In un’atmosfera solenne e carica di emozione, il Senato della Repubblica ha ospitato oggi, 22 dicembre 2024, il tradizionale concerto di Natale. Alla presenza delle più alte cariche dello Stato – il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha riportato i saluti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnata al Vertice Nord-Sud in Lapponia – il Maestro Riccardo Muti ha diretto con maestria l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, da lui fondata vent’anni fa. Il concerto si è concluso con un discorso memorabile del Maestro, che ha ricevuto, in segno di stima e ringraziamento, la celebre campanella del Senato dalle mani di Ignazio La Russa.
Un’eredità italiana: l’omaggio alla gioventù musicale
Nel suo discorso, il Maestro Muti ha sottolineato il ruolo fondamentale della musica nel trasmettere i valori dell’arte, dell’etica e della bellezza alle nuove generazioni. «Voi avete assistito a un concerto di due composizioni estremamente complesse, suonate benissimo dal fiore della gioventù italiana», ha esordito, con evidente orgoglio. L’orchestra Cherubini, composta da giovani talenti italiani, incarna per Muti una missione: «Vent’anni fa ho fondato questa orchestra per tramandare ai giovani gli insegnamenti che ho ricevuto dai miei grandi maestri».
Muti ha evocato il proprio percorso formativo, profondamente legato alla tradizione italiana, ma non privo di riconoscimenti internazionali: «Non provengo da accademie blasonate come la Hochschule di Berlino o la Royal Academy. Quelle mi hanno fatto membro onorario dopo. Io vengo dalla scuola italiana. Capite? Dalla scuola italiana!»

Un maestro, un ponte tra le generazioni
Muti ha parlato dell’eredità culturale che gli è stata trasmessa dai suoi maestri, Antonino Votto e Arturo Toscanini, con un commovente riferimento alla loro vicinanza diretta a Verdi: «Da Verdi a Toscanini, da Toscanini a Votto: qualcosa è arrivato fino a me, e io cerco di trasmetterlo ai miei ragazzi». Un’eredità che il Maestro ha condiviso con oltre mille giovani musicisti passati per l’orchestra Cherubini, molti dei quali oggi siedono nelle principali orchestre italiane e internazionali.
Muti ha poi rimarcato l’importanza dell’umiltà nel mondo della musica, citando le parole di Iago nell’”Otello”: «Io non sono che un critico». «Nessuno possiede la verità assoluta, nemmeno i critici», ha ribadito, rimarcando il valore del dialogo e della trasmissione del sapere.
La musica come forza unificante
Uno dei momenti più toccanti del discorso è stato il ricordo delle sue origini musicali, legate alle bande di giro italiane: «Ho imparato la musica seguendo le bande di Molfetta. La prima volta che ho sentito la marcia funebre dell’Eroica era proprio grazie a loro». Il Maestro ha celebrato questo patrimonio spesso dimenticato, un simbolo dell’Italia “straordinaria e nascosta” che lui si impegna a valorizzare.
Muti ha anche condiviso un episodio personale vissuto a Scampia, dove ha incontrato giovani musicisti impegnati a trovare nella musica una via per il riscatto: «Non perché gli fosse imposto, ma perché volevano trovare, attraverso la musica, un senso di libertà e bellezza».
Un appello alla bellezza e all’armonia
Ars longa, vita brevis, ha ricordato il Maestro, sottolineando il valore della dedizione e del sacrificio nel perseguire l’arte. «La nostra breve vita può lasciare un’eredità duratura, se dedicata alla bellezza e all’armonia», ha detto con emozione. Ha concluso il suo discorso con un proverbio cinese imparato durante una recente visita in Cina: «A forza di pensare ai fiori, i fiori crescono». Un invito a coltivare l’arte e la bellezza con costanza e speranza.
Un messaggio universale
Il discorso del Maestro Muti non è stato solo un omaggio alla musica, ma un inno all’Italia che crede nei suoi giovani, nelle sue istituzioni e nella forza unificante dell’arte. Alla fine, l’applauso dell’aula è stato lungo e caloroso, segno del profondo impatto delle sue parole.
Prima di congedarsi, Muti ha annunciato un saluto speciale da Vienna prima della fine dell’anno, regalando un ulteriore momento di connessione tra l’Italia e il mondo.
Un discorso che resterà nella memoria come simbolo di una bellezza autentica e senza tempo, capace di unire passato, presente e futuro sotto il segno della musica.





