«È sconsigliato l’uso del plasma dei convalescenti nei pazienti Covid-19 non gravi, mentre dovrebbe essere utilizzato solo all’interno di studi clinici per chi si trova in condizioni gravi e critiche». A dirlo è l’Organizzazione mondiale della sanità all’interno del settimo aggiornamento delle linee guida sul Covid-19. L’evidenza scientifica, spiegano dall’Oms, dimostra che ad oggi il plasma convalescente non migliora la sopravvivenza né riduce la necessità di ventilazione meccanica. Ma la terapia ha «costi significativi».
Curare il Covid con il plasma iperimmune, ovvero con una trasfusione di sangue contenente gli anticorpi di altri pazienti guariti, in un primo momento era sembrato più che promettente. Sono così iniziate una serie di sperimentazioni in tutto il mondo, anche in Italia, che hanno registrato benefici minimi solo nelle prime ore dall’insorgere della malattia. Ma per il resto, i risultati non sono stati quelli sperati: il plasma non ha ridotto il rischio di peggioramento respiratorio o di morte. Cosa che ha portato ora l’Organizzazione Mondiale della Sanità a prendere una posizione in merito, sconsigliando l’uso del plasma come cura per il Covid dato che «l’evidenza attuale non mostra alcun miglioramento della sopravvivenza».
Le nuove linee guida dell’Oms si basano sul parere di un gruppo di esperti internazionali che ha preso in esame i sedici più grandi studi scientifici sinora condotti, analizzandone rischi e benefici. Nelle raccomandazioni si legge che «nonostante la promessa iniziale, le prove attuali mostrano che il plasma convalescente non migliora la sopravvivenza né riduce la necessità di ventilazione meccanica, è costoso e richiede tempo da amministrare. Pertanto, l’Oms formula una forte raccomandazione contro l’uso del plasma in pazienti con malattia non grave e una raccomandazione contro il suo uso in pazienti con malattia grave e critica, tranne che nel contesto di uno studio randomizzato controllato».




