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Zone rosse o lockdown totale: il governo al bivio per contenere il coronavirus

Il nuovo Dpcm dovrebbe arrivare entro l’8 novembre, a meno che prima non ci sia un’impennata della curva epidemiologica. Nel frattempo si pensa a chiusure mirate di attività, città e intere aree metropolitane

Da un lato ci sono i contagi schizzati oltre a 30mila nella giornata di ieri, dall’altro la necessità secondo l’ala meno rigorista di attendere il tempo necessario perché le nuove misure messe in campo con l’ultimo Dpcm possano avere i loro effetti sulla curva epidemiologica. Il governo è a un bivio. Il nuovo Dpcm, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, dovrebbe arrivare entro l’8 novembre, a meno che prima non ci sia un’impennata della curva epidemiologica. Nel frattempo si prova a scongiurare il lockdown totale con chiusure mirate di attività, città, intere aree metropolitane.

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La prima a diventare “zona rossa” potrebbe essere Milano. La scelta sarà fatta lunedì dopo l’incontro del governatore Attilio Fontana con i sindaci della Lombardia. Esclusa la possibilità di mandare in lockdown soltanto Milano, il provvedimento sarebbe allargato all’area metropolitana e ad altre zone dove il numero di contagiati continua ad aumentare. Il presidente della Lombardia insiste con il governo di voler attendere gli effetti delle misure che erano state prese prima del Dpcm del governo.

Altri provvedimenti di chiusura potrebbero interessare le cinque regioni dove l’indice di trasmissione Rt è andato oltre l’1,5. Oltre alla Lombardia, nella lista ci sono Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano. Ma altre zone sono «sotto osservazione». Intanto, si pensa di limitare gli spostamenti tra le regioni. Nei territori dove saranno decise chiusure non si potrà entrare se non per «comprovate esigenze» di lavoro, salute e urgenza e lo stesso vale per chi deve uscire. Anche i negozi potrebbero subire forti limitazioni negli orari di apertura e per i centri commerciali potrebbe scattare la chiusura, in alcuni casi soltanto nel fine settimana. E nelle regioni a rischio si potrebbe valutare anche la chiusura delle altre attività ritenute «non essenziali».

«I criteri sono: massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità. Noi siamo sempre flessibili. Stiamo lavorando per capire se si deve intervenire ancora», ha detto il remier Giuseppe Conte alla festa de Il Foglio. In vista del nuovo Dpcm dell’8 novembre il potere di una ulteriore stretta è nelle mani dei governatori. Ma tutte le misure finora predisposte sono state ‘light’, con interventi su trasporti e didattica a distanza. Si temporeggia per aspettare gli effetti delle misure introdotte il 25 ottobre. L’obiettivo del governo è evitare un lockdown totale, soprattutto per i timori legati all’economia, ma anche alla tenuta del tessuto sociale. La decisione sarà comunque presa a ridosso dell’8 novembre, 15 giorni dopo la scelta di chiudere bar e ristoranti alle 18 e limitare gli spostamenti delle persone.

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