Musica

Lang Lang: «Scalo l’Everest suonando le Variazioni Goldberg»

Il celebre pianista cinese registra il monumentale lavoro di Johann Sebastian Bach: «Ora ho 38 anni e, sebbene non sia vecchio, ho pensato che fosse il momento giusto per una nuova tappa del mio percorso artistico». Una ricerca durata 20 anni

I possenti accordi di un Arrau, le ottave indemoniate di un Horowitz, la capacità di far cantare il proprio strumento di un Rubinstein, pianisti riconoscibili fra mille al primo ascolto per il loro tocco unico, un paio di decenni fa furono, per il critico musicale del New York Times Harold Schonberg, l’occasione di un acuto e inconsolabile rimpianto, se paragonati alla seriosità e alla verve dimessa degli interpreti delle generazioni successive, molto più rispettosi dello spartito, ma così impersonali, «incapaci di eseguire Mozart, Beethoven o Chopin con i propri tratti stilistici, i colori irripetibili». La nuova generazione under 40 sembra aver assimilato quelle critiche, cercando di dare un’impronta ben precisa al proprio modo di suonare, affermando, grazie ad alcuni protagonisti, il proprio stile.

Pianista simbolo di questa generazione è il trentottenne Lang Lang, ormai un vero e proprio fenomeno social con milioni di follower. Sul suo operato a dire il vero la critica ha sentenziato opinioni difformi. Piero Rattalino sottolinea come il fenomeno mediatico esista perché prima di tutto il cinese è un interprete eccellente. Mentre Paolo Isotta vede nella sua maniera di esibirsi «un cocktail che contiene al 50 per cento Chopin e al 50 per cento Frank Sinatra». Lang Lang accettò divertito quest’ultima affermazione: «In effetti quando fraseggio una melodia e cerco di “cantare” al pianoforte, ho sempre in mente Chopin. Egli è, probabilmente, il compositore più lirico che abbia mai scritto per questo strumento. Sinatra poi è uno dei maggiori cantanti del Ventesimo secolo e il mio amico e mentore Nikolaus Harnoncourt mi insegnò a fraseggiare una linea melodica come avrebbe fatto Sinatra».

Lang Lang ha proiettato la grande musica classica verso la stratosfera della cultura pop, le audience di massa, lo star-system. Nel 2007 ha ottenuto la nomination al Grammy Award, diventando il primo artista cinese nella categoria Miglior solista strumentale, ed è stato descritto come una delle 100 persone più influenti al mondo dalla rivista Time. Ai Grammy’s di Los Angeles si esibì con la band Metallica per un omaggio a George Gershwin nel suo centenario. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon lo ha nominato “messaggero di pace”. Un incarico che lui prende molto sul serio, fino a definirlo «più importante dei miei concerti».

Cinese doc ma residente da anni a New York («è la mia città ideale per incontrare tutti i migliori talenti, cinesi inclusi!»), Lang Lang stupisce e spiazza chi cerca di racchiuderlo in una categoria. A 38 anni, ne dimostra dieci di meno. Veste un casual raffinato, scarpe da tennis e jeans con giacche Armani. Dentro ai saloni del Palazzo di Vetro si aggira divertito come uno studente in gita scolastica. Ma è straordinariamente serio quando parla delle sue iniziative a favore della cultura musicale e della scolarizzazione. «Mi piacerebbe portare la musica anche nelle scuole italiane, siete la patria dei grandi classici dell’opera, è giusto che i vostri ragazzi possano coltivare ogni talento artistico che hanno dentro di sé».

Lang Lang è un personaggio unico, per la sua capacità di fondere culture diverse: Oriente e Occidente, musica “alta” e audience popolare, raffinato virtuosismo e alfabetizzazione di massa. E con questa sua arte si è avvicinato al monumentale lavoro di Johann Sebastian Bach, le Variazioni Goldberg, descritto come «un Everest musicale». L’album sarà pubblicato su Deutsche Grammophon il 4 settembre e sarà l’abbinamento di due esecuzioni del pianista: la prima registrata dal vivo durante il concerto presso la Thomaskirche di Lipsia, dove Bach lavorò per quasi trent’anni e che ora ospita la sua tomba; la seconda è stata realizzata poco dopo in studio. Le due registrazioni possono essere acquistate insieme come parte di un’edizione super deluxe; è la prima volta che il capolavoro bachiano è pubblicato simultaneamente in due versioni, dal vivo e in studio.

«Ora ho 38 anni e, sebbene non sia vecchio, ho pensato che fosse il momento giusto per una nuova tappa del mio percorso artistico», commenta Lang Lang. «Mi sono spostato su un nuovo terreno con le Variazioni Goldberg e mi sono davvero immerso completamente in questo progetto. Il mio obiettivo come artista è quello di continuare a diventare più autocosciente e più informato, oltre a continuare a offrire ispirazione agli altri. È un processo in divenire, ma questo progetto mi ha portato un po’ più avanti lungo il percorso».

Il lungo viaggio del pianista nell’anima di uno dei più grandi punti di riferimento della cultura mondiale è iniziato con le prime lezioni sulla musica di Bach impartite durante la sua gioventù in Cina. Aveva solo 17 anni quando ha suonato a memoria le Variazioni Goldberg per il direttore e pianista Christoph Eschenbach, un’esperienza indimenticabile per entrambi i musicisti. Lang Lang si è successivamente confrontato con grandi interpreti esperti nell’esecuzione della musica del compositore come il direttore d’orchestra Nikolaus Harnoncourt e il clavicembalista Andreas Staier.

Grazie alla sua filosofia di lavoro che gli ha sempre permesso di evolversi nel corso degli anni, Lang Lang si è sentito pronto per registrare la celebre Aria e le trenta variazioni. All’inizio del marzo 2020, poco prima di iniziare le sue sessioni in studio, ha tenuto una commovente performance pubblica a Lipsia. «Suonare nella Thomaskirche, dove Bach è sepolto, è stato incredibilmente emozionante per me», ricorda. «Non mi sono mai sentito così vicino a un compositore come durante quel recital. La versione dal vivo è molto spontanea, mentre nella versione in studio il mio modo di suonare è diverso, molto ponderato e riflessivo. In concerto si concentrano i cento minuti di lavoro nel loro complesso. In studio puoi focalizzare su singoli dettagli e sfumature e, naturalmente, ciò può influire in modo sostanziale sull’esperienza musicale».

La leggenda narra che Bach abbia scritto le Variazioni Goldberg per il suo allievo, un giovane virtuoso del clavicembalo di nome Johann Gottlieb Goldberg. Il primo biografo del compositore riferì che il pezzo fu commissionato dall’ambasciatore russo alla corte di Dresda che soffriva d’insonnia come un’opera «rilassante e allegra» per il giovane Goldberg da suonare durante la notte. Pubblicato alla fine del 1741, richiede una totale attenzione mentale e spirituale da parte dell’esecutore.

«Questo non è solo il lavoro più incredibile e creativo nel repertorio per tastiera, è anche il più multidimensionale», osserva Lang Lang. «Ci consente di attingere a tutto ciò che abbiamo dentro di noi, ma ci fa anche capire ciò che manca e ciò che dobbiamo ancora imparare».

Tags

Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi