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In Svezia aumentano i contagi e le dimissioni fra gli operatori sanitari

Con i nuovi casi in aumento il governo si limita alle solite raccomandazioni anche in occasione delle festività. Intanto una commissione di inchiesta fa luce sulla gestione della pandemia

La Svezia si è distinta dagli altri paesi europei per avere evitato restrizioni rigorose e lockdown. Ma questo non è servito a tener lontano le polemiche sulla gestione delle prossime festività. Nell’ormai ex «modello svedese», le autorità hanno voluto sollecitare il senso di responsabilità dei cittadini inviando 22 milioni di sms ai residenti nel Paese: «Informazione dalle autorità – si legge – segui il nuovo, più severo consiglio per fermare la diffusione del covid19. Leggi di più nella pagina web di Krisinformation». Firmato dall’Autorità Svedese per la Salute Pubblica (FHM) e da quella per la Protezione e la Preparazione alle emergenze.

Le raccomandazioni sono sempre le stesse: il distanziamento e l’igiene, l’invito a ridurre i contatti e ad evitare la folla da shopping. Le uniche, blande, restrizioni riguardano il divieti di ritrovi pubblici con più di 8 persone e l’alcol vietato dopo le 22. Questo con la curva dei contagi che sale: la Svezia ha registrato 20.931 nuovi casi da venerdì, duemila in più rispetto alla settimana precedente. Il numero delle vittime in Svezia, poi, non ha paragoni con gli altri paesi scandinavi: oltre 7.500 i morti, 320mila i contagi. In Finlandia i decessi sono stati 453, in Danimarca 941, in Norvegia 387.

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Dati preoccupanti mentre il sistema sanitario è in forte affanno. La scorsa settimana le terapie intensive della capitale erano sature al 99%. In più, nella Regione di Stoccolma, da marzo si sono dimessi poco più di 3.600 operatori sanitari, quasi 900 in più rispetto lo scorso anno: la pandemia ha esasperato il problema della carenza di medici ed infermieri che per lo stress da troppo lavoro, scelgono le dimissioni.

Mentre una commissione d’inchiesta comincia a fare luce sulla gestione della pandemia di Covid-19 per spiegare i numeri così alti di morti e contagi. Dalla prima relazione preliminare emerge che Stoccolma non ha protetto gli anziani durante la pandemia. A fallire è stata in particolare la gestione delle case di riposo: c’erano «forti carenze strutturali note da tempo» a causa delle quali il sistema di assistenza si è trovato impreparato e poco equipaggiato nella gestione dell’epidemia. Mancava, insomma, l’equipaggiamento protettivo per il personale oltre ai ritardi nei test e le mancate restrizioni sulle visite dall’esterno.

Sotto accusa anche la frammentazione del sistema sanitario e di assistenza agli anziani, diviso tra 21 regioni, 290 municipalità e diversi enti privati.«Queste carenze sono responsabilità anche dei governi precedenti» afferma il rapporto, notando che il 90% dei morti era ultra settantenne, la metà in casa di riposo. La commissione d’inchiesta è stata istituita a giugno, guidata dal giudice a riposo Mats Melin. Gli altri sette membri sono scienziati, politici, esperti di management e di sanità. Le conclusioni definitive arriveranno a febbraio 2022, sette mesi prima delle elezioni.

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