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«Ucciso dal vaccino perché positivo»: la decisione dei pm apre ai risarcimenti

Il militare Stefano Paternò è deceduto a 12 ore dalla dose di Astrazeneca per i danni prodotti dal vaccino che gli era stato iniettato nonostante avesse il Covid. I pm chiedono l’archiviazione in sede penale, ma aprono alla possibilità di un risarcimento civile

Redazione di Redazione
Agosto 20, 2022
in Italia
Tempo di lettura: 4 mins read
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«Ucciso dal vaccino perché positivo»: la decisione dei pm apre ai risarcimenti

Il Covid è entrato prepotentemente nella campagna elettorale. Dopo aver candidato Pier Luigi Lopalco, schierato in piena emergenza Covid come assessore della Regione Puglia, il Pd ha arruolato Andrea Crisanti, il quale, dimenticando le critiche mosse nel recente passato sulla gestione dell’emergenza, ha accettato di schierarsi al fianco di Roberto Speranza alle prossime elezioni. Il quadro, insomma, appare chiaro: dalle parti del Pd la lotta al Covid è vista come uno strumento sul quale insistere in campagna elettorale per raggranellare voti, iniziando fin da subito ad anticipare la necessità di nuovi interventi con l’inizio dell’autunno. Con le misure restrittive pronte nuovamente a fare capolino, in un Paese in cui, invece, degli effetti collaterali dei vaccini si continua a non poter parlare liberamente. Eppure proprio in queste ore è arrivata dai tribunali una decisione piuttosto eloquente.

Chiamato a pronunciarsi in merito al decesso di un militare dopo la vaccinazione, il Tribunale di Siracusa ha infatti chiesto l’archiviazione delle accuse contro i sanitari che hanno materialmente eseguito la puntura, ma allo stesso tempo ha riconosciuto la correlazione tra il decesso e la somministrazione. Stefano Paternò, il sottufficiale della Marina di Augusta morto a Misterbianco (Catania) il 9 marzo 2021, 12 ore dopo la somministrazione di Astrazeneca, era asintomatico e inconsapevole che quella dose di vaccino l’avrebbe ucciso.

Stando alle valutazioni della Procura di Siracusa, il militare è deceduto per i danni prodotti dal vaccino che gli era stato iniettato nonostante avesse il Covid. La richiesta di archiviazione del procedimento penale per omicidio colposo a carico del legale rappresentante di Astrazeneca, Lorenzo Wittum , arriva solo per «l’assenza», secondo i magistrati, «di violazione delle prescrizioni delle massime autorità sanitarie mondiali». Che raccomandavano proprio di non fare testprima del vaccino: «Come da indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’esecuzione di test sierologici volti a individuare la positività anticorpale nei confronti del virus o di altro tipo di test, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale», scriveva il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Giovanni Rezza. Circolari e disposizioni (una dell’Oms del 10 febbraio ovvero un mese prima della morte di Paterò e una del 3 marzo del ministero della Salute) sono state acquisite. E dunque, evidenziano i pm, «non si diceva che in caso di infezione il vaccino fosse sconsigliato». Anzi, si sosteneva che «non essendo prevedibile la protezione immunologica conferita dall’infezione da Sars-Cov-2 e la durata della stessa, si raccomanda di proseguire con la schedula vaccinale proposta (doppia dose per i tre vaccini disponibili)».

Dalla richiesta di archiviazione siracusana, firmata dal pm Gaetano Bono e controfirmata dal capo della Procura Sabrina Gambino, però, emergono aspetti che creano un precedente molto serio per i casi di decesso da vaccino. Intanto il provvedimento giudiziario stabilisce che «la morte del militare non può che essere ascrivibile alla risposta individuale al vaccino, indotta da uno stato di sensibilizzazione al Sars- Cov-2». E che «non c’era nessuna anomalia né nel lotto utilizzato nella vaccinazione né negli altri lotti Astrazeneca analizzati a campione». Paternò è morto per «l’arresto irreversibile delle funzioni vitali, consecutivo a sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) dopo circa 12 ore dalla somministrazione della prima dose del vaccino Astrazeneca, in virtù della concomitanza con la pregressa infezione da Sars-Cov-2, decorsa del tutto asintomatica». Stando ai consulenti tecnici dei pm, «Paternò venne vaccinato con la presenza del virus nelle prime vie aeree, in quanto affetto da infezione asintomatica ancora virus positiva, probabilmente in coda a un contagio avvenuto in periodo valutabile intorno alle due o tre settimane». Gli anatomopatologi sottolineano che «la presenza di anticorpi non neutralizzanti, tipici della risposta immunitaria al contagio non vaccinale ma da virus originale, abbinata alla presenza di virioni di Sars-Cov-2 è stata capace di innescare quella risposta infiammatoria che ha portato a una Ards acuta, come confermato dall’esame autoptico».

Le conclusione dei pm: «Non si può affermare che Paternò sarebbe morto anche se non si fosse vaccinato». Secondo le toghe (che hanno chiesto l’archiviazione anche per i medici che hanno iniettato la dose e per quelli che hanno trattato il caso quando il militare è arrivato in ospedale), «non c’è dubbio che Paternò stava bene e non soffriva di alcun problema di salute e che l’Ards si è sviluppata dopo il vaccino e a causa dello stesso». Inoltre, «la risposta individuale al vaccino è stata prodotta dalla vaccinazione con Astrazeneca, senza la quale egli sarebbe ancora vivo e, cioè, non si può dire che se non si fosse vaccinato l’Ards gli sarebbe venuta lo stesso». Anche in assenza di una responsabilità penale, secondo i giudici rimarrebbe «impregiudicata la configurabilità di una responsabilità civilistica in ragione dell’accertata correlazione eziologica tra la somministrazione e il decesso».

Ora l’ultima parola sulla richiesta di archiviazione spetta al gip. Una volta che saranno cadute le accuse contro gli infermieri che hanno somministrato il farmaco, non resterà allora che chiedersi: di chi sono le responsabilità per quanto accaduto? Delle aziende farmaceutiche e dei loro prodotti (nel caso del militare, il vaccino era AstraZeneca)? O di un governo e di un ministero della Salute che hanno obbligato i cittadini a sottoporsi all’inoculazione, calpestando la loro volontà e ignorando i possibili rischi? Domande alle quali dovrebbero far seguito indagini e inchieste. Mentre da noi uno dei principali partiti, il Pd, continua a candidare i sostenitori dell’obbligo vaccinale.

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