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Il Parlamento turco approva la mozione di Erdogan: sì all’invio di truppe in Libia

Le truppe di Ankara dovranno fermare l'avanzata dell'autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar. L'obiettivo è impedire la presa di Tripoli

Il Parlamento turco ha approvato la mozione che autorizza l’invio di militari in Libia, come richiesto dal governo del premier libico Fayez al Serraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite. L’obiettivo della mozione, sostenuta dal partito del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è quello di rafforzare la presenza militare a sostegno del governo di accordo nazionale per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli.

La mozione ha ottenuto 325 voti a favore (184 contrari). La missione in Libia dovrebbe durare circa un anno, ma nella mozione non vengono forniti dettagli specifici sulle modalità. Probabilmente, l’appoggio militare inizierà con l’invio di consiglieri e attrezzature. Quel che è specificato, invece, è che l’intervento non deve essere inteso come belligerante: Erdogan ha motivato la sua decisione come una scelta «al fine di garantire un cessate il fuoco, rilanciare un processo politico e favorire un ritorno alla diplomazia».

Il testo fa riferimento anche alla situazione umanitaria in Libia e alla lotta ai «terroristi», che «potrebbero sfruttare la mancanza di stabilità per il traffico di esseri umani e il rafforzamento delle proprie milizie armate». La richiesta di approvare l’intervento all’estero, infatti, può essere avanzata solo in base all’articolo 92 della costituzione turca, che permette al presidente della Repubblica di sottoporre una mozione di questo tipo al Parlamento solo in caso di «rischi e minacce» nei confronti del Paese. Giustificando la richiesta come necessaria a «prevenire e sventare» tali pericoli, Erdogan ha motivato la richiesta enfatizzando sulla necessità «di prendere tutte le contromisure possibili contro le minacce alla sicurezza della Turchia».

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