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Trump potrebbe essere rimosso: come funziona il 25esimo emendamento

Il vicepresidente può invocare una norma che permette, con l’appoggio del governo, di rimuovere un presidente riconosciuto incapace di «adempiere ai poteri e ai doveri della carica». Lo chiedono i leader democratici

Dopo quasi quattro anni passati a aizzare i fedeli e sconvolgere le regole della democrazia, passati a dominare le reti tv e i social network, per Donald Trump è arrivata la resa dei conti. «Rimozione immediata» chiedono i leader democratici del Congresso, la speaker Nancy Pelosi e il futuro leader della maggioranza al Senato, Chuck Schumer. Il presidente in carica dovrà comunque lasciare la Casa Bianca alle ore 12 del prossimo 20 gennaio. Ma in una capitale ferita a morte (4 decessi), traumatizzata, blindata da coprifuoco e legislazione d’emergenza, finalmente presidiata da 5.000 rinforzi della Guardia Nazionale, il tema dominante diventa questo: come cacciare Trump prima della scadenza naturale del suo mandato. «Impeachment o 25esimo emendamento», tuonano concordi i leader parlamentari del partito democratico.

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«Insurrezione violenta contro gli Stati Uniti, istigata dal presidente» è il principale capo d’imputazione secondo Schumer. Subito dopo viene la mancata protezione del Congresso, l’ipotesi che il presidente abbia volutamente indebolito e ritardato il dispositivo di sicurezza intorno alle sedi parlamentari. Il 25esimo emendamento richiede un ruolo attivo del vicepresidente Mike Pence per deporre il capo dell’esecutivo e sostituirlo; nonché un’intesa con una maggioranza dei ministri. Pelosi e Schumer annunciano che, se Pence non si muoverà, convocheranno le Camere per incardinare l’impeachment. Anche questo tentativo, probabilmente, non riuscirebbe. Ma la novità che di queste ipotesi se ne parla anche tra i repubblicani.

Il 25esimo emendamento delinea le procedure per la destituzione del presidente degli Stati Uniti dall’incarico quando viene riconosciuto incapace di «adempiere ai poteri e ai doveri della carica». Può farvi ricorso il vicepresidente, che a quel punto lo sostituisce, e la maggioranza degli ufficiali esecutivi del presidente, o un altro organo designato dal Congresso. Il testo prevede quindi che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico. A differenza dell’impeachment, dunque, consente di rimuovere il presidente senza che sia necessario elevare accuse precise: è sufficiente che il vicepresidente e la maggioranza del governo trasmettano una lettera al Congresso sostenendo che il presidente non è più in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio.

Trump sarebbe giudicato incapace di svolgere le sue mansioni, e al suo posto sarebbe promosso il vice Mike Pence che porterebbe a termine gli ultimi giorni del mandato. Al 25esimo emendamento ha fatto riferimento anche il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, che ha chiesto al vicepresidente Pence e al resto dell’amministrazione di agire subito affinché Trump «non resti in carica un solo giorno in più» essendo responsabile «dell’insurrezione da lui incitata». E il modo più veloce per farlo è appunto il ricorso alla procedura di destituzione d’ufficio.

La sezione 4 dell’emendamento contempla infatti la possibilità che il presidente sia incapace di trasferire il potere, oppure semplicemente non intenzionato: in questo caso, mai verificatosi finora, spetta al vicepresidente — in accordo con la maggioranza dei 15 principali membri del governo: i segretari di Stato, Tesoro, Difesa, Giustizia, Interno, Agricoltura, Commercio, Lavoro, Salute, Sviluppo urbano, Trasporti, Energia, Istruzione, Affari dei veterani e Sicurezza Interna — stabilire l’incapacità del presidente, prendendone poi il posto come presidente ad interim. L’alternativa sarebbe una nuova riunione del Congresso per la messa in stato d’accusa, opzione ora possibile essendo il Senato passato sotto il controllo dei democratici.

Per l’impeachment non ci sarebbe abbastanza tempo e il 25esimo emendamento richiederebbe una rivolta dell’intero governo nominato da Trump, a cominciare dallo stesso Pence. Le possibilità restano remote, ma a chiedere l’allontamento di Trump ci sono anche i principali quotidiani americani. L’editorial board del Washington Post scrive che il presidente non è in grado di restare al comando per altri 14 giorni, che è una minaccia per l’ordine pubblico e per la sicurezza nazionale. Il quotidiano conservatore Usa Today rivolge un invito al partito repubblicano: «Per i repubblicani è arrivato il momento di aiutare i democratici nell’impeachment, Trump deve essere punito per quello che ha fatto, mette in pericolo il Paese e non dovrebbe restare presidente per un minuto in più».

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