Il percorso seguito da Massimo Gramellini nel romanzo L’amore è il perché (Longanesi, Milano 2025), a metà strada fra richiami colti e spinte emotive, rende imperdibili le riflessioni dello scrittore sul senso dell’amore in tutte le sue declinazioni.
Grazie a una cultura circolare, che gli consente di evitare fratture argomentative, lo scrittore affronta, dalla propria “bolla ideologica”, questioni legate al rapporto fra sesso e potere e alla consistenza delle relazioni nella sfera erotica. In non pochi casi, queste riflessioni si arricchiscono di incursioni stigmatizzanti che chiamano in causa il tema, politicamente divisivo, dell’androginia.
La chiave satirica diventa così uno strumento razionalizzante, richiamato con pudore dai docenti dei licei negli anni ormai trascorsi, per esempio nel caso di Saffo e della sua scuola. Entra allora in scena, quale artifex dell’unità, il dio Efesto, “del reparto siderurgico”, per illuminare il consolidarsi di mentalità — troppo spesso anche genitoriali — stigmatizzate come un vero e proprio abisso di civiltà (p. 65).
Mi piace chiudere questa rassegna con una riflessione, sin qui anonima, che definisce il tempo come “un fiume che scorre dal passato”. Un’immagine che restituisce, nello stile di Gramellini, il nesso inscindibile di una forma di continuismo storico-antropologico capace di fare l’occhiolino a finalità moralizzatrici.
Autrice: Rosalia Marino, Università di Palermo




