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Ristori quater: dal rinvio delle scadenze fiscali agli indennizzi per gli stagionali

Nuovi aiuti per le imprese e le partite Iva in difficoltà a causa della pandemia da coronavirus. Gualtieri: «Mi auguro che il dialogo con le opposizioni prosegua per accompagnare il Paese fuori dalla crisi»

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto Ristori quater che stanzia altri 8 miliardi di aiuti alle attività e ai lavoratori più in difficoltà a causa della pandemia di coronavirus. Il cuore del Ristori quater è il rinvio a primavera delle scadenze fiscali, esteso a imprese e partite Iva che hanno subito importanti cali di fatturato (almeno il 33% nel primo semestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019), allargando così la platea dei beneficiari dei precedenti decreti Ristori, che erano limitati alle attività chiuse o colpite da restrizioni. Completano il provvedimento una serie di misure di allentamento delle attività della riscossione, una nuova tranche di aiuti per i lavoratori precari e risorse aggiuntive per il comparto della sicurezza.

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«Prosegue senza sosta il lavoro del Governo per ampliare e rafforzare il sostegno ai lavoratori, ai professionisti e alle imprese italiane, che non devono sentirsi soli davanti alle difficoltà che questa crisi covid pone, da cui, sono sicuro, usciremo presto tutti insieme. Lo voglio ribadire con forza: non siete soli, lo Stato è al vostro fianco. È possibile mettere in campo tutte queste ulteriori importanti misure di sostegno economico grazie al nuovo scostamento di bilancio di 8 miliardi di euro che, con grande senso di responsabilità, è stato approvato in Parlamento, anche col voto delle opposizioni. Una scelta giusta, che va nell’interesse del Paese e dei cittadini in difficoltà che si aspettano dalle Istituzioni il necessario supporto. Nel rispetto dei ruoli, mi auguro che questo spirito costruttivo e di dialogo prosegua nei prossimi mesi in cui dovremo accompagnare il Paese fuori dalla crisi », scrive il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Il #DecretoRistoriQuater è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Prosegue senza sosta il lavoro del Governo per…

Pubblicato da Roberto Gualtieri su Domenica 29 novembre 2020

Partiamo dalla novità che introduce il decreto Ristori-quater. Potranno rinviare il versamento della seconda o unica rata d’acconto dell’Irpef, dell’Ires e dell’Irap al 30 aprile 2021 tutti i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in Italia che lo scorso anno non hanno superato i 50 milioni di ricavi o compensi e che nel primo semestre 2020 hanno registrato un calo del fatturato o dei corrispettivi del 33% rispetto allo stesso periodo 2019. Questa nuova norma ricorda quella già contenuta nel decreto Agosto (Dl 104/2020) che riguardava già imprese, società e professionisti di medie e piccole dimensioni soggetti alle pagelle fiscali (gli Isa) o quelli nel regime forfettario. Anche in questo caso la condizione d’accesso al rinvio al 30 aprile è la riduzione di fatturato/corrispettivi del 33% nel primo semestre 2020 a prescindere dalla zona d’Italia in cui hanno sede e domicilio.

Il rinvio delle scadenze fiscali al 30 aprile 2021 spetta anche senza calo del fatturato alle attività con i codici Ateco negli allegati 1 e 2 del decreto Ristori-bis in zona rossa e agli esercenti l’attività di gestione di ristoranti già a partire dalla zona arancione. E, proprio per evitare le beffe collegate al passaggio da una zona all’altra, si punta a consentire il rinvio degli acconti anche per chi è rimasto in zona Rossa fino agli ultimi giorni di novembre. Inoltre, per tutti i contribuenti, a prescindere dal fatturato, ci sono 10 giorni in più, dal 30 novembre al 10 dicembre per gli acconti e per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e Irap. Rinviati al 16 marzo contributi, ritenute e Iva di dicembre per le attività chiuse (piscine, sale giochi, palestre), oggetto di restrizioni nelle zone rosse, per i ristoranti in zone arancioni e rosse, per tour operator, agenzie di viaggio e alberghi nelle zone rosse.

Per rispondere alle esigenze dei contribuenti in difficoltà, il decreto dispone un’ulteriore proroga, al primo marzo 2021, dei pagamenti legati ai programmi di Rottamazione ter e di «saldo e stralcio» delle cartelle esattoriali. Allo stesso tempo, viene data la possibilità di rientrare nelle precedenti Rottamazioni, la 1 e la 2, ai contribuenti decaduti perché appunto hanno pagato in ritardo o non hanno pagato una delle rate previste dal piano di dilazione. Insomma, il decreto legge accorda una tregua fiscale, con una riapertura delle vecchie rottamazioni, prevedendo anche il fermo delle altre procedure esecutive come ipoteche e pignoramenti per coloro che ricominceranno a pagare.

Ci sarà una nuova indennità una tantum di mille euro per alcune categorie di lavoratori che avevano percepito lo stesso bonus con il decreto legge Agosto e con il primo decreto Ristori. Si tratta degli stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo, settori tra i più danneggiati dall’emergenza epidemiologica. A questi si sono aggiunti anche i venditori di domicilio. Viene inoltre rifinanziato con 92 milioni il Fondo per le associazioni sportive creato col primo decreto Ristori. A dicembre sarà erogata un’indennità di 800 euro ai lavoratori del settore sportivo che avevano beneficiato dei bonus col primo dl Ristori e con i decreti Cura Italia e Rilancio. Infine, 62 milioni sono destinati al comparto sicurezza. Serviranno anche per le indennità e il pagamento degli straordinari del personale delle forze di polizia e dei vigili del fuoco.

Ma dopo il Ristori quater si parla già di un Ristori 5. Potrebbe arrivare negli ultimi giorni di dicembre, subito dopo l’approvazione della legge di Bilancio: il provvedimento servirebbe a soddisfare la richiesta di estendere i contributi a fondo perduto, erogati coi precedenti decreti Ristori, a quelle imprese, lavoratori autonomi e professionisti, che anche se non costretti a chiudere, hanno però sofferto un rilevante calo degli affari. Il decreto potrebbe ricorrere a i 3,8 miliardi del fondo Covid contenuti nella legge di Bilancio. Ma il governo già pensa a un nuovo scostamento di 20 miliardi per il 2021.

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