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Renzi ritira le ministre: si apre la crisi di governo

Il leader di Italia Viva annuncia l’uscita dal governo: «Nessuna pregiudiziale su nomi e formule. No al voto e al ribaltone con la destra»

Matteo Renzi ha formalmente aperto la crisi di governo. Mel corso della conferenza stampa ha annunciato il ritiro dall’esecutivo delle ministre di Italia Viva Teresa Bellanova (Politiche agricole) ed Elena Bonetti (Pari opportunità) e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. «È molto più difficile lasciare una poltrona che aggrapparsi allo status quo» ha detto Renzi spiegando: «La crisi politica non è aperta da Italia Viva, è aperta da mesi». Poi ha ribadito «fiducia incrollabile nel presidente della Repubblica e nel ruolo istituzionale che ricopre».

E proprio il Capo dello Stato nell’incontro con il premier Giuseppe Conte al Quirinale ha sottolineato la necessità di «uscire velocemente da questa condizione di incertezza, a fronte dell’allarmante situazione causata dalla pandemia». Mentre il presidente del Consiglio ha spazzato via ogni ipotesi di governi appoggiati a deboli stampelle («ho sempre detto che ci vuole una maggioranza solida per portare avanti l’azione del governo») che non piacevano al Colle. Sul tavolo restano solo due opzioni: un patto di legislatura che rafforzi la maggioranza anche con Iv o, nell’ipotesi a molti sgradita che tutto precipiti, il voto. «Il governo va avanti solo con il sostegno di ciascuna forza di maggioranza», ha sottolineato Conte.

Ma a quanto pare non è bastato a fermare le dimissioni dei renziani dal governo. «Se proprio durante la pandemia non si rispettano le regole fondamentali della democrazia è un problema», affonda Renzi. «La democrazia non è un reality show. La democrazia ha delle forme e se le forme non vengono rispettate, allora qualcuno deve avere il coraggio anche per gli altri per dire che il Re è nudo». Quello di Renzi è un attacco anche all’utilizzo «in modo ridondante delle dirette tv». «Se serve dimettersi per affrontare la verità noi non abbiamo paura. Pensiamo si debbano affrontare i tre punti cardine che le ministre e il sottosegretario Scalfarotto hanno scritto a Conte. Il primo è di metodo: abbiamo fatto nascere questo governo contro il senatore Salvini che chiedeva i pieni poteri. Abbiamo combattuto accettando l’accordo con il Movimento 5 Stelle. I pieni poteri non li vogliamo dare a nessuno. Il secondo punto è il merito. C’è una drammatica emergenza da affrontare ma non può essere l’unico elemento che tiene in vita il governo», aggiunge Renzi. E poi c’è la questione Mes: «Siamo in emergenza, vanno trovati più soldi, non meno, per la sanità. È irresponsabile non prendere i soldi del Mes per motivi ideologici».

E sullo sbocco della crisi ha spiegato: «Non abbiamo pregiudiziali sul nome di Conte né sulle formule, l’unico paletto è che non andremo mai al governo con le forze sovraniste e populiste della destra». Via libera dunque anche all’ipotesi di un governo istituzionale, ma anche «pronti all’opposizione». «Comunque voteremo a favore dello scostamento di bilancio e il decreto ristori. Siamo pronti a dare una mano, a parlare di tutto con tutti senza ideologia. Non siamo irresponsabili. Se c’è una crisi la si affronta non su Facebook ma nei tavoli politici». Rispondendo alle domande dei giornalisti, Renzi ha chiarito che adesso «tocca a Conte trovare lo sbocco alla crisi» ma che il suo partito «è pronto anche alla stessa maggioranza. Se c’è un progetto per un programma di fine legislatura, noi ci siamo. Non credo al voto, ci sono le condizioni per andare avanti».

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