Prima una, poi due dosi, quindi il booster. Adesso per over 80, ospiti delle Rsa e fragili siamo alla quarta dose di vaccino anti-Covid. Ma i numeri raccontano lo scetticismo degli italiani: 9 pazienti fragili su 10 non hanno ancora ricevuto la quarta dose. In un mese e mezzo «solo 70.598 quarte dosi somministrate agli immunocompromessi con una copertura nazionale all’8,9%». Lo rileva Il monitoraggio della Fondazione Gimbe nella settimana 6-12 aprile. Una situazione che è l’inevitabile conseguenza della scarsa efficacia del nuovo richiamo.
Un vero e proprio flop, come ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, la fondazione che fornisce al governo italiano dati e strategie in merito alla pandemia. Si tratta di un esito «alimentato dal senso di diffidenza per il nuovo richiamo».
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Per il momento, dall’esito della campagna di vaccinazione emerge chiara la reticenza dei cittadini a sottoporsi a un nuovo ciclo vaccinale. Una realtà che percorre il Paese da nord a sud. In Campania, dove si è scelto di non ricorrere alle prenotazioni, si sono presentate solo 164 persone su una platea di 300.000 soggetti vaccinabili. In Lombardia, le prenotazioni ammontano a circa 11.000 persone, su un totale di 830.000 interessati. Numeri leggermente migliori, certo, ma pur sempre meno di un cittadino su 80. Se nel Piemonte il tasso di vaccinati è del 39%, in Molise non supera l’1%.
Dopo il pronunciamento di Ema ed Ecdc e dopo la riunione della Commissione tecnico scientifica di Aifa, la quarta dose (secondo booster) del vaccino anti-Covid è prevista anche per le persone che abbiano compiuto o superato gli 80 anni di età, per gli ospiti delle Rsa e per coloro i quali siano inseriti nelle categorie a rischio e abbiano un’età compresa tra i 60 e i 79 anni. Ma c’è una grande incognita e cioè quanti aderiranno a questa possibilità. Il rischio di un flop della quarta dose, come dimostrano i numeri bassissimi di adesione dei pazienti fragili, è infatti concreta. La colpa? La cosiddetta “stanchezza” da vaccinazione, come ammette la stessa Agenzia Ue del farmaco (Ema): troppe le iniezioni vicine a fronte di poca informazione.
Ipotesi che trova conferma in un dato diffuso dall’Università Cattolica, secondo cui meno di 4 italiani su 10, al momento, ritiene che i vantaggi della dose «booster» siano minori rispetto ai rischi. La ridotta percezione del rischio e l’uscita dallo stato di emergenza stanno determinando un cambio nella percezione della pandemia. Anche questo è un aspetto portato alla luce dall’ultima rilevazione degli psicologi della Cattolica, secondo cui la metà degli italiani crede che Covid-19 sia oggi meno pericoloso del passato. Per avere un’idea del cambiamento di approccio, a settembre la pensava così soltanto il 37% degli italiani. A marzo di un anno fa, il 19%. Aspetti che, uniti alla convinzione diffusa (43%) di una ridotta efficacia dei vaccini a mRna contro le ultime varianti di Sars-CoV-2, stanno contribuendo alla progressiva «disaffezione» dalla campagna vaccinale.
L’Italia non smette di inseguire i cittadini con una siringa. La quarta. Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, ha affermato che «in autunno sarà necessaria una nuova dose per tutti», visto che «sarà un momento delicato e difficile, perché ci saranno le condizioni favorevoli per la propagazione del virus e ci sarà un’attenuazione della protezione vaccinale in tutta la popolazione». Così si potrà passare a una quarta dose generalizzata prima dell’inverno, quando i casi torneranno presumibilmente ad aumentare come è stato negli ultimi due anni.





