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Negozi, ristoranti e viaggi: ecco le ipotesi per il Natale ai tempi del Covid

Il contagio comincia a calare, l’idea del governo è allentare le misure nel prossimo Dpcm del 3 dicembre e allungare le aperture dei negozi. Ma le scuole resteranno chiuse

La corsa al primo Natale nell’epoca del Covid inizierà di fatto il 3 dicembre, quando scadrà l’ultimo Dpcm e saranno fissate nuove regole e restrizioni valide anche per il periodo delle feste. Diversi ministri, a partire da quello della Salute Roberto Speranza, e gli esperti ripetono che per il momento è un dibattito «surreale». Ma comincia a delinearsi una strategia da parte del governo all’insegna della cautela massima con qualche segnale di apertura visto il rallentamento della pandemia di coronavirus. Senza escludere la possibilità di emettere ordinanze di chiusura a ridosso di Natale e Capodanno, proprio come accaduto dopo ferragosto per ordinare la serrata delle discoteche.

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Per negozi, bar e ristoranti, viaggi tra regioni per il rientro a casa in occasione delle feste natalizie si prevedono riaperture graduali e limitate. «Saremo molto severi, non possiamo permettere che si riveda il film dell’estate», avverte la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa chiarendo che «si contrasteranno in tutti i modi eventuali pulsioni ad aprire dei governatori».

Dal 4 dicembre l’orario dei negozi potrebbe essere prolungato fino alle 22 per garantire una minor affluenza ed evitare file agli ingressi. È possibile che si decida l’apertura dei centri commerciali nel fine settimana, rispettando però lo scaglionamento agli ingressi. Nelle zone gialle potrebbe essere concessa la riapertura di bar e ristoranti anche la sera, ma sempre con massimo 4 persone al tavolo. Al momento sembra invece molto difficile che questa deroga possa valere nel periodo delle festività. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha già detto di essere contrario e questo porta ad escludere l’ipotesi che si consenta di tenerli aperti a pranzo nelle zone arancioni.

La mobilità tra Regioni è uno degli aspetti più discussi. C’è la volontà di consentire ai familiari di rivedersi durante il periodo di vacanza, ma anche la paura che questo faccia aumentare i viaggi in maniera e dunque la circolazione del virus. Ecco perché si sta studiando una norma che individui alcune situazioni specifiche senza che si trasformi in una mobilità libera proprio come accaduto durante i mesi estivi. «Soltanto in via eccezionale se i dati lo permetteranno si potrà spostarsi da una Regione a un’altra», sottolinea Zampa.

Per favorire il passaggio di alcune Regioni in fascia gialla, potrebbe essere concordata la “chiusura” di alcune aree dove più alto è il numero di contagi e soprattutto dove le strutture sanitarie mostrano di essere in affanno. Vere e proprie zone rosse con divieto di spostamento e chiusura di negozi e ristoranti. La possibilità di ricorrere a questa misura è stata ribadita nell’ultima riunione della “cabina di regia” del ministero della Salute che classifica le Regioni. «Si ribadisce – è scritto nel verbale – la centralità della valutazione regionale nella classificazione del rischio a livello sub-regionale e la declinazione in senso più stringente degli interventi di mitigazione su scala provinciale e locale».

La conferenza delle Regioni ha messo a punto un piano che dovrà essere valutato dal Comitato tecnico scientifico per chiedere la riapertura degli impianti di risalita per lo sci con capienza delle funivie al 50%, vendita degli abbonamenti online e mascherina obbligatoria a bordo. Ma all’interno del governo al momento si esclude di poter concedere la riapertura delle piste da sci.

Non ci sarà alcun cambiamento rispetto al decreto ora in vigore: per i licei rimane la didattica a distanza almeno fino al 7 gennaio. Chiuse anche le università. Un punto che continua a infuocare lo scontro interno al governo, fino all’ultimo vertice notturno durante il quale, secondo il Corriere, la ministra Lucia Azzolina ha protestato davanti alle intenzioni diffuse tra i ministri di concentrarsi sulle riaperture di stazioni sciistiche e ristoranti, ma non delle scuole. «Ovviamente sono contenta anche io perché la curva si sta appiattendo, ma c’è una cosa che non capisco. Percepisco una grande euforia, vi sento parlare di aprire i negozi, i ristoranti, le piste da sci… Ma nessuno di voi ha qualcosa da dire sulla scuola? Davvero pensate che con il Dpcm del 3 dicembre si possa riaprire tutto, lasciando chiusi i licei?».

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