Perché si parla di obbligo vaccinale

Trenta giorni per decidere sull’obbligo vaccinale. Il governo prepara un piano in due mosse per raggiunge quanto prima possibile quota 90% di copertura degli over 12. Il primo: rafforzare già nelle prossime settimane il…

Perché si parla di obbligo vaccinale

Trenta giorni per decidere sull’obbligo vaccinale. Il governo prepara un piano in due mosse per raggiunge quanto prima possibile quota 90% di copertura degli over 12. Il primo: rafforzare già nelle prossime settimane il Green Pass, estendendolo al pubblico impiego, ai mezzi di trasporto pubblico locale e soprattutto ai luoghi di lavoro privati. E poi valutare se sia necessario introdurre una legge per imporre la vaccinazione obbligatoria per tutta la popolazione.

Il tema però divide la politica. La ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, ad esempio, non ha escluso il ricorso all’obbligo vaccinale: «Se dovessimo giudicare irraggiungibile la copertura dell’80% della popolazione non vedrei alternative», ha detto. La decisione, però, «spetta al Parlamento». Per il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri si può attendere fino al 15 settembre, poi si agisce e si impone la vaccinazione.

Ma si può davvero imporre un trattamento sanitario? Si può imporre a una persona di sottoporsi al vaccino anche se questa preferirebbe non farlo? La risposta è «sì» ed è contenuta nella nostra Costituzione che all’articolo 32 recita: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». La legge, dunque, prevede la possibilità di imporre un trattamento sanitario nell’interesse collettivo. Quello che non è permesso, invece, è che il trattamento sanitario non «rispetti la persona umana».

Ma per imporre l’obbligo vaccinale servirebbe una legge votata dal Parlamento. Se da una parte ci sono Forza Italia e Pd che si dicono favorevoli, dall’altra c’è la Lega che chiude subito a ogni possibilità dicendosi contrario a «qualsiasi tipo di obbligo, multa e costrizione». «Sono sempre per la libertà, anche per la libertà di cura», dice Matteo Salvini. Un no secco che mette in imbarazzo il governo Draghi e che si scontra con il sì della ministra forzista Mariastella Gelmini. Dunque un centro-destra più che spaccato, e senza una soluzione che possa accontentare tutti.

Se all’interno della politica i pareri sull’introduzione dell’obbligo vaccinale per l’intera popolazione sono discordanti, il via libera arriva da parte del Comitato Nazionale di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «Esprimiamo parere favorevole ed auspichiamo un’obbligatorietà della vaccinazione, con specifico riferimento a chi svolge funzioni pubbliche e attività che pongano il cittadino a stretto e contatto con altri soggetti e con l’ovvia esclusione delle situazioni di rischio di possibile patologia post-vaccinale», fanno sapete dal Comitato. Sulla stessa linea è anche la Consulta di Bioetica: «Siamo favorevoli all’obbligo del vaccino anti-Covid per tutti. Anzi, è un diritto del cittadino».

E ora, a rafforzare la convinzione dell’obbligo vaccinale, arriva anche la Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici hanno respinto la richiesta di sospensiva dell’obbligo vaccinale proposta da 672 pompieri francesi. Il ricorso era stato fatto contro la legge del 5 agosto scorso. Nella sua decisione, la Corte di Strasburgo ha specificato che non è possibile sospendere la decisione dell’obbligo quando «i ricorrenti sono esposti a un rischio reale di danno irreparabile». Il caso crea un precedente importante che costringe a soppesare bene le cose: se su un piatto della bilancia ci sono la rivendicazione dei propri diritti e della libertà personale, sull’altro piatto ci sono il pericolo pandemia e il rischio contagi.

Nelle prossime settimane, dunque, si deciderà una volta per tutte se imporre o meno l’obbligo vaccinale a tutti o estenderlo solo ad alcune categorie, magari quelle più esposte e a rischio. Gli unici finora a essere stati “costretti” a vaccinarsi sono stati i sanitari: chi non lo ha fatto ha già ricevuto la lettera di diffida, in alcuni casi si è già provveduto al trasferimento ad altra mansione o alla sospensione dal lavoro. In bilico ci sono anche i lavoratori della scuola in vista del rientro a settembre e non si esclude anche un’estensione dell’obbligo vaccinale a chi lavora negli uffici pubblici.