Un fine settimana di manifestazioni, con un coro che unisce le piazze di una sessantina di città italiane: «Libertà, libertà». Da Milano a Napoli, i No Green pass si sono organizzati sui social per protestare, ancora, contro il certificato digitale che attesta l’eseguita vaccinazione, il risultato del tampone negativo o la guarigione dalla Covid-19. «Pacifiche, spontanee e apartitiche»: gli organizzatori hanno invitato sui social i dimostranti a non lasciarsi andare in atteggiamenti riottosi.
L’ultimo report del governo italiano, a ormai nove mesi e mezzo dall’inizio della campagna vaccinale, ci dice che circa il 17,5% della popolazione nazionale over 12 – poco più di nove milioni di cittadini – non ha ancora provveduto alla somministrazione della prima dose. Fin dall’inizio della campagna, questo gruppo di persone – comunque meno consistente, da un punto di vista numerico, rispetto a quanto avviene in altri Paesi europei come Germania, Francia e Regno Unito – è stato definito “il popolo dei No vax”, e a questo gruppo è stata data una notevole visibilità mediatica, spesso legata da episodi di controversi, come la diffusione di fake news (se non addirittura tesi complottiste) e manifestazioni di dissenso.
Ma considerare gli autori di questi episodi come un campione rappresentativo dell’universo No vax, è un errore: alcuni sono ancora indecisi, spaventati o prudenti. Oppure pazienti con patologie croniche che temono gli effetti collaterali o donne in gravidanza. E poi ci sono i procrastinatori, quelli che non si oppongono ma aspettano di conoscere le reazioni avverse.
Le ragioni che portano alcuni cittadini a non vaccinarsi vanno indagate al fine di comprendere i dubbi che ne pregiudicano le scelte. Geograficamente parlando, al Sud i vaccinati sono molto meno. In Calabria per esempio il 25,8% degli abitanti è ancora senza vaccino, in Sicilia il 25,9%. I meno protetti hanno tra 30 e 49 anni. Poi c’è la fascia dei cinquantenni: oltre il 18% (1,7 milioni) è del tutto scoperto rispetto alla vaccinazione. Il sociologo Bennato chiarisce su La Repubblica che «non è questione di titolo di studio. Se ho una resistenza valoriale, il livello culturale non conta. Esercito il mio scetticismo». Diversa dallo scetticismo è invece la cieca convinzione No vax: «Sono persone che verso il vaccino hanno blocchi ideologici enormi», spiega ancora Bennato: «Non si confrontano, frequentano canali social a senso unico. Alle spalle di tutto c’è un’industria che vive del loro rifiuto e quindi lo fomenta».





