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Perché si torna a chiudere le scuole

Il Cts ha invertito la marcia e chiesto una stretta in vista del prossimo provvedimento: istituti chiusi dalla materna all’università in zona rossa

Giusy Bottari di Giusy Bottari
Marzo 1, 2021
in Italia
Tempo di lettura: 2 mins read
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Perché si torna a chiudere le scuole

Non è soltanto questione di mettere ordine tra le ordinanze dei governatori e dei sindaci che nelle scorse settimane hanno chiuso le scuole di fronte all’allarme delle varianti. A far cambiare linea al Cts, che negli ultimi mesi si era espresso a favore del ritorno in classe, è stato il rapporto dell’Istituto superiore di Sanità «Focus età evolutiva» che ha monitorato i casi tra i più giovani tra agosto 2020 e febbraio 2021. Dati che hanno portato gli esperti a formulare un nuovo parere che entrerà nel Dpcm in preparazione a Palazzo Chigi e che consentirà a governatori, sindaci e prefetti di chiudere le scuole (anche materne ed elementari) nelle zone rosse e di ritagliare misure restrittive anche nelle zone più a rischio delle regioni in arancione e giallo.

LEGGI ANCHE: Scuola, ipotesi lezioni fino al 30 giugno

Il rapporto dell’Iss mostra che il picco di contagi tra i ragazzi resta quello di novembre che aveva costretto alla chiusura delle superiori dopo neppure un mese e mezzo in classe. Ma dall’8 febbraio i casi nella fascia di età 10-19 anni hanno una maggiore incidenza su 100 mila abitanti degli altri, in parte anche grazie alla diminuzione dei casi tra gli anziani come effetto dei primi vaccini. E dall’11 gennaio, cioè da quando si è tornati in classe dopo la vacanze di Natale, sono in rialzo i casi nella fascia dei più piccoli (0-9 anni). L’incidenza dei contagi tra i bambini e i ragazzi con meno di vent’anni segue le aperture e chiusure delle scuole. Va detto che il rapporto certifica che i casi tra i più giovani siano tutti praticamente non gravi, asintomatici o paucisintomatici. Ma questa volta gli esperti del Cts vorrebbero giocare d’anticipo visti anche i rischi delle nuove varianti.

Tutto chiuso dunque nelle zone rosse: dalla materna all’Università, se il contatore dei contagi è fuori controllo, i bambini e i ragazzi dovranno stare in casa e ricorrere alla dad. Nelle zone arancioni potrebbero cambiare i protocolli e dovrebbe valere la regola per la quale nei comuni in cui i contagi superano i 250 su 100 mila abitanti per sette giorni, si applicano le stesse misure restrittive della zona rossa.

Già da oggi uno studente su tre è tornato a fare lezione da casa. Il diffondersi delle varianti nelle fasce d’età più giovani ha fatto allarmare i governatori che si sono affrettati a firmare ordinanze per chiudere le classi. Chiusure che riguardano circa un milione e 800mila studenti delle superiori, 800mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, quasi mezzo milione di alunni delle medie: secondo una valutazione di Tuttoscuola in totale sarebbero 3 milioni gli studenti in dad.

Tags: Comitato tecnico scientificoCtsScuole
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