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Coronavirus, contagi in aumento: il governo pensa al coprifuoco dalle 22

Sulla scia di quanto fatto in altri Paesi europei, si valutano nuove restrizioni. Sulla scuola continua lo scontro tra governatori e ministra dell’Istruzione

Per ora è solo un’idea. Ma con l’impennata dei contagi da coronavirus e le terapie intensive sempre più sotto pressione, nelle stanze del governo si fa concreta l’ipotesi di varare una nuova stretta sulla vita sociale. Sulla scia di quanto fatto da Francia e Regno Unito, anche l’Italia pensa al coprifuoco sanitario a partire dalle 22. Si riflette anche sulla didattica a distanza alle superiori. Con un tweet il presidente de Consiglio Giuseppe Conte ha lanciato un nuovo appello agli italiani: «Rispettiamo le nuove disposizioni, seguiamo le raccomandazioni, facciamo del bene al nostro Paese». Parole che rivelano la preoccupazione per il dilagare dei contagi e la paura che i provvedimenti appena varati non bastino a scongiurare il peggio. Che per Conte è un altro lockdown nazionale.

Il premier, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sembra convinto a valutare altre regole restrittive, sulla falsariga delle norme adottate in Francia. «Il coprifuoco è una cosa molto probabile», ammettono a Palazzo Chigi, dove stanno arrivando molte pressioni dai cittadini per fermare quel che resta della «movida». Da qui a domani, quando si riunirà il Consiglio dei ministri, un nuovo provvedimento potrebbe imporre a bar, ristoranti e altri pubblici esercizi di abbassare le saracinesche alle 21 o alle 22, con controlli rafforzati e multe per chi non rispetta le regole.

E se sulla necessità di estendere lo smart working come chiede la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sono tutti d’accordo, tra governo e regioni si litiga sulla didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori. «Non è all’ordine del giorno», ha sentenziato Azzolina, ma i presidenti delle regioni, ancor più dopo che De Luca ha chiuso le scuole in Campania, insistono. Mentre ilministro delle Autonomie, Francesco Boccia, ha paventato «l’interruzione di attività sociali e culturali a maggior rischio di assembramento». Palestre, saloni di bellezza, cinema, teatri e sport di base sono osservati speciali.

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Per ora il ministro della Salute Roberto Speranza frena: «A me questa misura non risulta». E su Facebook anche il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia prende posizione: «Basta minacce di nuove chiusure, serve buon senso e dipende solo da noi». I numeri, però, sono allarmanti. Il dato che più preoccupa il governo è quello delle terapie intensive, che stanno raggiungendo il livello di saturazione. Sono almeno dieci le Regioni – secondo l’ultimo monitoraggio del ministero della Salute e dell’Iss – ad avere un rischio definito alto per il sovraffollamento delle unità intensive: si tratta dell’Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta. Queste hanno una probabilità di superare la soglia del 30% dei letti occupati dai pazienti Covid nel prossimo mese.

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