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Come sono andati gli Stati generali del M5s?

Al primo congresso della storia del Movimento si è discusso delle deroghe alla regola del doppio mandato, delle alleanze e della questione della guida collegiale. Schermaglie a distanza tra Di Maio e Di Battista. Grandi assenti Davide Casaleggio e Beppe Grillo

Alla fine del primo “congresso” della storia M5s c’è solo una certezza: niente è definitivo e il processo è ancora molto lungo. Gli Stati generali che dovrebbero portare alla nuova leadership del Movimento, si sono aperti con la defezione di Davide Casaleggio e sono andati avanti con dichiarazioni pungenti. Come quella di Alessandro Di Battista: «Io denigrato da chi si genuflette ai padroni». Ma alla fine il capo politico reggente Vito Crimi ce l’ha fatta e si prepara così a consegnare agli iscritti la votazione sul documento finale. Una procedura che può apparire solo burocratica, ma che di fatto è il passaggio decisivo per poter modificare lo Statuto e passare da un capo isolato a una guida collegiale.

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«È un rammarico non aver mai conosciuto Gianroberto Casaleggio. Con Grillo invece ci sentiamo spesso, rimane la mente più giovane e curiosa del Movimento», ha detto il premier Giuseppe Conte agli Stati Generali del M5S. «Gli Stati Generali – ha detto – sono un momento importante, confrontatevi apertamente, anche in modo vivace. È comprensibile che le varie sensibilità al vostro interno possono esprimere posizioni diverse, ma queste sono una ricchezza». E ha detto che «non bisogna mai perdere il contatto con la gente, non come entità astratta, ma come persone in carne e ossa». Il M5S, ha sottolineato, è la più importante novità politica degli ultimi anni: «Siete nati da un’intuizione, avete attuato un progetto che molti ritenevano visionario, finanche velleitario, è invece avete rappresentato la più importante novità della vita politica di questi anni».

Una novità che adesso si prepara a cambiare volto. E non sarà più quello dei fondatori. Grandi assenti all’assemblea Davide Casaleggio, figlio dell’ideatore Gianroberto, e Beppe Grillo. Il garante non ha inviato neanche un video di saluto ai suoi riuniti per la prima volta. «Alcuni giornali si interrogano sulla mia eventuale presenza agli Stati Generali del Movimento 5 Stelle. Ho ricevuto ieri l’invito a partecipare nella discussione di domenica. Ho deciso di declinare perché ritengo che se ci sono delle regole di ingaggio, queste debbano essere rispettate», ha spiegato Davide Casaleggio. «Le persone che dibatteranno dei nostri valori dovrebbero in primis aver rispettato le regole che abbiamo oggi. Non vorrei che si arrivi al paradosso che a scrivere le regole siano anche coloro che per primi non le rispettano. Probabilmente tutto ciò potrebbe dare l’integrità e la trasparenza che merita questo percorso» ha aggiunto il presidente dell’Associazione Rousseau.

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In totale sono stati trenta gli interventi dei relatori e di tutti i discorsi a restare sono, naturalmente, le schermaglie a distanza tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio con la ormai tradizionale mediazione di Roberto Fico. «Mi hanno diffamato, hanno screditato il mio lavoro abituati evidentemente a ex-parlamentari che si fanno piazzare nelle partecipate di Stato. Hanno provato a irridere le posizioni politiche che io e migliaia di altre persone abbiamo preso e l’hanno fatto coloro che l’unica posizione che conoscono è la genuflessione davanti ai loro padroni. Non ho fatto altro che fare proposte e denunce, ho parlato solo di temi, di identità», attacca Di Battista. Di Battista non nomina mai espressamente il suo ex amico Luigi Di Maio, oggi a capo dei «governisti» sostenitori dell’alleanza con il Pd, ma usa parole di fuoco: «Negli ultimi mesi per le mie posizioni – evidentemente dissimili da quelle assunte da parte del “gruppo dirigente” – sono stato definito eretico, dissidente. Hanno scritto che le mie idee erano minoritarie, che mi trovavo all’angolo, non considerato. Leggo di fantomatici piani per isolarmi (tra l’altro mai smentiti) perché rappresenterei una minaccia. Ho solo chiesto il rispetto assoluto per quel 33% conquistato con l’impegno ed il sudore di migliaia di attivisti».

Gli Stati generali avevano come primo obiettivo quello di rigenerare il M5s e dopo le 8mila assemblee delle scorse settimane i pilastri fondanti ne escono sicuramente rafforzati. Se per tutta l’estate si è parlato di rivedere la regola dei due mandati o ipotizzare coalizioni strutturali con il Pd, la linea che esce dal primo congresso è opposta: tutti i relatori, anche se con sfumature diverse, hanno chiesto alleanze solo programmatiche e nessuna deroga al tetto dei mandati. Ora la palla passa agli iscritti che dovranno scegliere i membri dell’organo collegiale. Chi uscirà vincitore dallo scontro dell’ala cosiddetta «governista» e i presunti dissidenti (Di Battista e i suoi). Probabilmente tutti e nessuno: siederanno insieme al tavolo per riuscire a far superare al Movimento la fase più critica della sua storia.

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