Dieci anni per riparare ai danni fatti e ripristinare gli ecosistemi. La sfida è contenuta in una risoluzione firmata nel 2019 dall’Assemblea generale dell’Onu, e a ricordarcelo è la Giornata mondiale dell’Ambiente 2021. La ricorrenza, istituita dall’Onu nel 1972, alza il sipario sul Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema: uno sforzo globale decennale per prevenire, fermare e invertire il degrado degli ambienti naturali. «Un recente rapporto dell’Unep ha riscontrato che i benefici economici del ripristino sono sbalorditivi – si legge sul sito della Giornata mondiale dell’Ambiente 2021 – Da oggi al 2030, il ripristino di 350 milioni di ettari di ecosistemi terrestri e acquatici degradati potrebbe generare 9mila miliardi di dollari di servizi ecosistemici, e rimuovere fino a 26 miliardi di tonnellate di gas serra dall’atmosfera».
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Oggi è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, una celebrazione riconosciuta in oltre cento Paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1972, per ricordare la Conferenza sull’Ambiente che si è svolta a Stoccolma dal 5 a 16 giugno di quell’anno. Durante il summit venne delineato il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, che ha l’obiettivo di rendere le persone sempre più consapevoli dei temi della difesa della natura. Il filo conduttore individuato per quest’anno è il Ripristino degli Ecosistemi: l’obiettivo è quello di prevenire e fermare i danni inflitti agli ecosistemi del nostro pianeta.
Nel rapporto “Becoming #GenerationRestoration: Ecosystem recovery for people, nature and climate”, l’Unep e la Fao (l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite) spiegano che «l’umanità sta utilizzando circa 1,6 volte la quantità di servizi che la natura può fornire in modo sostenibile». Dunque gli sforzi di conservazione, da soli «non sono sufficienti per prevenire il collasso dell’ecosistema su larga scala». Di fatto, il degrado sta già colpendo il benessere di circa 3,2 miliardi di persone, ovvero il 40% della popolazione mondiale, mentre ogni anno perdiamo servizi ecosistemici che valgono più del 10% della nostra produzione economica globale.
Non a caso, sempre l’Unep, nel rapporto sullo ‘Stato della finanza della Natura’, spiega che gli investimenti per riforestazione, tutela degli ecosistemi e della biodiversità dovranno triplicare da qui al 2030. Nel 2020 sono stati spesi 133 miliardi di dollari, in pratica lo 0,1% del Pil globale e per l’86% sono stati a carico dei governi (solo il 14%, ossia 18 miliardi, a carico della finanza privata). Basti pensare che solo il 2,5% degli stimoli economici messi in cantiere per il dopo-pandemia riguarda la natura. Secondo l’Unep bisognerà arrivare a 400 miliardi (e in 30 anni a 536 miliardi annui, con una spesa complessiva di 8.100 miliardi di dollari). Solo la riforestazione richiederà 203 miliardi di spesa all’anno.




