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Vaccini Covid, l’Europa procede a rilento: in Italia utilizzate appena il 10% delle dosi disponibili

La Francia frenata dallo scetticismo, la Germania alla prese con problemi di distribuzione, l’Olanda partirà solo l’8 gennaio: i paesi del continente sono in ritardo con la campagna vaccinale che dovrebbe portare all’immunizzazione di massa

È stata definita la più grande campagna vaccinale della storia. Tutto deve filare liscio per evitare che si accumulino ritardi capaci di allontanare l’immunizzazione di massa. L’Italia attende con ansia l’approvazione del vaccino AstraZeneca da cui riceverà oltre 40 milioni di dosi, la maggiore quantità accordata rispetto a tutte le altre aziende. Ma a pendere dalle labbra dell’Ema non è soltanto il nostro Paese. Perfino la virtuosa Germania, in testa nel continente per numero di iniezioni, deve fronteggiare interruzioni locali, dovute alla carenza di fiale, mentre la Francia, la più arretrata fra le grandi nazioni europee con poche centinaia di iniezioni, paga la più grossa quota di cittadini scettici.

Nonostante l’azione congiunta dell’Europa, diversi Stati membri si ritrovano a combattere una corsa solitaria contro il tempo. Secondo gli accordi firmati dalla Commissione europea, al nostro Paese spetterebbero in totale 215 milioni di flaconi, che permetterebbero l’intera copertura nazionale più una buona scorta. Ma, all’atto pratico, la situazione è più complessa e si procede con il contagocce: le dosi iniettate (quasi 50mila) finora sono il 10% di quelle arrivate.

La Germania, che ospita la biotech BioNTech che ha messo a punto l’unico vaccino usato finora in Europa (prodotto con Pfizer), scalpita per il numero contenuto di dosi acquistato dalla Commissione Europea (300 milioni). Uscendo dal binario degli accordi continentali (e causando malumori fra i paesi partner), ha acquistato in proprio altre 30 milioni di dosi. Ma le strettoie restano: il piano di Angela Merkel deve fronteggiare interruzioni locali, dovute alla carenza di fiale, e problemi di mantenimento della catena del freddo, per la scelta di ordinare grosse quantità di vaccino tutte insieme. Inoltre, è scoppiata la polemica perché nelle case di riposo la scelta degli anziani da vaccinare subito (71mila finora gli ospiti delle Rsa immunizzati) è stata affidata al sorteggio.

In Francia mentre il deputato Roland Lescure rassicura sui 20 milioni di cittadini che, secondo i piani del governo, potranno essere vaccinati entro la metà del 2021, la campagna procede a rilento con poco più di 150 persone vaccinate al 30 dicembre. «Non possiamo giudicare la qualità di una maratona dopo un chilometro di corsa» è stata la risposta di Lescure, esponente del partito di Emmanuel Macron, ma il confronto con i numeri degli altri Stati europei è un problema. E anche l’obiettivo dei 20 milioni di vaccinati entro metà anno appare riduttivo. Il pericolo ancora una volta è quello di non riuscire a raggiungere la copertura necessaria per l’immunità di gregge e rendere così davvero efficace la campagna vaccinale.

Nemmeno il Regno Unito, il Paese che ha puntato tutto su una partenza anticipata, è scevro da polemiche. È vero che Londra ha già superato la boa del mezzo milione di vaccinati e procede spedita verso il milione, ma a prezzo di scelte e compromessi che lasciano qualche dubbio. Non solo per l’approvazione accelerata dei vaccini di Pfizer-BioNTech e di AstraZeneca-Oxford. Ma anche per le scelta di ritardare la somministrazione delle seconde dosi ai già vaccinati, dando la precedenza a chi deve ancora ricevere la prima dose. E di autorizzare, se necessario, l’uso per la seconda dose di un vaccino diverso da quello della prima. Pratica sconsigliata dalle stesse ditte produttrici perché non testata durante le sperimentazioni.

In netto ritardo rispetto a tutti gli altri Stati dell’Europa c’è l’Olanda che avvierà le vaccinazioni solo l’8 gennaio. L’Istituto di sanità nazionale ha espresso una preferenza per il vaccino di Oxford rispetto a quello di Pfizer, possibile motivo per cui il governo ha deciso di ritardare la partenza. Il ministro della Salute Hugo de Jonge è stato vago: «Abbiamo optato per una pianificazione attenta, sicura e responsabile». La versione più accreditata è che i Paesi Bassi si siano trovati con un piano vaccinale che puntava tutto sulla formula più economica e più facile da distribuire, ma che deve ancora ricevere il via libera.

Le dose acquistate dall’Ue, in teoria, sono sufficienti per tutti. L’Europa ha comprato 2,1 miliardi di dosi da sei ditte produttrici. Ma arriveranno con il contagocce per tutto il primo trimestre del 2021. Pfizer e BioNTech daranno al continente (quasi mezzo miliardo di persone) 300 milioni di dosi, sufficienti a immunizzare 150 milioni di individui. Moderna si preoccuperà di rifornire soprattutto il mercato americano, lasciando all’Europa 160 milioni di dosi residue. AstraZeneca, che con 400 milioni di dosi doveva rappresentare uno dei serbatoi principali del continente, è rimasta frenata da un errore di dosaggio durante le sperimentazione e dalla pubblicazione di una serie di dati di efficacia non del tutto coerenti. Dovrà condurre test aggiuntivi. Ma nonostante i dubbi, il vaccino messo a punto con l’università di Oxford dovrebbe essere approvato in Europa alla fine di gennaio. Due milioni di dosi a settimana sarà la capacità produttiva del vaccino inglese, secondo quanto pubblicato dal quotidiano The Times.

In Europa a fine marzo dovrebbe arrivare il vaccino Johnson&Johnson (400 milioni di dosi, senza necessità di un richiamo). I test dell’azienda americana sono finiti, ma si sta mettendo insieme il dossier da sottoporre alle autorità regolatorie. Sanofi, un altro grande produttore da 300 milioni di dosi insieme a Gsk, non ha raggiunto un’efficacia soddisfacente nelle sperimentazioni. Dovrà ripetere altri test e arriverà così solo a estate inoltrata. La tedesca CureVac infine (405 milioni di dosi) sta procedendo più lentamente e il vaccino potrà essere approvato nell’ultimo trimestre. Dopo l’estate, se tutto andrà bene, l’Italia potrebbe ricevere anche le prime dosi del suo vaccino, messo a punto da ReiThera di Castel Romano.

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