Svolta dell’ultima ora in Israele. I principali partiti di opposizione hanno annunciato di aver trovato un accordo per formare un governo di coalizione che potrebbe mettere fine a 12 anni di governo ininterrotto del Likud, il partito conservatore del primo ministro Benjamin Netanyahu.
L’accordo di governo è stato siglato da otto partiti di opposizione: i centristi di Yesh Atid e Blu e Bianco, i partiti di destra Casa Nostra, Yamina e Nuova Speranza, i Laburisti, il partito di sinistra Meretz e il partito di arabo-israeliani Lista Araba Unita. L’alleanza riunisce pezzi molto diversi, per ora è tenuta insieme dalla volontà di mandare a casa Netanyahu e di evitare le quinte elezioni nel giro di due anni e mezzo.
A ritardare i negoziati il meccanismo della rotazione che prevede che fino a settembre del 2023 il primo ministro sia Naftali Bennett, di Yamina, che poi dovrà lasciare l’incarico al leader di Yesh Atid, Yair Lapid. Le trattative per il nuovo governo erano cominciate dopo le ultime elezioni che come quelle precedenti non avevano avuto un chiaro vincitore: nonostante il Likud fosse risultato di gran lunga il partito più votato, non aveva ottenuto abbastanza seggi per formare un governo, nemmeno con l’aiuto dei suoi tradizionali alleati. Dopo che a inizio maggio era scaduto il termine dato a Netanyahu per provare a formare un governo, l’incarico era stato dato al capo del principale partito di opposizione, l’ex giornalista televisivo Yair Lapid del partito centrista Yesh Atid.
Grazie all’accordo raggiunto, la coalizione riuscirebbe ad avere 62 seggi in Parlamento, uno in più del minimo necessario per ottenere la fiducia. Non è ancora certo però se ci saranno i numeri in Parlamento. Il nuovo governo dovrà comunque ottenere la fiducia dal Parlamento israeliano: il voto è previsto per la prossima settimana.




