Dai rifugi trentini ai ristoranti siciliani, passando per scuole e aziende, lo scontro è ancora sul Green pass che di fatto è diventato lo scontro sull’obbligo di vaccinazione, dal 6 agosto requisito principale per poter esibire dove richiesto il contestato Qr code. Ultimi a chiederne l’obbligatorietà per legge, in due lettere inviate ieri al premier Draghi e ai governatori regionali, i ristoratori e i baristi rappresentati dalla Fipe. Con l’obiettivo di scongiurare «nuove misure restrittive per le imprese». Ma anche la Cisl, con il segretario Lugi Sbarra.
In un’intervista a Il Messaggero il leader della Cisl ha detto che c’è un solo modo per uscire dall’emergenza: «l’obbligo del vaccino»: «Abbiamo a cuore l’interesse generale e il vaccino è l’unica via che potrà portarci fuori da questo tunnel – ha spiegato -. Nella delicata fase che stiamo attraversando ogni soggetto deve esercitare le proprie prerogative, senza ambiguità, senza scorciatoie o vie surrettizie. E la svolta sull’obbligo spetta solo al legislatore».
Per il governo, secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, l’obbligo vaccinale è «l’ultima ipotesi da prendere in considerazione». «Semmai – ha proseguito Costa – il tema dell’obbligo di vaccinazione anti-Covid sussiste per singole categorie, come per il personale sanitario e per altri settori specifici. Ma per ora, credo, dobbiamo ancora affidarci al senso di responsabilità dei cittadini». Ma sono sempre più le voci autorevoli che, per scongiurare un nuovo autunno con picchi di contagi e ricoveri, seguiti da ulteriori restrizioni e chiusure, si schierano a favore dell’obbligo vaccinale.
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Nei giorni scorsi dal Cts era arrivata una prima spinta. La priorità è «cercare i 4,2 milioni di italiani over 50 che a oggi non sono vaccinati neppure con una dose. Circa 2 milioni sono over 60, che più spesso finiscono in ospedale e in terapia intensiva» ha detto al Corriere della Sera l’immunologo Sergio Abrignani, componente del comitato tecnico scientifico. Per riuscirci «proporrei l’obbligo vaccinale perché le malattie infettive le contieni quando vaccini tutti e lo abbiamo visto con la polio, il vaiolo e altre malattie. Mi chiedo come sia possibile che con una malattia infettiva come il Covid che ha rischiato di distruggere la nostra economia e solo in Italia ha ucciso 130 mila persone ci sia ancora chi si interroga se sia opportuno o no vaccinarsi».
A favore dell’obbligo vaccinali anche Guido Rasi, consulente del commissario per l’emergenza Figliuolo: «Se si deve arrivare all’obbligo di vaccinazione, ci si arrivi. Non è tollerabile riempire di nuovo gli ospedali di Covid quando ci sono migliaia di patologie che aspettano ormai da due anni, non è proprio più morale».Walter Ricciardi, consigliere del ministro alla Salute Roberto Speranza, afferma che è «giusto l’obbligo per i professionisti della sanità ma andrebbe introdotto anche per chi lavora nella scuola. Va inteso come un modo per proteggere i fragili con i quali si entra in contatti».
Della stessa idea è anche il presidente di Aifa, Giorgio Palù, componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) che, in un’intervista al Corriere della Sera, spinge per l’introduzione di un «obbligo vaccinale per chi ricopre una funzione pubblica: operatori sanitari, insegnanti, forze dell’ordine e altra categorie. Ricordiamo che la salvaguardia del bene pubblico è tutelata anche dall’articolo 2 della Costituzione, secondo cui il diritto individuale non può ledere quello della comunità. E i vaccini di cui oggi disponiamo, oltre a proteggere l’individuo, sono altamente efficaci nella prevenzione dei contagi: tra il 70 e l′85%. Per quel 25-30% che sfugge anche i vaccinati devono continuare a portare la mascherina in ambienti affollati e al chiuso».
Obbligo vaccinale per tutti e da subito, aveva chiesto l’immunologa Antonella Viola. «I dati sono essenziali nella scienza e lo sono anche per guidare tutti noi, cittadini e governi, nel prendere le decisioni più giuste», si legge nel suo editoriale su La Stampa. «Tuttavia, in una condizione in continua evoluzione come una pandemia virale, i dati devono essere, da un lato, costantemente aggiornati sulla base delle nuove evidenze scientifiche e, dall’altro, devono saper essere interpretati». Secondo l’immunologa «in questi giorni, entrambi gli aspetti sono carenti e, dunque, molte persone faticano a comprendere che i vaccini stanno funzionando bene e che non c’è davvero spazio per esitare: bisogna fare presto e vaccinarci tutti».





