• Cookie Policy
  • Chi siamo
mercoledì, Giugno 24, 2026
  • Login
Pickline
  • Cultura
  • Libri
  • Spettacoli
  • Turismo
  • Salute
No Result
View All Result
  • Cultura
  • Libri
  • Spettacoli
  • Turismo
  • Salute
No Result
View All Result
Pickline
No Result
View All Result

Giuseppe Langella: «La poesia deve parlare a tutti e farsi carico del mondo»

Nel nuovo libro La messa del lunedì, il poeta e studioso intreccia fede, impegno civile e attenzione agli ultimi: dai migranti al caporalato, fino alle grandi ferite del nostro tempo

Carlangelo Mauro by Carlangelo Mauro
Giugno 23, 2026
in Libri
Reading Time: 5 mins read
A A
Giuseppe Langella con la copertina del libro La messa del lunedì. Immagine dedicata alla raccolta poetica che unisce fede, impegno civile, migrazioni e giustizia sociale.

Il poeta e studioso Giuseppe Langella. Sullo sfondo i temi centrali della raccolta La messa del lunedì: fede, solidarietà e attenzione agli ultimi.

Giuseppe Langella, già professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, è noto studioso della letteratura otto-novecentesca. La sua vasta produzione saggistica ha riguardato anche la poesia dell’ultimo secolo. Ricordo in particolare Il canto strozzato. Poesia italiana del Novecento (con Enrico Elli, 1995), Poesia come ontologia. Dai vociani agli ermetici (1997) e il recente Cosa resta da fare ai poeti. Poesia civile e lente bifocale (con Tania Di Malta, 2025). Come poeta ha pubblicato Il moto perpetuo (2008), La bottega dei cammei (2013), Il reliquiario della grande tribolazione (2015), Pandemie e altre poesie civili (2022) e ora, per La Scuola di Pitagora Editrice, La messa del lunedì (2026), nella collana “Fendinebbia”, espressamente dedicata alla poesia civile, che lui stesso ha fondato e dirige.

La sua poesia mi appare − le formule sono sempre riduttive − come una intensa meditazione lirico-civile con apertura al sacro. Mi ha molto coinvolto anche per la sua piena leggibilità, ma associata al controllo e al rigore formale.

 «Leggibilità e cura formale sono il frutto di una precisa scelta di campo. Ogni autore, prima di mettersi a scrivere, dovrebbe porsi questa duplice domanda: “Perché e per chi scrivo?” Il “come” viene di conseguenza. Se la poesia vuole svolgere realmente una qualche funzione civile, deve poter parlare la lingua di tutti. Il lettore comune, in primo luogo, vuol capire quel che sta leggendo. Quando il testo resta impermeabile a ogni sforzo di comprensione, egli se ne allontana deluso e infastidito, perché non ha trovato quel che cercava. Il piacere della lettura è inseparabile dalla comprensione del testo. Molti poeti si lamentano, spesso, della cortina di silenzio calata sulla poesia. Ma di chi è la colpa? Sarebbe tempo di fare un onesto esame di coscienza. Chi si esprime in modo lambiccato, astruso o sibillino, respinge la stragrande maggioranza dei suoi lettori potenziali, condannandosi in partenza all’isolamento. Per quanto mi riguarda, non sono minimamente interessato a torri d’avorio o club esclusivi per pochi frequentatori. Aspiro, al contrario, a una poesia del “noi”, che si faccia interprete dei diritti di tutti, del bisogno di pace e di giustizia sociale; che promuova i valori umani e il primato dell’etica sulla politica e sull’economia; che si prenda cura dell’ambiente, casa comune dei viventi, da preservare per le generazioni future. Per questo, desidero che parli a tutti e per conto di tutti. Peraltro, trovo che ricavare le coloriture espressive dal vocabolario condiviso, da modi di dire ad alta frequenza, sia un’arte tutt’altro che banale, forse più impegnativa di quella richiesta a chi esibisce la propria inappartenenza alla lingua della tribù. Sono, insomma, per un’arte povera ma di alto artigianato: l’arte, potremmo dire, di Geppetto, che sa estrarre un burattino (dunque, in nuce, un essere umano) da un pezzo di legno da catasta. D’altronde, la creazione di Adamo narrata nel libro della Genesi non consiste forse nel dar forma a una massa indistinta di fango, infondendo in essa un alito di vita? Il mio lavoro sulla forma dei testi è figlio di tutto questo: nobilita la materia, ne rende più intelligibile il senso, veicola un’idea di armonia e di bellezza che, se non riguarda, necessariamente, l’argomento trattato, riguarda sicuramente l’atto della scrittura in quanto destinato a una comunicazione. Di qualunque cosa parli, il poeta è tenuto a onorare la poesia e a rispettare le persone a cui si rivolge. Un testo sbrindellato e ciabattone non solo non fa onore a chi l’ha scritto, ma reca offesa, quel che è peggio, alla poesia e a chi dovrebbe leggerla».

Il titolo del libro, La messa del lunedì, incuriosisce subito: quale idea e quale significato racchiude?

«Provo a spiegarlo in poche parole. Andare a messa non vuol dire pagare una tassa, assolvere a un precetto. La messa non termina quando il sacerdote lascia l’altare e i fedeli escono di chiesa, ma si prolunga nella vita di ogni giorno: dalla domenica, insomma, al “lunedì”. Celebrare davvero la messa vuol dire portarne lo spirito e i frutti nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, nella dimensione feriale delle nostre scelte, dei nostri atti e dei nostri rapporti. La messa del lunedì vuol dire, allora, questo: guardare alla vita e disporsi a viverla ogni momento come una messa ininterrotta sulle strade del mondo».

Nel suo libro la fede è sempre fusa con l’impegno civile. Nella poesia di apertura, Nel nome del padre, la voce dei fedeli, i cori della messa, sono associati all’immagine delle “barche dei migranti.”. Si parla, poi, della “squallida fine” dei braccianti “in mano ai caporali”. Mi sono venuti in mente, per associazione, i recenti fatti di cronaca: in Calabria alcuni braccianti sono morti in un incendio doloso durante un episodio legato al caporalato, su cui sono in corso indagini…

«Nel nome del padre ci ricorda, appunto, che ognuno, entrando in chiesa, porta con sé e depone spiritualmente ai piedi dell’altare le sofferenze e le tragedie, i desideri e le speranze, che albergano nel suo cuore. Tra il tempo profano della storia e lo spazio sacro del culto non c’è separazione ma osmosi: la vita entra nella messa, bisognosa di riscatto e di redenzione, così come la messa, se non vuol essere un rito sterile e vano, deve tuffarsi nella vita per continuare a riscattarla e a redimerla. Quando scrivevo questa poesia, un paio di anni fa, avevo in mente, in particolare, il tragico naufragio di Cutro e l’esecrabile trattamento riservato al bracciante indiano di Cisterna di Latina in seguito al suo grave infortunio».

Nel libro si fa riferimento a vari temi ed eventi tragici della contemporaneità su cui c’è stato un dibattito spesso divisivo: dal covid, nella poesia Memento, al grande gesto del prof. Meshal a Kabul. Vorrei un suo commento sintesi su questi e altri eventi trattati in versi nel libro.

«La poesia civile si nutre di fatti di cronaca. Ce l’ha quasi scritto nel suo dna. Nella Messa del lunedì, come ho già accennato, espliciti o sottotraccia, se ne richiamano tanti. Ma diventano poesia solo le storie a loro modo esemplari, da cui si può trarre, per dirla con Manzoni, un qualche “sugo”, tanto meglio se hanno avuto a protagonisti delle persone di basso rango sociale».

Tra le diverse sue pubblicazioni su Manzoni ha dato alle stampe un Manzoni poeta teologo, in cui parlando della seconda Pentecoste afferma che dal “sublime altar” della Passione si passa all’“icona militante della Chiesa” nella storia. C’è una influenza del gran lombardo nella sua concezione della fede e della poesia?

«Ho cominciato a occuparmi di Manzoni nel 1985, in occasione del bicentenario della nascita, e non ho più smesso. Nessun autore ha influito su di me più di lui. Poi, si sa: ciò che siamo dipende dal concorso di mille fattori e suggestioni. Ma la mia idea “feriale” della testimonianza cristiana come fede che si prolunga nelle opere è molto vicina alla concezione “pentecostale” della Chiesa cara a Manzoni e La messa del lunedì, specialmente nella sua stessa struttura liturgica, ha qualcosa degli Inni Sacri».

La mia poesia preferita è Ubuntu, per il valore antropologico e solidale. I versi “ognuno è una somma e il totale / è una somma di numeri primi” mi hanno richiamato, per apparente contrasto, i versi del mio fraterno amico, poeta e fisico, Bruno Galluccio: “e impariamo che non possiamo sommarci subito / ma dobbiamo prima denominarci comunemente / conoscere la minima essenza condivisa / che ci moltiplichi” (da Verticali, Einaudi, 2009).   

«Ubuntu è una parola della lingua Bantu, difficilmente traducibile (una delle traduzioni possibili è “umanità attraverso gli altri”). Appartiene, quindi, come scrivo nel testo, alla “grande famiglia africana”, esprimendo una concezione della vita sociale lontana anni luce dalla nostra mentalità di occidentali malati di individualismo. Quello suggerito da Galluccio nella sua poesia, in fondo, è un metodo, a nostro uso e consumo, per avvicinarci all’etica ubuntu».

Tags: Giuseppe Langellaletteratura contemporaneapoesia civile
Share320Tweet200Share56ShareSend
Previous Post

Il divenire innocente di Flaminien, quando la poesia diventa resistenza all’alienazione

Related Posts

Copertina del libro "Il divenire innocente" di Jean Flaminien inserita in un paesaggio naturale al tramonto, immagine che richiama i temi della poesia, della natura e della ricerca dell'eterno.
Libri

Il divenire innocente di Flaminien, quando la poesia diventa resistenza all’alienazione

Giugno 19, 2026
Lo spazzolino: il viaggio dei sentimenti
Libri

Lo spazzolino: il viaggio dei sentimenti

Giugno 3, 2026
Umberto Eco e la copertina del libro “Riflessioni sul dolore” in una composizione dedicata al rapporto tra filosofia, sofferenza e arte.
Libri

Da Esiodo a Mel Gibson, il dolore raccontato da Umberto Eco

Maggio 24, 2026
Illustrazione ispirata al romanzo “Disertare” di Mathias Enard: un uomo osserva il mare davanti a uno scenario di guerra, accanto alla copertina del libro.
Libri

Enard e il diritto di disertare: contro la guerra, contro l’indifferenza

Maggio 10, 2026
  • Cultura
  • Libri
  • Spettacoli
  • Turismo
  • Salute

© 2021 Casa editrice: MAURFIX S.r.l.
P. IVA 02713310833 - ROC n. 31556 - ISSN 2611-528X
PICKLINE è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 89 del 22/05/2018
Fondatore e Direttore Editoriale: Maurizio Andreanò
Direttore Responsabile: Giusy Bottari
Mail: redazione@pickline.it

Alcune delle immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da Internet e sono quindi ritenute di pubblico dominio. Se l'autore di una qualsiasi immagine ritenesse che la sua presenza sul nostro sito leda i propri diritti, è invitato a contattarci all'indirizzo email redazione@pickline.it. Dopo la ricezione della comunicazione e la verifica della richiesta, provvederemo prontamente alla rimozione delle immagini in questione.

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Cultura
  • Libri
  • Spettacoli
  • Turismo
  • Salute

© 2021 Casa editrice: MAURFIX S.r.l.
P. IVA 02713310833 - ROC n. 31556 - ISSN 2611-528X
PICKLINE è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 89 del 22/05/2018
Fondatore e Direttore Editoriale: Maurizio Andreanò
Direttore Responsabile: Giusy Bottari
Mail: redazione@pickline.it

Alcune delle immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da Internet e sono quindi ritenute di pubblico dominio. Se l'autore di una qualsiasi immagine ritenesse che la sua presenza sul nostro sito leda i propri diritti, è invitato a contattarci all'indirizzo email redazione@pickline.it. Dopo la ricezione della comunicazione e la verifica della richiesta, provvederemo prontamente alla rimozione delle immagini in questione.