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Coronavirus, ecco perché bisognerebbe aumentare il distanziamento fino a 2 metri

Con la diffusione delle varianti un documento dell’Iss raccomanda di aumentare la distanza tra persone «in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, durante il consumo di bevande e cibo»

Redazione di Redazione
Marzo 16, 2021
in Italia
Tempo di lettura: 2 mins read
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Coronavirus, ecco perché bisognerebbe aumentare il distanziamento fisico fino a 2 metri

Se ne è parlato più volte, ma adesso arriva la conferma dell’Istituto Superiore di Sanità: con la diffusione delle varianti Covid, in ragione della loro maggiore contagiosità, il distanziamento fisico di un metro cui siamo stati abituati in un anno di pandemia potrebbe non bastare più. Appare opportuno aumentare la distanza «fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo».

L’indicazione è contenuta nel documento “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da Sars-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione” realizzato da Inail con Iss, ministero della Salute e Aifa. Viste le mutazioni di Sars-Cov-2 «non è indicato modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani», al contrario «si ritiene necessaria una applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure». Relativamente al distanziamento fisico, in particolare, « non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza a seguito della comparsa delle nuove varianti virali. Tuttavia, si ritiene che un metro rimanga la distanza minima da adottare e che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri, laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria (come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo)».

Dal documento emerge anche che «le persone con pregressa infezione da Sars-CoV-2 confermata da test molecolare, indipendentemente se con Covid-19 sintomatico o meno, dovrebbero essere vaccinate». È tuttavia «possibile considerare la somministrazione di un’unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione e entro i 6 mesi dalla stessa». Le persone con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, anche se hanno avuto la Covid-19 «devono essere vaccinate quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi».

Inoltre, anche chi è vaccinato, dopo un’ esposizione ad alto rischio, «deve adottare le stesse indicazioni preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione, a prescindere dal tipo di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione», e dunque osservare il periodo di quarantena.

Tags: CoronavirusCovid-19Distanziamento fisicoIssIstituto Superiore di Sanità
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© 2021 Casa editrice: MAURFIX S.r.l.
P. IVA 02713310833 - ROC n. 31556 - ISSN 2611-528X
PICKLINE è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 89 del 22/05/2018
Fondatore e Direttore Editoriale: Maurizio Andreanò
Direttore Responsabile: Giusy Bottari
Mail: redazione@pickline.it

Alcune delle immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da Internet e sono quindi ritenute di pubblico dominio. Se l'autore di una qualsiasi immagine ritenesse che la sua presenza sul nostro sito leda i propri diritti, è invitato a contattarci all'indirizzo email redazione@pickline.it. Dopo la ricezione della comunicazione e la verifica della richiesta, provvederemo prontamente alla rimozione delle immagini in questione.

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