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Il governo si spacca sul Recovery plan

Dopo la riforma sul Mes, lo scontro nella maggioranza si sposta sulla governance che dovrà gestire i finanziamenti che arriveranno col programma Next generation Eu. Italia Viva solleva dubbi di incostituzionalità

È muro contro muro tra Italia viva e il resto della maggioranza sulla cabina di regia pensata da Palazzo Chigi per gestire i progetti e i flussi di finanziamento che arriveranno in Italia col programma Next generation Eu (209 miliardi di euro tra prestiti e trasferimenti). Scontro che ha indotto Conte ad abbandonare l’idea di regolare la governance con un emendamento alla legge di Bilancio, per un meno rischioso decreto legge che potrebbe essere esaminato nel Consiglio dei ministri, che è stato aggiornato ad oggi perché la ministra Lamorgese ha appreso di essere positiva al Covid-19.

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Per ottenere il via libera il premier dovrà superare la contrarietà di Italia viva rispetto alla cabina di regia che Conte vorrebbe formata dallo stesso presidente del consiglio e dai ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri (Pd), e dello Sviluppo, Stefano Patuanelli (5 Stelle). Ad opporsi, in prima linea, la ministra dell’Agricoltura e capodelegazione di Iv al governo, Teresa Bellanova, che ha fatto sapere che se lo schema di governance piramidale pensato da Conte verrà inserito sotto forma di emendamento alla legge di bilancio il suo partito non lo voterà. Provocando di fatto la crisi di governo. Ad alimentare ulteriormente le tensioni c’è l’altra grande partita della maggioranza: il voto sulla riforma del Mes previsto per mercoledì.

I prossimi giorni sembrano quindi lastricati di rischi per il governo. A partire dal nodo della gestione del Recovery plan: l’idea di Palazzo Chigi per la gestione dei 209 miliardi in arrivo dall’Ue è quella di mettere a capo delle operazioni un Comitato esecutivo composto da presidente del Consiglio, ministro dell’Economia e ministro dello Sviluppo economico, con il ministro degli Affari europei (d’intesa con il responsabile della Farnesina) a fare da referente unico con la Commissione europea. Sotto questa struttura sono previsti 6 supermanager, uno per ogni maxi-settore del Recovery, che potranno avvalersi di un’organizzazione che segua lo sviluppo dei progetti. In aggiunta, c’è un Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell’università e della ricerca scientifica.

Ad una prima sommaria lettura la bozza sulla governance del Recovery inviata ai Ministri stanotte appare opaca, e…

Pubblicato da Teresa Bellanova su Lunedì 7 dicembre 2020

Un modello di governance bocciato da Italia viva che solleva dubbi di incostituzionalità: «Ad una prima sommaria lettura la bozza sulla governance del Recovery inviata ai ministri appare opaca, e presenta profili di incostituzionalità. 209 miliardi non sono un fatto privato», ha scritto in un post su Facebook. La ministra parla di «strutture parallele» che «esautorano ministri, ministeri e Parlamento, accentrando e spostando altrove il cuore del processo, decisivo per l’Italia dei prossimi 10 anni», da cui sarebbero estromessi anche gli enti locali, come le Regioni. Critiche che sono approdate sul tavolo del Cdm, dove il premier Conte ha spiegato la genesi del progetto e ha rivendicato la necessità di una struttura agile, composta anche da manager, in modo tale da non subire intoppi nell’attuazione dei singoli progetti. Dopo ore di confronto, però, la posizione di Iv non è cambiata.

La nuova riunione dei ministri deve quindi ripartire da qui. Anche se nelle ultime ore, come riporta Il Fatto quotidiano, si è fatta strada un’ipotesi di mediazione a cui stanno lavorando i tecnici: da un lato ridurre l’entità della task force, ad esempio rafforzando il ruolo del personale ministeriale e del Parlamento, dall’altro approvare lo schema di governance con un decreto ad hoc e non tramite emendamento alla manovra. Un modo per allungare i tempi e aprire a eventuali modifiche parlamentari in fase di conversione in legge.

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