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Che cosa significa per l’Italia essere nello «scenario 3»

«Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario»: è questo lo scenario descritto in Parlamento dal premier Conte

Lo scenario che l’Italia sta vivendo in questa seconda ondata della pandemia di coronavirus è classificato dagli scienziati come “di tipo 3”. E che il premier Giuseppe Conte ha tratteggiato alla Camera nel corso di un question time: «Possibilità di interruzione di alcune attività particolarmente a rischio, anche su base oraria, possibilità di lezioni scaglionate per la scuola, incremento dello smart working per decongestionare i trasporti». A tali misure si è attenuto il governo nell’adozione del Dpcm, consapevole «che sono misure severe ma necessarie a contenere i contagi. Diversamente la curva epidiemiologica è destinata a sfuggirci completamente di mano».

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A disegnare i vari scenari e i rischi è stato l’Istituto superiore di sanità con un dossier che delinea le varie situazioni e individua i possibili interventi. Nella «Descrizione dello scenario 3» gli scienziati scrivono: «Valori di Rt regionali prevalentemente e significativamente compresi tra Rt 1.25 e Rt 1.5, ed in cui si riesca a limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione di SARS-COV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie». E poi aggiungono: «Un’epidemia con queste caratteristiche di trasmissibilità dovrebbe essere caratterizzata da una più rapida crescita dell’incidenza di casi rispetto allo scenario 2 (che è identificato dall’Rt tra 1 e 1,25), mancata capacità di tenere traccia delle catene di trasmissione e iniziali segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali in seguito all’aumento di casi ad elevata gravità clinica riconducibile ad un livello di rischio elevato o molto elevato in base al sistema di monitoraggio rilevato ai sensi del DM Salute del 30 aprile 2020».

La crescita del numero di casi «potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi. È però importante osservare che qualora l’epidemia dovesse diffondersi prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (esempio gli anziani), il margine di tempo entro cui intervenire si potrebbe allungare anche di molto». «In uno scenario nazionale di questo tipo – scrivono gli esperti – è presumibile che molte Regioni siano classificate a rischio alto, anche se sono possibili situazioni di rischio inferiore, almeno se si dovesse riuscire a limitare la trasmissibilità nelle aree con trasmissione sostenuta in un breve periodo, limitando quindi la trasmissione interregionale. Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento più aggressive».

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