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Ribellione contro le mascherine: cacciati da scuola i docenti che imitano il premier

Mentre Draghi può stare tra gli alunni senza mascherina, chi si oppone al diktat è perseguito e umiliato. Intanto, arrivano le prime denunce dei genitori e le prime cause per risarcimenti

Redazione di Redazione
Giugno 3, 2022
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Ribellione contro le mascherine: cacciati dalla scuola i docenti che imitano il premier

Regole anti-Covid più leggere per tutti e dappertutto tranne a scuola, dove l’obbligo di indossare le mascherine rimane. Roberto Speranza continua imperterrito la sua battaglia, contro ogni evidenza scientifica e contro ogni logica interpretazione dei dati, e dopo aver speso finora oltre 9 miliardi solo per questo dispositivo di protezione, continua a tenere gli studenti di tutta Italia con la mascherina, non concedendo nemmeno di svolgere gli esami di maturità e di terza media in libertà. La deadline è il 15 giugno quando il nostro Paese potrebbe dire ufficialmente addio alle mascherine praticamente ovunque. Ma, sulla possibilità che dopo questa data possano rimanere sui mezzi di trasporto pubblico, «sono tutte valutazioni ancora da compiersi, non c’è nessuna decisione già assunta» fa sapere il ministro della Salute Roberto Speranza, a margine dell’evento a Roma all’Ambasciata di Francia.

Ma il mondo della scuola comincia a ribellarsi. Davide Tutino è un docente di storia e filosofia che sin dalla prima ora si è reso protagonista di gesti di disobbedienza civile e onestà intellettuale contro la narrativa e la normativa della cosiddetta emergenza Covid. Tutino, dopo una e-mail di avvertimento inviata alla sua dirigente scolastica, si è presentato nell’istituto in cui lavora senza mascherina. Tra le motivazioni del gesto non solo il fatto che l‘Italia sia rimasto l’unico paese europeo ad imporla ad alunni e lavoratori, ma anche l‘esempio fornito dal Presidente del Consiglio, che pochi giorni fa si è presentato in una scuola a Sommacampagna, in provincia di Verona, lasciandosi fotografare senza mascherina in mezzo a centinaia di alunni costretti a indossarla.

Ma mentre Mario Draghi può stare tra gli alunni senza mascherina, chi si oppone al diktat è perseguito e umiliato. Nel padovano, una docente è stata cacciata dalla preside. A Pordenone, invece, sono intervenuti i vigili per multare un insegnante e allontanarlo dall’istituto. La Verità racconta uno spiacevolissimo episodio si è verificato in Abruzzo, a Pescara, dove un bimbo di quarta elementare (nove anni) si è tolto la mascherina e non l’ha rimessa. Risultato? Convocazione dei genitori per portar via il ragazzino. A dare questa versione è stato Nico Liberati, del comitato No green pass Abruzzo, secondo il quale un episodio analogo sarebbe già avvenuto il giorno precedente. Ecco la sua ricostruzione: «Il genitore è stato costretto ad andare a riprendere il bambino, visibilmente sconvolto. Questo episodio, come l’uso stesso delle mascherine negli istituti scolastici e con questo caldo, ci sconcerta. Per quanto ci riguarda, ce ne occuperemo con la massima determinazione, ci auguriamo peraltro che le modalità dell’allontanamento non siano state traumatiche anche per gli altri bambini costretti ad assistere tanta inopinata insensibilità».

A Bologna, presso una scuola elementare, 38 famiglie hanno assunto iniziative legali contro l’imposizione della mascherina perfino in cortile durante la ricreazione: «I nostri figli devono tenere le mascherine anche mentre corrono e giocano per la ricreazione, in uno spiazzo di cemento, con 30 gradi». Il tema dell’obbligo di mascherina a scuola è stato anche oggetto di un ricorso del Codacons al Tar del Lazio, basato sulla «manifesta sproporzione del provvedimento e l’illegittima disparità di trattamento tra luoghi pubblici».

A chiedere un intervento ai ministri della Salute Speranza e dell’Istruzione Bianchi sono i Garanti dell’Infanzia di diverse regioni. «È un dato certo che stress e disagio psichico tra i giovani siano aumentati in modo allarmante: ciò è stato anche confermato dal recente studio “Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi” promosso dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza con l’Istituto Superiore di Sanità e con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione. Secondo l’Autorità Garante dott.ssa Carla Garlatti i problemi del neurosviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi manifestatisi durante la pandemia rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala. Alla luce di questi risultati, è ancora più importante che le misure restrittive, ove necessarie, siano comprensibili, eque e adeguate, per tutte e tutti, ma soprattutto per i minori: per molti giovani è, infatti, difficile comprendere che per loro si applichino regole apparentemente diverse da quelle riservate agli adulti».

Tags: MascherineMascherine a scuolaRoberto SperanzaScuola
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