Per il governo Draghi sarà una settimana di scelte decisive sulle strategie per fronteggiare il coronavirus e per gestire i fondi del Recovery Fund. Ma prima il passaggio del discorso programmatico del premier e il voto di fiducia, la nomina dei sottosegretari e la decisione sul commissario per l’Emergenza Arcuri. E ancora il nuovo esecutivo dovrà prendere una decisione sul blocco di 34 milioni di cartelle fiscali. Affrontare le crisi di Alitalia ed ex Ilva. Decidere cosa fare dopo il 31 marzo con il blocco dei licenziamenti e la proroga della cassa integrazione.
Tra le prime decisioni del nuovo governo c’è già stata quella del ministro Speranza di non far riaprire le piste di sci, ma gli esperti sollecitano anche una riconsiderazione generale delle misure di fronte all’aggressività delle varianti del virus. In agenda tra i primi nodi da sciogliere anche la conferma o meno – e con quali deleghe – del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. Per il piano di vaccinazione Draghi punta ad una piattaforma unica nazionale e a un coinvolgimento della Protezione civile. L’obiettivo è arrivare ad almeno 300.000 vaccini al giorno, coinvolgendo anche i medici di famiglia, 70.000 sanitari che potrebbero fare da soli 400.000 vaccinazioni al giorno. Il tutto in attesa del primo vaccino italiano dell’azienda Reithera che potrebbe arrivare a giugno.
La transizione energetica è uno dei perni del Next Generation Eu che ci ha attribuito 209 miliardi di euro nei prossimi anni. Di un governo marcatamente «ambientalista» ha parlato in modo esplicito il capo del governo, lasciando intendere che tutte le politiche dell’esecutivo calcoleranno l’impatto su economia circolare, riduzione delle emissioni, sostenibilità ecologica. Il nuovo ministro Roberto Cingolani dovrà impostare la spesa di almeno 77 miliardi di euro, il 37% del Recovery italiano.
Per quanto riguarda l’economia è stata annunciata una riforma fiscale progressiva, con una possibile riduzione del cuneo fiscale. I redditi che ne trarrebbero beneficio potrebbero essere quelli al di sotto dei 40-50mila euro e il minor gettito fiscale potrebbe essere recuperato con nuove norme contro l’evasione. Inoltre un altro obiettivo del governo, già annunciato, è quello del completamento delle opere pubbliche, probabilmente si tratterà della costruzione di nuovi impianti ferroviari ad alta velocità, già previsti nel vecchio Recovery e in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo di riduzione delle emissioni di CO2 dai trasporti.
Altro nodo centrale, fortemente richiesto dall’Europa, è la transizione digitale. Il nuovo ministro Vittorio Colao, avrà a disposizione circa il 20% dei fondi del Recovery, cioè 40 miliardi di euro. Tra le priorità ci sono il completamento della banda larga, il 5G e la modernizzazione della pubblica amministrazione. Inoltre, anticipata da Colao quando era a capo della prima task force sul Recovery Plan voluta dall’ex presidente Giuseppe Conte nel suo omonimo piano, figurano anche la digitalizzazione di tutti gli istituti scolastici e il cablaggio di tutte le aree del Paese.
L’attenzione per la scuola è stata citata più volte da Draghi come uno dei capisaldi del programma. Nei primi giorni del suo incarico il capo del governo ha parlato di un possibile aumento del calendario scolastico in modo da recuperare il gap di lezioni perdute a causa della pandemia. Prevista anche una riscrittura totale della parte dedicata dal Recovery plan all’istruzione con l’introduzione di riforme a costo zero come la valutazione degli insegnanti e l’introduzione di criteri di merito e di efficienza, oltre alla formazione digitale. Prevista anche la riapertura dei concorsi per occupare le circa 10mila cattedre vacanti da inizio anno scolastico.
Infine il programma dovrà affrontare la riforma della giustizia civile, che a oggi costituisce uno dei problemi più importanti del paese a causa delle sue inefficienze e rallentamenti. La neo ministra Marta Cartabia dovrà anche trovare una soluzione all’impasse creato dalla riforma Bonafede che prevede l’annullamento della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, fortemente voluta dal M5s, ma osteggiata da gran parte dei partiti che ora compongono la maggioranza.





