La vicepresidenza di Fitto adesso vacilla. Subito dopo la riconferma di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea, la notizia più rilevante che esce dall’emiciclo di Strasburgo è che il bis della presidente, per la prima volta nella storia, non ha trovato l’appoggio del governo italiano. Fratelli d’Italia e Lega, a differenza di Forza Italia, hanno votato contro la politica tedesca e questo rischia di avere serie ripercussioni sulla rilevanza di Roma nella prossima legislatura.
Von der Leyen è stata riconfermata con 401 voti, ben superiori alla soglia minima di 361. Oltre al PPE, ai Socialisti e a Renew è stata sostenuta anche dai Verdi, che nella scorsa legislatura avevano votato contro. In Italia i partiti della maggioranza di governo si sono divisi: la Lega ha votato contro insieme a Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia ha votato a favore.
L’Italia è il terzo per numero di abitanti tra i 27 membri, ma la scelta di FdI di collocarsi all’opposizione rischia di lasciarlo fuori dai processi decisionali, tranne che in sede di Consiglio Ue. Che i rapporti fossero deteriorati rispetto a quando Meloni e von der Leyen non perdevano occasione per mostrarsi insieme in pubblico a eventi e missioni internazionali era chiaro da settimane. La rottura definitiva è avvenuta nel corso dell’ultimo Consiglio Ue, quando la presidente del Consiglio ha dimostrato che in casa FdI non era ancora stata decisa una strategia chiara.
La votazione era segreta, quindi non è possibile sapere cosa abbia effettivamente votato ciascun europarlamentare: la decisione di Fratelli d’Italia di opporsi è stata annunciata solo dopo la fine della votazione da Carlo Fidanza, un esponente del partito. Fidanza ha detto che la riconferma di von der Leyen non rispetta la volontà degli elettori, ma ha aggiunto che il governo italiano continuerà a collaborare con la presidente della Commissione. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini ha detto che votare in favore di von der Leyen avrebbe significato «andare contro alcuni nostri principi» ma anche che il partito cercherà un rapporto costruttivo con la Commissione e che valuterà caso per caso se approvare o respingere le sue proposte.
Giorgia Meloni si è affidata a un video per motivare la scelta. «Non ho in alcun modo ragione di ritenere che la nostra scelta possa compromettere il ruolo che verrà riconosciuto all’Italia nella Commissione europea. L’Italia è il terzo Paese fondatore, la seconda manifattura, la terza economia d’Europa». Ma il mancato sostegno rischia di relegare un Paese importante come l’Italia, terzo per numero di abitanti e membro fondatore dell’Ue, in una posizione marginale rispetto al passato. Una cosa è certa: il partito di Meloni ha fatto una scelta assumendosi tutti i rischi del caso, consapevole che in fase di formazione della nuova squadra di commissari la decisione del 18 luglio potrebbe risultare penalizzante. Ogni concessione, ogni occhio di riguardo dipenderà da un aspetto soltanto: l’Italia è un Paese che in sede di Consiglio Ue ha grande potere e, quindi, non può essere totalmente marginalizzato.
Fratelli d’Italia ha deciso di non votare per la riconferma di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione europea. Siamo rimasti coerenti con la posizione espressa al Consiglio europeo di non condivisione del metodo e del merito. pic.twitter.com/4Zs9k9V8iI
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) July 18, 2024
Dietro alla strategia di Meloni, però, non si vede altro che la volontà esplicita di rimanere all’opposizione e non intestarsi, quindi, eventuali scelte indigeste prese a Bruxelles. Non identificarsi, quindi, in questa nuova “maggioranza”. Come ha detto Procaccini: «La partita si giocherà sui contenuti». Questo però sarebbe stato possibile anche dando appoggio a von der Leyen con la certezza di ottenere un commissario di peso al Berlaymont e, inutile nasconderlo, anche un trattamento privilegiato su temi scottanti come i conti pubblici, le procedure in tema di concorrenza e altri dossier.
Così, tutto ciò che Roma otterrà non potrà essere considerato il frutto della strategia di Fratelli d’Italia, ma solo il riconoscimento del peso specifico del Paese in Consiglio Ue, dove spesso le decisioni vengono prese all’unanimità o a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri che rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’Ue). Prima del voto, all’Italia venivano attribuite principalmente due possibili deleghe. La prima, che avrebbe portato al Berlaymont probabilmente il ministro per gli Affari Europei, Raffaele Fitto, era anche quella di maggior spessore: Bilancio e Next generation Eu.
Avere su quella poltrona un esponente del governo italiano, tenendo conto che la carica fa diretto riferimento a Ursula von der Leyen senza passare da alcun vicepresidente, avrebbe conferito all’Italia un peso importante su un dossier fondamentale per il Paese. L’altra opzione circolata era quella sul commissario alla Concorrenza, delega che sollevava però un problema di conflitto d’interessi, dato che l’Italia ha procedimenti aperti di primaria importanza, uno su tutti quello relativo alle concessioni balneari. Nelle ultime ore è circolata anche l’idea di un commissario italiano all’Agricoltura, il portafoglio in assoluto più ricco dell’Ue. Il voto contrario alla conferma di von der Leyen, però, apre a qualsiasi scenario. E l’esito delle trattative dipenderà soprattutto da un fattore: quanto Ursula von der Leyen vorrà far pagare a Giorgia Meloni la mancata fiducia.



