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Cabina di regia politica, sei manager e una task force di 300 persone: ecco chi gestirà il Recovery Fund

Prende forma la struttura che, sotto lo sguardo del premier Giuseppe Conte e dei ministri Gualtieri e Patuanelli, sarà chiamata a gestire i circa 209 miliardi di euro in arrivo dalla Ue

Un comitato interministeriale affari europei, sei manager, uno per ogni missione in cui si articolerà il piano nazionale di ripresa e resilienza, che potrebbero avvalersi del contributo di 300 tecnici. Prende forma la struttura che, sotto lo sguardo del premier Giuseppe Conte, del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, sarà chiamata a gestire i circa 209 miliardi di euro complessivi in arrivo nei prossimi mesi dalla Ue nell’ambito del Recovery Fund.

«La maggioranza lavora coesa sulla governance del Recovery Plan, come voluto da Bruxelles e secondo i tempi stabiliti», ha assicurato il ministro agli Affari europei Enzo Amendola. «Tra gli elementi richiesti dalla Ue c’è la definizione di una struttura che garantisca l’immediata attuazione del Piano di ripresa e resilienza per evitare inutili e dannosi ritardi nel rilancio del Paese. Invieremo al Parlamento la proposta del governo così come abbiamo fatto, unici in Europa, per le linee guida del piano. L’allarme reale è rappresentato dal veto di Polonia e Ungheria che rischia di far slittare le scadenze per tutti e 27 i Paesi».

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Si fa strada, dunque, la definizione di una struttura piramidale con una gestione e supervisione politica, in capo a Palazzo Chigi, ma affiancata da una sorta di comitato tecnico esecutore, guidato da 6 manager indipendenti. I finanziamenti del Recovery fund dovrebbero essere gestiti sia dal Comitato interministeriale affari europei, guidato al ministro Enzo Amendola, sia da una cabina di regia politica che farebbe capo al premier Conte, al ministro dell’Economia, e a quello dello Sviluppo economico. Ma affiancati da un comitato esecutivo o una struttura di missione, costituita da manager, probabilmente 6, come il numero di macroprogetti a cui dovrebbero essere destinate le risorse.

I manager dovrebbero essere scelti dal governo ma dovrebbero anche avere poteri eccezionali, essere responsabili degli obiettivi del Recovery Fund con deleghe in deroga alla legislazione vigente. E sarebbero coadiuvati da una task force di 300 persone. L’assetto della governance del Recovery fund dovrebbe poi essere definito con una norma inserita nella legge di Bilancio, una sorta di maxi emendamento che dovrebbe chiarire e definire proprio la catena di comando dei fondi europei.

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