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Che fine hanno fatto le Sardine?

Un anno fa il debutto a Bologna per fermare l’onda sovranista di Salvini. Santori e soci vorrebbero festeggiare il primo compleanno in piazza: no del comune e critiche da Pd e M5s

Da 6 mila Sardine a pesci solitari. Era il 14 novembre dell’anno scorso quando il movimento guidato da Mattia Santori nasceva a Bologna in contrapposizione ad un comizio della Lega di Matteo Salvini. Uno slogan semplice, “Bologna non si Lega“, e la scelta di un simbolo, le sardine: ovvero coloro che “non abboccano” alla propaganda. L’ambizione di contrastare Salvini in Emilia Romagna è presto deflagrata in un movimento nazionale, che ha riempito le piazze da nord a sud della penisola. Ed oggi che le Sardine vorrebbero festeggiare il loro primo compleanno in piazza si trovano davanti il muro del Pd che ha trionfato in quella tornata elettorale.

Dopo le Regionali in Emilia Romagna e la vittoria di Stefano Bonaccini che ricacciò indietro l’onda lunga sovranista, le Sardine faticano a risalire la corrente.  Definito da molti analisti decisivo per la vittoria del centrosinistra, il movimento di Mattia Santori, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti e Andrea Garreffa è arrivato allo strappo proprio con quel Pd che fu alleato. E che oggi si ritrova spaccato in due, con le Sardine che sono intervenute improvvisamente sul dibattito interno per la scelta del prossimo candidato sindaco dem di Bologna. Sartori & co. avevano sollecitato il Pd a non essere «autoreferenziale», a scegliere la strada delle primarie di coalizione e a non lasciare che la scelta del candidato avvenisse tra pochi eletti. Ma la scelta di Andrea De Maria rappresenta una battuta d’arresto per il movimento. Non l’unica, in queste giornate particolari.

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Avevano anche programmato di celebrare il loro anniversario – un anno di Sardine – sabato 14 novembre sul Crescentone. Raccogliendo lettere scritte a mano o al computer lunghe seimila caratteri. Ma l’ordinanza del sindaco che ha chiuso piazze e strade del centro ad ogni evento ha fatto annullare l’evento ed esposto le Sardine al fuoco incrociato del Pd e del M5s. «Torneremo in piazza Maggiore, perché possiamo andarci, abbiamo voglia di tornarci e quindi inviteremo tutti i bolognesi a venire in piazza sabato alle 10 di mattina a leggere, condividere e scambiare una lettera», ha spiegato Mattia Santori durante una diretta Facebook insieme agli altri tre fondatori del movimento che proprio un anno fa dal Crescentone lanciò la sfida alla Lega di Matteo Salvini e l’assist alla rielezione di Stefano Bonaccini.

E proprio dalla Regione, per la precisione dai banchi del Movimento 5 Stelle, si è alzata la voce più critica contro la manifestazione delle Sardine. «In un momento così delicato come quello che stiamo vivendo — ha scritto la capogruppo del M5S, Silvia Piccinini — la festa di compleanno delle Sardine in piazza Maggiore è assolutamente fuori luogo. Un gesto da irresponsabili» Una linea condivisa dal deputato dem Andrea De Maria. «In ossequio alla massima prudenza a cui ci richiama il Covid credo si debba privilegiare, in questa fase, la partecipazione in remoto agli appuntamenti politici». Persino diversi fan del movimento, sulla pagina «6.000 Sardine», hanno criticato la scelta della piazza.

Le Sardine, dal canto loro, hanno provato a smorzare le polemiche. «Non abbiamo organizzato una festa di compleanno, né una manifestazione di piazza, ma una raccolta di lettere che non prevede stazionamento, che si svolgerà nel pieno rispetto delle norme sul distanziamento e che ha già ottenuto l’approvazione delle autorità competenti». Non di tutte, evidentemente. Visto che il sindaco Virginio Merola ha messo la parola fine alle polemiche. Annunciando la firma di un’ordinanza che vieterà da oggi eventi e manifestazioni dentro le mura, inclusi gli spettacoli degli artisti di strada. «Le strade e le piazze del centro — spiega il Comune — sono luoghi dove si possono creare situazioni di assembramento favorite da manifestazioni, iniziative ed eventi». Le Sardine, quindi, per adesso si devono accontentare di raccogliere via posta le lettere del loro popolo.

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