Nina Nasilli, L’Orsuta, Book editore, Poesia, 2025, euro 16,00.
Oggi sono in ascolto della voce di Nina Nasilli. Sì, perché forse la sua poesia non solo va letta, ma va ascoltata, con lentezza, e attenzione a ogni parola. Fin dai primi versi, in cui la poetessa fa in un certo senso una professione di ars poetica, e riconosce che a dettare le parole è un Altro, che il mistero della poesia non è dentro di noi, ma fuori di noi. Quest’altro, di cui lei incide il senso-sèma, appare con un’immagine felice un ‘cavaliere bardato d’armi fulgenti’.
E secondo la dicotomia dentro-fuori, mi sembra possa essere interpretata l’intera raccolta, in cui la poetessa fissa sulla pagina quanto le svela l’Altro o riesce a cogliere del mondo intorno a sé. Ad affascinarla è il mistero della natura (In Vallalbana), un fiume che albeggia, lo sguardo che non riesce più a raggiungerlo, il confine dell’ombra, ‘il passaggio tra loro che ci sanno e noi che ancora siamo’, e il desiderio di essere una sola cosa ‘loro e noi’(pp.20-21).
La stessa tensione emotiva mi sembra di trovare nella lirica Dormono le acque. Anche questa volta è la natura, colta nel suo incanto, ma anche nella sua Indifferenza, a mettere in moto un dialogo segreto con le cose, e a suscitare nella poetessa il desiderio di farsi foglia o filo d’erba, o sasso. Ciò però sarebbe possibile, solo se potesse apprendere quanto invece le resta ignoto e non svelato. La possibilità di essere altro da sé stessa si realizza pertanto solo in potenza, come sogno, desiderio, elevazione spirituale.
Molto intensa è la sezione Il corpo estraneo. Di nuovo ritorna il rapporto con l’altro, stavolta una figura umana, in una dimensione carnale, in un atto d’amore. Bello e molto suggestivo è l’attacco della lirica Pace (p.39), in cui lo staccarsi dei corpi, il riposo dopo l’amore è paragonato al disarmarsi, di cui poi ‘resta un profumo d’ebano e sapone’ con l’immagine abilmente accostata di una figura umana addormentata sul suo inguine.
Nina Nasilli è una poetessa immersa nelle cose, nella loro materialità e vita. È forse partendo da questa condizione che riflette e medita ‘filosoficamente’ sulla vita, anche sul suo divenire, su come lei stessa cambia, specie nella sezione che dà il titolo a tutta la raccolta L’Orsuta, ma anche nelle poesie ad matrem. Nella lirica Tu rimani si rivolge a un io, probabilmente la madre. Qui il verso assume un respiro ampio, con una fiducia nella vita, e nella permanenza di chi non c’è più nella ‘vita piccola di chi resta’. La figura a cui la poetessa parla, in immagini belle, essenziali, ed evocative, è immaginata nell’atto di conversare con la ‘bella Didone e Cleopatra’. Lei ormai è in una dimensione che va oltre l’umano, e conosce ‘i segreti inquieti di Tiresia e Napoleone’.
Nell’ultima parte nel L’anguicrinita ritorna nuovamente il corpo, e il rapporto con l’altro nella sua fisicità, che raggiunge i suoi esiti più alti e originali nella lirica A nido diviso, che riproponiamo per i lettori di Pickline a chiusura di questo nostro breve viaggio nella poesia di Nina Nasilli:
concavi e convessi
aderiamo l’uno all’altra
con la parte offerta
ed estesa – il fianco…all’occhio di chi sguarda
come fosse alto
pare d’ombra il profilo
della nostra fragile giunturama vi brilla di porpora e oro
il filo
della nostra splendida suturaecco – anche Dio a volte si ferma
e ci contempla
(forse ci perdona)– noi che volevamo il sangue eterno
Nina Nasilli, A nido diviso, da L’Orsuta
la dolcezza del sale
e il calore fresco del sole
come fragranza tiepida di pane




