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Cosa succede nelle carceri italiane

Da Biella a Caltagirone i detenuti protestano per il sovraffollamento e per il trattamento degradante a cui sono sottoposti

Redazione di Redazione
Luglio 30, 2024
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Cosa succede nelle carceri italiane

Due agenti sequestrati da un detenuto e poi rilasciati: è quanto accaduto ieri nel carcere di Rieti. Nel carcere La Dogaia di Prato, in Toscana, si è suicidato un uomo di 27 anni, il sessantesimo dall’inizio dell’anno. Nelle carceri italiane sono recluse molte più persone della loro capienza prevista, e il caldo degli ultimi giorni ha reso ancora meno vivibili le celle. Un po’ ovunque in Italia i detenuti protestano per il trattamento degradante a cui sono sottoposti.

Nell’ultimo fine settimana in molte altre carceri ci sono state molte proteste. Tra venerdì e sabato a Regina Coeli, a Roma, alcuni detenuti si sono rifiutati di entrare nelle celle a causa delle temperature eccessive: hanno bruciato dei materassi e rotto alcuni tavoli. Circa trenta detenuti sono stati poi trasferiti in altri istituti penitenziari. Domenica a Vibo Valentia, in Calabria, i detenuti hanno protestato perché per due giorni non ci sarebbe stata l’acqua potabile. A Velletri, nel Lazio, sono stati incendiati materassi e distrutte telecamere di sorveglianza: anche in questo caso la protesta è iniziata quando i detenuti si sono rifiutati di rientrare nelle celle. Lo stesso è successo a Biella, in Piemonte, e a Rieti, sempre nel Lazio. A Caltagirone, in Sicilia, alcuni detenuti sono saliti sui tetti dopo la morte di un compagno per cause naturali; a Terni 55 persone detenute hanno organizzato una protesta pacifica contro il sovraffollamento.

L’associazione Antigone, che dal 1991 si occupa dei diritti dei detenuti, ha denunciato per l’ennesima volta il sovraffollamento, il caldo e in generale le pessime condizioni di reclusione, problemi segnalati ciclicamente negli ultimi anni. Il livello di sovraffollamento nazionale, si legge nel report, ha raggiunto il 130%, ma in 56 carceri italiane – un quarto del totale – è superiore al 150% con picchi di oltre 200%. Significa che 200 persone vivono in celle dove dovrebbero starcene 100. E anche nelle carceri dove il tasso di affollamento rientra nei limiti, quasi sempre il dato risulta falsato da spazi chiusi per via di lavori di manutenzione o semplicemente perché inagibili. Nelle 88 visite organizzate da Antigone nelle carceri italiane sono stati rilevati casi di acqua corrente mancante, muffa, infiltrazioni d’acqua nei muri, assenza di docce, finestre in plexiglass che impediscono il passaggio dell’aria, presenza di scarafaggi e cimici.

Le condizioni delle carceri sono state descritte in una lettera che i detenuti del carcere di Brescia hanno inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Si boccheggia in cella, e l’acqua che ci trasciniamo dietro dopo l’agognata doccia evaporando riempe d’umidità l’angusto luogo. L’aria satura d’umidità, sudore, miasmi, la puoi tagliare con un coltello. In verità farlo è impossibile, i coltelli sono di plastica riciclata. Il cesso è una vecchia turca fatiscente con sopra un tubo dell’acqua per farsi la doccia, che d’estate scotta dannatamente, e d’inverno è maledettamente fredda. A pochi centimetri, sempre nel bagno, cuciniamo i nostri pasti. In quindici è pressoché impossibile permanere in piedi in cella, figuriamoci seduti tutti al piccolo tavolino per mangiare, quindi facciamo a turno. Nei turni con noi si accodano cimici, scarafaggi e altre bestiacce che non ne vogliono sapere di rispettare la fila».

Il presidente della Repubblica Mattarella ha definito queste condizioni «angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilità e coscienza» oltre che «indecorose per un paese civile». Mattarella ha anche detto che il carcere non va trasformato in una palestra criminale. In un carcere sovraffollato, infatti, oltre a vivere male non vengono garantite attività lavorative e di reinserimento venendo meno lo scopo rieducativo della pena, affermato nell’articolo 27 della Costituzione. Infatti, il tasso di recidiva in Italia è molto alto: secondo i dati più recenti (aggiornati alla fine del 2022) diffusi dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è al 68,7%. Significa che più di 2 ex detenuti su 3, una volta in libertà, commettono di nuovo reati.

Antigone ha chiesto al governo provvedimenti urgenti per ridurre il sovraffollamento e migliorare la qualità della vita delle persone nelle carceri, per esempio con l’aumento dei giorni della liberazione anticipata speciale: al momento le persone che hanno la cosiddetta buona condotta, cioè che mostrano un atteggiamento rispettoso delle regole di detenzione, hanno diritto a una riduzione di pena di 45 giorni ogni sei mesi.

Il Guardasigilli Nordio ha annunciato un piano strategico per le carceri che prevede un disegno coordinato di interventi. «Solo nel 2024 abbiamo stanziato 10,5 mln di euro aggiuntivi, più che triplicato il budget previsto in bilancio di 4,4mln, per uno stanziamento totale di 14,9 milioni di euro», ha detto il ministro. «Il carcere non può essere il luogo in cui si perde ogni speranza, non va trasformato in palestra criminale e vanno rafforzate le misure per il personale».

Tags: Affollamento carceriCarceriCarlo Nordio
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