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Il Recovery Fund si allontana: da Ungheria e Polonia veto sul Bilancio Ue

Il nodo è la condizione legata al rispetto dello Stato di diritto. Per far partire i finanziamenti occorre una decisione unanime di tutti i Paesi membri

«Non è il tempo dei veti» ma quello della solidarietà. Dopo lo stop di Ungheria e Polonia al nuovo bilancio Ue, paralizzando di fatto qualsiasi passo in avanti verso l’avvio del Recovery Fund, la Germania prova a richiamare all’ordine i propri partner europei. «La presidenza tedesca del Consiglio Ue lavora molto duramente per superare i problemi politici che ostacolano l’avvio del Recovery Plan e dell’Mff 2021-2027», ha detto il ministro per gli Affari Europei tedesco Michale Roth.

Ungheria e Polonia contestano l’intesa raggiunta tra Consiglio e Parlamento Ue sul nuovo meccanismo che legherà l’erogazione dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto. La questione è tutta politica. Secondo il portavoce della presidenza di turno tedesca, Sebastian Fischer, i due Stati membri «hanno espresso la loro opposizione rispetto a un elemento del pacchetto (la condizione che riguarda il rispetto dello Stato di diritto), ma non sulla sostanza dell’accordo di bilancio».


Il Coreper, l’organismo di cui fanno parte gli ambasciatori degli Stati presso la Ue, non ha raggiunto l’unanimità necessaria per dare il via libera agli accordi sul bilancio 2021-2027 e avviare la procedura scritta per il semaforo verde all’aumento dei massimali delle risorse proprie dell’Unione, necessario perché la Commissione Ue possa emettere i bond con cui finanziare i 750 miliardi del Recovery Fund. Gli ambasciatori hanno però approvato l’accordo con il Parlamento Ue sul meccanismo che legherà l’erogazione dei fondi europei legata al rispetto delle regole dello Stato di diritto, per il quale bastava la maggioranza qualificata e quindi il no di Ungheria e Polonia non ha pesato sul risultato finale.

Il risultato di questo stallo è il rischio che il nuovo bilancio non parta a inizio anno e un forte ritardo sull’erogazione dei fondi Ue anti-crisi. All’inizio della scorsa settimana, dopo un lungo negoziato, era stato trovato un accordo sul bilancio tra parlamento europeo e Consiglio europeo, aggiungendo al budget comune 16 miliardi di euro per rimpolpare i programmi-bandiera come Erasmus, Horizon e Eu4Health. La settimana precedente era arrivata invece l’intesa sul vincolo dello Stato di diritto. Ma il nuovo testo uscito dal confronto tra istituzioni europee necessita per l’appunto di un via libera unanime dei singoli Paesi membri. Una impasse di difficile soluzione, che richiederà con ogni probabilità un ulteriore vertice dei capi di Stato e di governo.

La reazione alla mossa di Ungheria e Polonia non si è fatta attendere e anche la destra europea ha fatto sentire la propria voce, attraverso il capogruppo del Partito popolare europeo all’Europarlamento, Manfred Weber: «Lo Stato di diritto non riguarda un Paese in particolare, né riguarda l’Est o l’Ovest. È neutro e si applica a tutti. Se si rispetta lo Stato di diritto non c’è nulla da temere. Negare i finanziamenti all’intera Europa nel bel mezzo della peggiore crisi degli ultimi decenni è irresponsabile. Se Viktor Orban e Jarosław Kaczynski vogliono bloccare l’uso di questi fondi, allora dovranno spiegarlo a milioni di lavoratori e imprenditori, ai sindaci e agli studenti, ai ricercatori e agli agricoltori che contano su tali sostegni».

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