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L’album d’addio della voce dei film di 007

Giuseppe Attardi di Giuseppe Attardi
Novembre 20, 2020
in Cultura
Tempo di lettura: 4 mins read
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L’album d’addio della voce dei film di 007

Settanta anni nel mondo dello spettacolo. Un record. Tanto da essere l’artista femminile di maggior successo della Gran Bretagna di tutti i tempi e conquistarsi il titolo di Dama. Settanta anni festeggiati con un disco per ringraziare quei fan che in questo lungo arco di tempo l’hanno sostenuta. I Owe It All To You, “devo tutto a voi”, è il titolo dell’album di addio alle scene di Shirley Bassey, 84 anni il prossimo gennaio.

Dame Shirley è la voce dei film di James Bond, la canzone Goldfinger la rese famosa in tutto il mondo. E, per l’uscita del suo nuovo album, si è fatta fotografare tutta d’oro, mascherina compresa, per la rivista di moda Vogue. Anche la foto di copertina brilla di una luce dorata. D’altronde lei è stata la prima “material girl”. Con i suoi top rivelatori, i décolleté generosi e le gonne spaccate, poche sono state sexy come Shirley Bassey. Il suo era un tipo di glamour molto particolare. Con canzoni come Hey Big Spender e Diamonds Are Forever, ha romanticizzato il materialismo. Nel 2007, ospite del Festival rock di Glastonbury, camminò nel fango con un vestito frou-frou e stivali con sigla di diamante, conquistando una nuova generazione.

LEGGI ANCHE: Billie Eilish e il nuovo corso della saga di 007

Shirley Bassey è nata a Tiger Bay, la zona portuale di Cardiff, da madre gallese e padre nigeriano, scomparso dalla sua vita quando aveva 2 anni: lei non è mai stata sicura se fosse stato deportato o semplicemente tornato a navigare su mari lontani. Shirley era la più giovane di sette figli allevati da sua madre. I suoi fratelli erano molto più grandi e lei era praticamente lasciata a sé stessa. A 15 anni lasciò la scuola per lavorare come imballatrice in una fabbrica. La sera cantava nei pub locali e nei club di lavoro. Desiderava disperatamente scappare, vedere il mondo. A 16 anni rimase incinta della sua prima figlia, Sharon, che non ha mai conosciuto il padre. Due anni dopo era in tournée nei teatri britannici e a 19 anni aveva pubblicato il suo primo singolo. Il resto è storia tempestata di gioielli e boa di piume. Cinquantaquattro anni dopo, le sue venerate registrazioni delle tracce del titolo dei film Goldfinger (1964), Diamonds Are Forever (1971) e Moonraker (1979) sono considerate le più iconiche dei temi di James Bond e i suoi settanta album hanno venduto circa 140 milioni di copie in tutto il globo.

Ma non sono state solo rose. Il suo primo marito, Kenneth Hume, è morto in seguito a un’overdose di droga nel 1967 (avevano già divorziato perché gay) e nel 1985 sua figlia minore di 21 anni, Samantha, venne trovata morta, galleggiante nel fiume Avon vicino al ponte sospeso di Clifton: morte accidentale, scrissero i poliziotti nel loro rapporto, ma Shirley non ha creduto mai a quella versione, sospettando che la sua piccola fosse stata uccisa.

L’album I Owe It All To You presenta una miscela lussuosamente orchestrata di cover e inediti. «Le canzoni che ho scelto sembrano tutte molto personali e hanno un legame con la mia vita», ha sottolineato la più volte nonna e bisnonna. La grande dama britannica del pop le interpreta con la solita verve, molto sfarzo e con la sua consueta teatralità. La sua voce, che aveva smarrito temporaneamente a metà degli anni Ottanta in seguito allo shock per la morte di sua figlia Samantha, è tornata potente. A 83 anni canta in modo superbo e drammatico Who Wants To Live Forever dei Queen. Con una malinconia quasi contagiosa rende un classico Always On My Mind, con cui Elvis Presley e i Pet Shop Boys hanno avuto un grande successo. È grintosa e aggressiva nell’esplosiva Look But Don’t Touch, durante la cui registrazione raccontano che non smetteva mai di ballare, e nell’ironica “Look But Don’t Touch”, trascinata da uno psichedelico hammond.

Nella canzone che dà il titolo all’album ritrova il buon amico e compagno Basey Don Black, autore per lei della canzone di Bond Diamonds Are Forever. La musica, invece, è composta dal cantautore britannico Jack McManus, nato solo vent’anni dopo la pubblicazione di Goldfinger. La potente ballata di Barry Manilow, I Made It Through The Rain, è adottata da Shirley Bassey come se non ci fosse mai stata un’altra versione. Con il suo messaggio positivo, la canzone viene aggiornata a questi tempi. «È così importante sapere che tutto andrà bene e ce la faremo», afferma Bassey riferendosi alla pandemia che sta tormentando il mondo e dalla quale la cantante si tiene lontano trascorrendo le giornate nella sua villa di Montecarlo. Emozione allo stato puro è I was here: «Questa canzone mi ha lasciato senza fiato. Mi ha sollevato, mi ha fatto girare e poi alla fine mi ha lasciato senza parole», ha commentato. «Ogni parola in questa canzone è come mi sento. Sperando che in qualche modo nella mia vita, attraverso le mie parole e la mia musica, abbia fatto la differenza per la vita di qualcuno. Che le mie impronte rimangano per sempre».

Tags: GoldfingerI Owe It All To YouJames BondShirley Bassey
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