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Dalla zona bianca al divieto di spostamento tra regioni gialle: cosa ci sarà nel Dpcm del 16 gennaio

Sul tavolo l’ipotesi di restrizioni contro la movida: vietato l'asporto di cibi e bevande dai bar dopo le 18. Allo studio anche parametri più stringenti per i colori delle regioni

Resta il coprifuoco alle 22, ma verrà introdotta la zona bianca in cui l’unica restrizione consisterà nel portare la mascherina e mantenere le distanze. Inoltre sarà vietato l’asporto di cibi e bevande dai bar dopo le 18. Stop anche agli spostamenti tra regioni anche gialle (servirà un decreto ad hoc per confermare questo divieto alla mobilità) ed entrata automatica in fascia rossa in base all’incidenza, ovvero se si superano i 250 casi settimanali ogni 100mila abitanti. Cominciano a prendere forma le nuove misure anti-Covid da inserire nel Dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio dopo l’aumento dei contagi osservato nell’ultima settimana.

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Per impedire assembramenti in strada e movida il governo pensa di vietare l’asporto di cibi e bevande dai bar dopo le 18. Consentita solo la consegna a domicilio. Una misura che non riguarderà i ristoranti. La stretta dovrebbe riguardare anche gli impianti sciistici: il governo sta valutando un rinvio dell’apertura della stagione, ma si attende il parere dei tecnici sulle nuove proposte che devono arrivare dalle Regioni dopo che erano state invitate ad aggiornare il protocollo di sicurezza. Anche le palestre dovrebbero rimanere chiuse a gennaio anche se si attende l’incontro tra il ministro Vincenzo Spadafora e il Cts per stabilire eventuali deroghe per le lezioni individuali.

È pressoché certa la conferma del coprifuoco dalle 22 alle 5, mentre sembra esclusa l’ipotesi di week end sempre arancioni (come è accaduto nell’ultimo settimana del 9 e 10 gennaio). Il divieto di spostamento tra le regioni arancioni e rosse è già previsto. Adesso si valuta di limitare la mobilità anche tra le regioni gialle. All’interno dell’esecutivo si discute invece sull’ipotesi di confermare o meno la deroga riguardo alle visite a parenti e amici (una volta al giorno in non più di due persone oltre ai minori di 14 anni).

Tra le ipotesi c’è anche quella di introdurre la zona bianca che per la verità con i numeri attuali difficilmente sarà raggiungibile da qualsiasi regione prima di febbraio-marzo. Lo status di zona bianca, infatti, si ottiene con un Rt (indice di contagio) non superiore a 0,5 e un tasso di incidenza di 50 casi alla settimana ogni 100mila abitanti. Chi riuscirà a raggiungere questo traguardo potrà dire addio alle restrizioni: rimarrà infatti solo l’obbligo di utilizzare la mascherina e di rispettare la distanza di sicurezza. Scomparirà anche il coprifuoco dalle 22 alle 5 e riapriranno tutte le attività a cominciare dalle scuole. E bar, ristoranti, cinema, teatri musei, centri commerciali, palestre, piscine e impianti sciistici saranno aperti.

Una delle incognite riguarda soprattutto la stretta ai parametri che comportano l’inserimento automatico delle Regioni in zona rossa. In base all’ultimo monitoraggio, con l’abbassamento dei parametri relativi all’incidenza dei casi, l’unica regione che andrebbe automaticamente in zona rossa sarebbe il Veneto, che ieri aveva un’incidenza a sette giorni di 454,31 casi per 100mila abitanti. A rischio anche l’Emilia Romagna, con un’incidenza a 242,44. In tutto sono cinque ad oggi le regioni o province autonome che superano i 200 casi ogni 100mila abitanti: oltre a Veneto ed Emilia Romagna, ci sono la provincia di Bolzano (231,36), il Friuli Venezia Giulia (205,39) e le Marche (201).

Il governo intanto sta valutando la proroga dello stato di emergenza in scadenza a fine gennaio, anche se sulla nuova data si sta ancora ragionando. Si pensa di prorogarlo soltanto per tre mesi – dunque fino al 30 aprile – per poi valutare se chiedere al Parlamento una nuova proroga, soprattutto alla luce dei risultati della campagna vaccinale.

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