Musica

L’album d’addio della voce dei film di 007

A 83 anni Shirley Bassey saluta il suo pubblico con lo straordinario album “I Owe It All To You”. Vestita tutta d’oro in onore della canzone che la rese famosa, “Goldfinger”. «Spero che in qualche modo, nella mia vita attraverso le mie parole e la mia musica, abbia fatto la differenza per la vita di qualcuno. Che le mie impronte rimangano per sempre»

Settanta anni nel mondo dello spettacolo. Un record. Tanto da essere l’artista femminile di maggior successo della Gran Bretagna di tutti i tempi e conquistarsi il titolo di Dama. Settanta anni festeggiati con un disco per ringraziare quei fan che in questo lungo arco di tempo l’hanno sostenuta. I Owe It All To You, “devo tutto a voi”, è il titolo dell’album di addio alle scene di Shirley Bassey, 84 anni il prossimo gennaio.

Dame Shirley è la voce dei film di James Bond, la canzone Goldfinger la rese famosa in tutto il mondo. E, per l’uscita del suo nuovo album, si è fatta fotografare tutta d’oro, mascherina compresa, per la rivista di moda Vogue. Anche la foto di copertina brilla di una luce dorata. D’altronde lei è stata la prima “material girl”. Con i suoi top rivelatori, i décolleté generosi e le gonne spaccate, poche sono state sexy come Shirley Bassey. Il suo era un tipo di glamour molto particolare. Con canzoni come Hey Big Spender e Diamonds Are Forever, ha romanticizzato il materialismo. Nel 2007, ospite del Festival rock di Glastonbury, camminò nel fango con un vestito frou-frou e stivali con sigla di diamante, conquistando una nuova generazione.

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Shirley Bassey è nata a Tiger Bay, la zona portuale di Cardiff, da madre gallese e padre nigeriano, scomparso dalla sua vita quando aveva 2 anni: lei non è mai stata sicura se fosse stato deportato o semplicemente tornato a navigare su mari lontani. Shirley era la più giovane di sette figli allevati da sua madre. I suoi fratelli erano molto più grandi e lei era praticamente lasciata a sé stessa. A 15 anni lasciò la scuola per lavorare come imballatrice in una fabbrica. La sera cantava nei pub locali e nei club di lavoro. Desiderava disperatamente scappare, vedere il mondo. A 16 anni rimase incinta della sua prima figlia, Sharon, che non ha mai conosciuto il padre. Due anni dopo era in tournée nei teatri britannici e a 19 anni aveva pubblicato il suo primo singolo. Il resto è storia tempestata di gioielli e boa di piume. Cinquantaquattro anni dopo, le sue venerate registrazioni delle tracce del titolo dei film Goldfinger (1964), Diamonds Are Forever (1971) e Moonraker (1979) sono considerate le più iconiche dei temi di James Bond e i suoi settanta album hanno venduto circa 140 milioni di copie in tutto il globo.

Ma non sono state solo rose. Il suo primo marito, Kenneth Hume, è morto in seguito a un’overdose di droga nel 1967 (avevano già divorziato perché gay) e nel 1985 sua figlia minore di 21 anni, Samantha, venne trovata morta, galleggiante nel fiume Avon vicino al ponte sospeso di Clifton: morte accidentale, scrissero i poliziotti nel loro rapporto, ma Shirley non ha creduto mai a quella versione, sospettando che la sua piccola fosse stata uccisa.

L’album I Owe It All To You presenta una miscela lussuosamente orchestrata di cover e inediti. «Le canzoni che ho scelto sembrano tutte molto personali e hanno un legame con la mia vita», ha sottolineato la più volte nonna e bisnonna. La grande dama britannica del pop le interpreta con la solita verve, molto sfarzo e con la sua consueta teatralità. La sua voce, che aveva smarrito temporaneamente a metà degli anni Ottanta in seguito allo shock per la morte di sua figlia Samantha, è tornata potente. A 83 anni canta in modo superbo e drammatico Who Wants To Live Forever dei Queen. Con una malinconia quasi contagiosa rende un classico Always On My Mind, con cui Elvis Presley e i Pet Shop Boys hanno avuto un grande successo. È grintosa e aggressiva nell’esplosiva Look But Don’t Touch, durante la cui registrazione raccontano che non smetteva mai di ballare, e nell’ironica “Look But Don’t Touch”, trascinata da uno psichedelico hammond.

Nella canzone che dà il titolo all’album ritrova il buon amico e compagno Basey Don Black, autore per lei della canzone di Bond Diamonds Are Forever. La musica, invece, è composta dal cantautore britannico Jack McManus, nato solo vent’anni dopo la pubblicazione di Goldfinger. La potente ballata di Barry Manilow, I Made It Through The Rain, è adottata da Shirley Bassey come se non ci fosse mai stata un’altra versione. Con il suo messaggio positivo, la canzone viene aggiornata a questi tempi. «È così importante sapere che tutto andrà bene e ce la faremo», afferma Bassey riferendosi alla pandemia che sta tormentando il mondo e dalla quale la cantante si tiene lontano trascorrendo le giornate nella sua villa di Montecarlo. Emozione allo stato puro è I was here: «Questa canzone mi ha lasciato senza fiato. Mi ha sollevato, mi ha fatto girare e poi alla fine mi ha lasciato senza parole», ha commentato. «Ogni parola in questa canzone è come mi sento. Sperando che in qualche modo nella mia vita, attraverso le mie parole e la mia musica, abbia fatto la differenza per la vita di qualcuno. Che le mie impronte rimangano per sempre».

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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