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Crisi di governo, a rischio 20 miliardi del decreto Ristori

Il blocco dei fondi destinati agli indennizzi per le imprese penalizzate dalle chiusure disposte dal governo sarebbe l'effetto più immediato della rottura nella maggioranza. In ballo le agevolazioni fiscali, la rottamazione quater delle cartelle esattoriali e l’anno bianco contributivo

Nelle maglie della crisi di governo rischiano di restare imbrigliati 20 miliardi di euro. Sono i fondi del cosiddetto «decreto Ristori 5», ovvero una serie di indennizzi per le imprese penalizzate dalle chiusure disposte dal governo per fronteggiare l’emergenza Covid. Un esecutivo dimissionario, è il parere degli esperti, non potrebbe proporre al Parlamento uno scostamento di bilancio da 20 miliardi di euro. È un rischio che non può essere escluso dalla trattativa tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ai ferri corti su una serie di dossier, dal Recovery Plan alla delega ai servizi segreti che il presidente del Consiglio si è attribuito.

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Matteo Renzi insinua che Giuseppe Conte abbia un accordo con Silvio Berlusconi per avere i voti garantiti in Parlamento, perché è «troppo sereno». Mentre ribadisce un secco no al rimpasto, il presidente del Consiglio sembra inamovibile e disposto a procedere alla conta in parlamento. «Più che farlo cadere, vorrei vederlo muovere – dice Renzi intervistato da La Repubblica – Il governo è immobile: si vive di rinvio in rinvio. Vogliamo sciogliere i tanti nodi aperti. La risposta è stata sprezzante e sorprendente: ci vedremo in Parlamento, ha detto Conte. Evidentemente è già convinto di avere i voti in Aula, forse di Forza Italia: mi sembra un errore politico e un azzardo numerico. Ma auguri a lui e all’Italia».

Sullo sfondo, le due ministre renziane, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, sono pronte da giorni a lasciare i rispettivi dicasteri. La crisi è dietro l’angolo, e nello stallo che può portare alla formazione di un nuovo esecutivo o allo scioglimento delle Camere, il governo rischia di dover rinunciare ad alcune misure chiave per contrastare l’emergenza economica.

Il primo degli effetti dell’impasse politica rischia di essere la mancata approvazione del cosiddetto «decreto Ristori 5». Emessi i bonifici stanziati dal governo con il “decreto Natale” per bar e ristoranti, l’esecutivo sta elaborando misure per risarcire le categorie rimaste escluse da quel provvedimento, fra cui i gestori degli impianti sciistici e i lavoratori autonomi. Senza l’approvazione di quei 20 miliardi, traballano le agevolazioni fiscali, la rottamazione quater delle cartelle esattoriali e l’anno bianco contributivo. Anche il bonus di mille euro per le partite Iva potrebbe evaporare se Conte e Renzi non dovessero trovare la quadra per far proseguire questa esperienza di governo.

È anche la Costituzione a porre dei paletti alla libertà di manovra a un esecutivo in procinto di lasciare Palazzo Chigi. «Un governo dimissionario è chiamato a svolgere l’ordinaria amministrazione – sottolinea Beniamino Caravita, vicepresidente dei costituzionalisti italiani -. A quest’ambito sfugge uno scostamento di bilancio, equiparabile a un atto che, anche in funzione delle scelte fatte, esplica un indirizzo politico».

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