Continuano gli approfondimenti sul caso AstraZeneca dopo la sospensione delle vaccinazioni, in via temporanea e cautelativa, annunciata dall’Italia e da altri Paesi europei. Stando ai dati raccolti e analizzati dalla struttura del commissario per l’emergenza Coronavirus, il generale Francesco Paolo Figliuolo, è stato stimato che la sospensione di quattro giorni totali delle somministrazioni di AstraZeneca (fino a giovedì, quando l’Ema si esprimerà a riguardo) equivale a circa 200mila vaccinazioni in meno per la campagna italiana.
Un ritardo che, secondo la struttura commissariale del governo, potrà essere recuperato nel giro di due settimane. Dunque, se davvero giovedì 18 marzo l’Agenzia europea per il farmaco darà il suo via libera e l’Italia riprenderà le somministrazioni di AstraZeneca, questo stop potrà essere riassorbito in breve tempo anche grazie al parallelo aumento di dosi del vaccino Pfizer.
Ma se domani non dovesse arrivare l’ok dell’Ema l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge entro settembre, con l’80% degli italiani vaccinati, potrebbe già non essere più realizzabile. Dall’azienda anglo-svedese si aspettano 40 milioni di dosi, che permetterebbero di vaccinare 20 milioni di italiani, circa un terzo della popolazione totale entro settembre. Proprio la stessa scadenza indicata dal governo per arrivare all’immunità di gregge.
L’Italia, come come il resto dell’Ue, ha puntato molto su AstraZeneca: basti pensare che solamente nel primo trimestre, quindi entro la fine di marzo, l’Italia dovrebbe ricevere 5,35 milioni di dosi. L’impatto è ancora maggiore nel secondo trimestre, cioè da aprile a giugno: AstraZeneca dovrebbe consegnare 10,04 milioni di dosi, che vorrebbe dire vaccinare 5 milioni di italiani considerando il richiamo. Più si va avanti, inoltre, e più la sospensione peserebbe sul piano vaccinale: nel terzo trimestre, in piena estate, dovrebbero arrivare quasi 25 milioni di dosi, una cifra nettamente superiore a tutti gli altri vaccini.
Se le disposizioni dell’ente regolatore europeo dovessero confermare il divieto, le dosi di vaccino di Oxford rimarrebbero nei frigoriferi, lasciando il piano nella mani degli appena 2 milioni di fornitura in arrivo rispettivamente da Moderna e da Pfizer. Senza contare che il 58,6% di dosi del vaccino AstraZeneca restano ancora da somministrare in Italia sul totale di quelle consegnate finora.
Il panico scatenatosi dopo i sospetti su una possibile correlazione, finora sempre smentita dalle autorità competenti, tra il vaccino di Oxford e alcuni casi di decessi avvenuti in seguito alla somministrazione, ha portato migliaia di persone a disdire gli appuntamenti per la vaccinazione. Ora le prenotazioni sono ferme per decisione di Aifa, ma quello che dovrà essere evitato è che questo clima di sfiducia continui anche dopo un eventuale via libera dell’Ema. Scartata l’ipotesi di dirottare chi si è già prenotato per AstraZeneca verso Pfizer e Moderna, perché dosi riservate alle categorie più fragili di over 80 e sanitari, le prenotazioni per docenti e forze armate sono allo stallo. Ancora più confusa la situazione per chi, avendo ricevuto la prima dose, avrebbe dovuto già sottoporsi alla somministrazione della dose di richiamo.





