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Le Regioni chiedono di rivedere i parametri per le zone rosse

Alla conferenza delle Regioni, il governatore del Friuli Fedriga propone di modificare i criteri su cui si basano le restrizioni anti-Covid, utilizzandone solo cinque anziché gli attuali 21

Un mese dopo l’elaborazione del piano anti-Covid per l’autunno-inverno, “predisposto” dal ministero della Salute insieme all’Iss e alle Regioni e su cui si basa il Dpcm che ha diviso l’Italia in tre fasce di rischio, i governatori chiedono di rivedere i parametri che loro stessi hanno approvato. Utilizzandone solo cinque anziché gli attuali 21. Ad annunciarlo è il vicepresidente del Friuli, Riccardo Riccardi, su Twitter. Il presidente Fedriga aveva inviato una richiesta alla Conferenza della Regioni, per rivedere i criteri di passaggio da una zona a un’altra e «agire insieme al Governo e superare le criticità che si creano con i passaggi automatici senza alcuna valutazione politica», e in particolare, «le scelte da fare non possono essere lasciate a un algoritmo».

La richiesta arriva al termine di settimane di polemiche, con Lombardia e Piemonte inserite in zona rossa insieme a Valle d’Aosta e Calabria il 4 novembre, seguite a ruota dalla provincia di Bolzano e poi da Campania e Toscana. I governatori prima avevano chiesto che fosse il governo a prendere l’iniziativa, poi hanno inveito contro le restrizioni decise per i propri territori. E ora che in alcuni casi l’andamento della curva inizia a migliorare (ma prima di due settimane dall’inizio della stretta ogni Regione dovrà restare dov’è), accusano Palazzo Chigi di ricorrere a parametri incapaci di «vedere la tendenza dei contagi».

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I cinque indicatori proposti dalle Regioni sono: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid e quello dei posti letto totali per pazienti-Covid oltre alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena e il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing.

Eppure i 21 criteri epidemiologici che determinano l’inserimento di una regione in zona gialla, arancione o rossa sono stati approvati con il consenso degli stessi governatori. Elaborati per la prima volta il 30 aprile scorso, sono divisi in tre categorie: ci sono gli indicatori sulla capacità di monitoraggio; quelli sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti; e gli indicatori sui risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari. L’Iss fa sapere che i dati relativi al monitoraggio «sono aggiornati»e permettono di stimare l’andamento del virus. Il sistema non è troppo complesso, al contrario “«tiene conto di tutti gli aspetti legati all’epidemia» e alla risposta dei sistemi sanitari. «La presenza di diversi indicatori – conclude l’istituto – permette di limitare e controbilanciare gli effetti negativi dovuti al fatto che la pressione sui sistemi sanitari può avere qualche effetto negativo sulla completezza dei dati».

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