La Lombardia è finita in zona rossa per via di un errore. Ma commesso dalla regione. Mentre il governatore Attilio Fontana accusava il governo di aver punito i lombardi e con il neo assessore al Welfare Letizia Moratti presentava ricorso al Tar, in realtà se dieci milioni di abitanti sono rimasti una settimana in zona ad alto rischio, con i negozi chiusi e i limiti agli spostamenti, la colpa è dei dati sbagliati forniti dalla stessa regione.
La spiegazione è contenuta in una relazione tecnica dell’Istituto superiore di sanità: «I dati della sorveglianza epidemiologica fornita dalla Lombardia il 20 gennaio 2021 – si legge – cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Pertanto, una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita dalla Regione Lombardia».
La Lombardia dovrebbe, dunque, tornare in arancione già domenica. Secondo quanto riportato dall’Ansa la Lombardia il 20 gennaio, un giorno dopo aver presentato il ricorso al Tar, inviava l’aggiornamento della situazione epidemiologica nel quale era indicata «una rettifica dei dati relativi alla settimana 4-10 gennaio». Cambiamenti che «riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo Rt».
Fonti della Regione Lombardia sostengono dal canto loro che a portare la Lombardia in zona rossa è stata una «sovrastima dell’Rt» riferito al 30 dicembre e «calcolato dall’Istituto superiore di Sanità». La sovrastima sarebbe dovuta ad una valutazione che non avrebbe tenuto conto di una novità introdotta con la circolare del ministero della Salute del 12 ottobre, quella che ha stabilito che un paziente può essere dichiarato guarito con un solo tampone molecolare e non più con due. Certo è che secondo l’ultimo monitoraggio dell’Iss la Lombardia non deve stare in zona rossa, con Rt medio a 0,82 (0,78-0,87) e classificazione complessiva di rischio moderato.




