Per otto anni è stato lo stratega dei social media di Matteo Salvini, nonché ideatore della “Bestia”, la macchina di like, reazioni e commenti sul web del leader della Lega. Adesso, a pochi giorni dalla fine della collaborazione con Salvini, Luca Morisi è finito al centro di un’indagine per presunta cessione di droga.
«Digital philosopher. Social-megafono, mi occupo quasi 24×7 della comunicazione per il Capitano», si legge nella breve biografia su Twitter di Luca Morisi, un account seguito da oltre 20.900 utenti. Quarantotto anni, laureato a pieni voti in Filosofia, esperto di comunicazione e di marketing politico sui social media ha inventato quella complessa macchina di propaganda via social che ha segnato la scalata di Salvini fino a toccare le vette altissime del consenso politico raggiunto alle Europee del 2019 (34%).
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Che Luca Morisi non fosse uno qualunque appare chiaro anche dalle parole con cui lo stesso Salvini ha commentato la vicenda sul suo profilo Facebook. «Quando un amico sbaglia e commette un errore che non ti aspetti, e Luca ha fatto male a se stesso più che ad altri, prima ti arrabbi con lui, e di brutto. Ma poi gli allunghi la mano, per aiutarlo a rialzarsi». E poi: «Ti voglio bene amico mio, su di me potrai contare. Sempre». Un amico. Ma non solo. Anche un pezzo importante del partito. Tanto che lo scorso ottobre Morisi era entrato a far parte della segreteria politica della Lega.
Nella Lega però Morisi era entrato come semplice tecnico. L’incontro con Salvini risale al 2012 e avviene, neanche a dirlo, tramite Facebook. «Lo vidi a Porta a Porta nel 2012 mentre faceva una diretta con l’iPad dialogando con gli ascoltatori — ha raccontato il guru al Corriere della sera — Questa capacità di ibridare i due media, la tv e i social, mi ha appassionato così lo cercai ed è nato un rapporto professionale». «Ebbi una specie di innamoramento per lui dovuto alla constatazione della sua enorme capacità di gestire il talk show — ha poi spiegato Morisi a Matteo Pucciarelli, nel saggio “Anatomia di un populista” — Salvini giustamente aveva l’ambizione di crescere. Altri social media gli dicevano di puntare su Twitter, io gli dissi che il popolo stava su Facebook».
E così che nel 2013 Morisi diventa l’uomo social del Carroccio, un partito che allora veleggiava tra il 4 e il 5%. Ma quella comunicazione aggressiva e di pancia ha funzionato. I post da lui realizzati hanno fatto la storia di Salvini degli ultimi anni. Da quello con il leader leghista che imbraccia un mitra all’ancora più famoso «fai un selfie con Salvini e vinci un invito a cena». Per non parlare dei post coi gattini o con pane e Nutella e simili. Così come i tanti posti contro i migranti. O quello che ha fatto infuriare la rete, durante il rogo di Notre-Dame, nel quale Salvini è davanti alla tv a guardare il Grande Fratello. Chiaro l’obbiettivo: dare l’immagine di Salvini come un uomo della strada, con tutti i vizi e le virtù degli italiani.
Morisi è stato tra i primi a capire che le elezioni si vincono o si perdono anche sui social. Ma è anche difficile capire dove finiscano i meriti di Morisi e dove inizino quelli del segretario. «Salvini è lo spin doctor di se stesso — ha sottolineato Morisi sempre al Corriere — un comunicatore eccezionale, il simbolo della disintermediazione. La nostra mission è amplificare il suo messaggio». E di anno in anno la scalata di follower è aumentata fino all’arrivo di Draghi sulla scena politica. Da lì in poi anche Morisi ha cominciato a non riuscire più a conciliare la doppia anima, di lotta e di governo, del leader leghista. Il numero dei follower ha accusato una battuta d’arresto. Ma forse c’era già altro a turbarlo: «È un momento molto doloroso della mia vita, rivela fragilità esistenziali irrisolte a cui ho la necessità di dedicare tutto il tempo possibile nel prossimo futuro, contando sul sostegno e sull’affetto delle persone che mi sono più vicine».





