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Trump e Twitter: fine di una relazione tossica fatta di fake news e complotti

Il social di Jack Dorsey ha chiuso definitivamente l’account del presidente degli Stati Uniti: «Può istigare ancora alla violenza»

Twitter ha deciso di «sospendere definitivamente» l’account @realDonaldTrump, 88 milioni di follower, il più seguito, criticato, amato o detestato negli ultimi quattro anni. Fine della relazione pericolosa tra il social network e il presidente degli Stati Uniti e anche di una fase chiave della comunicazione politica americana. La società guidata da Jack Dorsey ha spiegato in una nota perché abbia messo al bando Donald Trump: «Dopo un’attenta analisi dei recenti tweet dell’account “RealDonaldTrump” e del contesto in cui operava – con riferimento specifico a come questi messaggi venivano accolti e interpretati dentro e fuori Twitter – abbiamo sospeso in via definitiva l’account a causa del rischio di ulteriore incitamento alla violenza». I gestori di Twitter ricordano che «le persone in posizioni di potere non possono considerarsi al di sopra delle regole» e non possono usare questo social «per incitare alla violenza».

Segue un esame dettagliato degli ultimi due tweet, postati da Trump l’8 gennaio 2021. Ecco il primo: «I 75 milioni di Patrioti americani che hanno votato per me… avranno una voce da gigante nel futuro. Nessuno mancherà loro di rispetto, né saranno trattati ingiustamente in alcun modo, misura o forma». Poco dopo è arrivato il secondo: «Per tutti coloro che me lo hanno chiesto: non andrò all’Inaugurazione del 20 gennaio». A giudizio di Twitter, le affermazioni del Presidente possono essere lette come «un incitamento a commettere atti violenti», considerate le tensioni negli Stati Uniti, dopo l’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio. I due tweet, quindi, violano le regole contro «la Glorificazione della violenza», fissate dal sito.

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Per quattro anni Trump ha usato Twitter contro «i suoi nemici» politici, ma soprattutto come uno strumento per creare il «suo popolo». «Senza Twitter non sarei qui» aveva detto Trump, una volta eletto presidente degli Stati Uniti. La sua corsa alla Casa Bianca è stata dunque costellata di numerosi Tweet, in cui Trump ha dato prova delle sue abilità: i social si trasformano così in una piattaforma di aggiornamento dei primi spogli della campagna elettorale, ma anche un modo politicamente scorretto per giocare e attaccare la sua avversaria, la democratica Hillary Clinton: il tweet più famoso è quello contenente un chiaro riferimento allo scandalo “Sexgate” che coinvolse il marito ed ex Presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky: «Se Hillary Clinton non riesce nemmeno a soddisfare il suo uomo, cosa le fa pensare di poter soddisfare l’America?».

La finestra @RealDonaldTrump aveva 2,8 milioni di follower a metà del 2015. A fine anno erano già raddoppiati, poi l’esplosione nel biennio 2016-2017 e la soglia stratosferica di 88 milioni. Fino al disonorevole capolinea dell’8 gennaio 2021. Sarà difficile scordarsi delle centinaia di assurdi, offensivi, ridicoli, minacciosi, complottisti tweet di Donald Trump. Un fuoco di fila talmente imponente – Trump posta in media 36 volte al giorno – che qualcuno ha ritenuto fosse il caso di raccogliere i migliori in apposite classifiche. Ma non c’è certo bisogno di andare a cercare una classifica per ricordare i suoi tweet più noti, come quello in cui si spiegava che «nonostante tutta la stampa negativa covfefe». Un termine privo di alcun senso, che fa pensare che Trump si sia addormentato sulla tastiera e che si è conquistato la sua pagina Wikipedia. Altri tweet li ricordiamo con meno simpatia: minacce di sparare ai manifestanti a causa di alcuni saccheggi o di reagire con misure “sproporzionate” in caso di attacchi dall’Iran, fino alle sue tesi strampalate sul coronavirus e ovviamente la convinzione di aver «vinto le elezioni» e di essere stato vittima di terribili brogli.

Quella fra Trump e Twitter è la storia di una relazione tossica. Negli anni, in molti hanno chiesto al social network di Jack Dorsey di impegnarsi maggiormente per controllare la veridicità dei tweet del presidente statunitense. E soprattutto per quale ragione il social network non abbia sospeso o direttamente messo al bando Donald Trump. La ragione ufficiale, come noto, è che in quanto presidente degli Stati Uniti, Trump gode della speciale esenzione (probabilmente creata su misura) che riguarda «leader mondiali, candidati e funzionari pubblici». Ed è per questo che i suoi tweet più controversi, invece di venire cancellati o di portare a una sua messa al bando, sono invece stati oscurati (restando visibili a chi scegliesse l’apposita opzione) o hanno ricevuto un bollino che ne ha sottolineato la dubbiosità o falsità. In questo modo, Trump ha potuto continuare a spargere falsità e minacce su Twitter. Almeno fino ad oggi.

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In un comunicato stampa diffuso poco dopo la decisione di Twitter, Trump ha detto che Twitter è una «piattaforma di estrema sinistra» che sta cercando di «censurarlo». «Non ci metteranno a tacere», twitta stavolta dall’account ufficiale Potus (President of the Unites States) e, criticando Twitter per aver sospeso il suo, annuncia: «Siamo in trattative con altri siti. Stiamo valutando la possibilità di costruire una nostra piattaforma. Come dico da tempo, Twitter si è spinta ben oltre il vietare la libertà di parola e stasera i suoi dipendenti si sono coordinati con i democratici e la sinistra radicale per rimuovere il mio account dalla loro piattaforma, per far tacere me, voi e i 75 milioni di americani che mi hanno votato», afferma Trump. «Avevo previsto che sarebbe accaduto – mette in evidenza il presidente Usa -. Stiamo trattando con vari altri siti e avremo un grande annuncio a breve. Stiamo anche valutando la possibilità di una nostra piattaforma in un breve futuro. Non ci metteranno a tacere. Twitter non è libertà di parola». Questo l’ultimo tweet del presidente degli Stati Uniti: finisce così la tormentata storia tra Twitter e Trump.

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