scorsa settimana, raddoppiati da quella precedente; e ora vengono ricoverate 152 persone al giorno. Per il portavoce della task force federale anti-Covid, Yves Van Laethem, «tutti gli indicatori stanno salendo in modo allarmante, in tutte le province e in ogni fascia d’età». Si teme che entro metà novembre le terapie intensive del Paese (2 mila posti) arrivino al massimo della loro capacità. Anche qui sono state introdotte la scorsa settimana alcune restrizioni, con dei coprifuoco in alcune località, la chiusura dei bar a Bruxelles per un mese e limiti alle attività sportive.

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