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Sì al paracetamolo, no all’idrossiclorochina: le nuove linee guida per le cure domiciliari

Il ministero della Salute ha aggiornato le terapie da fare a casa per i pazienti Covid: via libera ai monoclonali, mentre cortisonici e gli antibiotici vanno dati solo in casi determinati. Fondamentale controllare la saturazione di ossigeno

Redazione di Redazione
Aprile 29, 2021
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Sì al paracetamolo, no all’idrossiclorochina: le nuove linee guida per le cure domiciliari

Niente vitamine o idrossiclorochina per le cure domiciliari di persone positive al Covid. Sì al paracetamolo e agli anticorpi monoclonali. L’eparina, i cortisonici e gli antibiotici, invece, vanno dati solo in casi determinati. Per il trattamento a casa di pazienti con coronavirus resta fondamentale controllare nel corso della giornata la saturazione di ossigeno: sotto il 92% vanno valutati il ricovero o l’ossigenoterapia a casa.

Il ministero della Salute ha aggiornato con una nuova circolare le linee guida per le cure domiciliari dei pazienti Covid. Il documento, firmato dal direttore della Prevenzione del ministero, Gianni Rezza, sostituisce la circolare precedente che risale al 30 novembre e fa chiarezza dopo le polemiche che hanno contrapposto alcuni medici e hanno portato a vari ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato in merito a quali misure e farmaci si dovessero adottare con i pazienti, nelle prima fasi dell’infezione da coronavirus.

La nuova circolare riguarda i soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici e la cosiddetta «vigile attesa», una «sorveglianza clinica attiva», che deve essere attuata con costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri. I primi interventi prevedono (in ordine di «gravità» dell’infezione) per chi non ha sintomi o ne ha di lievi, l’uso al bisogno di paracetamolo o FANS (in caso di febbre o dolori articolari o muscolari).

Sottolineata l’importanza del saturimetro, che misura la capacità polmonare, su cui l’indicazione del ministero cambia leggermente: «Sulla base dell’analisi della letteratura scientifica disponibile a oggi e sulla base delle caratteristiche tecniche dei saturimetri disponibili in commercio per uso extra-ospedaliero – si legge – si ritiene di considerare come valore soglia di sicurezza per un paziente Covid domiciliato il 92% di saturazione dell’ossigeno in aria ambiente», precedentemente si era detto 94%.

L’eventuale utilizzo di antibiotici è da riservare esclusivamente ai casi nei quali l’infezione batterica sia stata dimostrata da un esame microbiologico. Non bisogna utilizzare idrossiclorochina «la cui efficacia – si legge – non è stata confermata in nessuno degli studi clinici randomizzati fino ad ora condotti». E non bisogna utilizzare neanche l’eparina se non «nei soggetti immobilizzati per l’infezione in atto».

Il ministero segnala che non esistono evidenze solide di efficacia nemmeno per supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo quindi non viene raccomandato. Infine si aggiunge: «L’utilizzo di lopinavir / ritonavir o darunavir / ritonavir o cobicistat non è raccomandato né allo scopo di prevenire né allo scopo di curare l’infezione».

Un punto importante riguarda l’uso dei cortisonici che viene raccomandato esclusivamente nei soggetti con malattia grave che necessitano di supplementazione di ossigeno. Il ministero chiarisce che l’utilizzo della terapia in fase precoce con steroidi si è rivelata inutile se non dannosa in quanto in grado di inficiare lo sviluppo di un’adeguata risposta immunitaria e quindi riserva l’impiego di tali farmaci a domicilio solo per pazienti con fattori di rischio di progressione di malattia verso forme severe, in presenza di un peggioramento dei parametri pulsossimetrici che richieda l’ossigenoterapia, oppure ove non sia possibile nell’immediato il ricovero per sovraccarico delle strutture ospedaliere.

Riguardo i monoclonali si introduce la valutazione sui pazienti che possono essere indirizzati alle strutture di riferimento per il trattamento. È raccomandato il trattamento nell’ambito di una struttura ospedaliera o contesto che consenta una pronta ed appropriata gestione di eventuali reazioni avverse gravi. Si specifica che il trattamento deve essere iniziato non oltre i dieci giorni dall’inizio dei sintomi e quindi la decisione su questo spetta solo ed esclusivamente al medico di base che riferisce dei sintomi e della condizione preesistente del paziente.

Tags: AntibioticiAnticorpi monoclonaliCortisoniciCovid-19Cure domiciliariIdrossiclorochinaParacetamoloSaturimetro
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Fondatore e Direttore Editoriale: Maurizio Andreanò
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Alcune delle immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da Internet e sono quindi ritenute di pubblico dominio. Se l'autore di una qualsiasi immagine ritenesse che la sua presenza sul nostro sito leda i propri diritti, è invitato a contattarci all'indirizzo email redazione@pickline.it. Dopo la ricezione della comunicazione e la verifica della richiesta, provvederemo prontamente alla rimozione delle immagini in questione.

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