FeNO è l’acronimo di Fractional exhaled Nitric Oxide, cioè la quantità di ossido nitrico presente nell’aria che espiriamo (misurata in genere in ppb, “parti per miliardo”). L’ossido nitrico (NO) è una molecola prodotta anche dalle vie respiratorie: in alcune condizioni, soprattutto quando c’è un certo tipo di infiammazione, i livelli nell’aria espirata possono aumentare.
In pratica, il FeNO è un indice non invasivo che può aiutare a capire se nelle vie aeree è presente un’infiammazione di tipo eosinofilo (una forma spesso associata all’asma e alle allergie) e se, in un paziente sintomatico, è più probabile una buona risposta ai corticosteroidi inalatori.
Perché si misura: a cosa serve davvero
Il FeNO non è un test “magico” e non sostituisce la visita o la spirometria. È più corretto considerarlo un tassello in più nel percorso diagnostico e di monitoraggio. In particolare, può essere utile:
1) Quando si sospetta l’asma ma la diagnosi non è ancora chiara
Le linee guida internazionali sull’asma sottolineano l’importanza di confermare la diagnosi con storia clinica e prove di variabilità del flusso aereo (ad esempio spirometria e test di broncodilatazione), e indicano che biomarcatori come il FeNO possono contribuire a identificare un profilo infiammatorio “di tipo 2”.
2) Per stimare la probabilità di risposta ai corticosteroidi inalatori
In generale, FeNO più alto può suggerire che l’infiammazione eosinofila sia più presente e che la terapia antinfiammatoria (in particolare con ICS, corticosteroidi inalatori) possa essere più efficace, soprattutto in persone con sintomi compatibili.
3) Nel follow-up di alcuni pazienti
In alcuni casi, un FeNO persistentemente elevato può far pensare a infiammazione non ben controllata, scarsa aderenza alla terapia, esposizione continua ad allergeni o irritanti, o necessità di rivalutare il piano terapeutico (sempre nel contesto clinico complessivo).
Come si fa il test (e perché è considerato “semplice”)
La misurazione del FeNO avviene con un dispositivo dedicato: al paziente viene chiesto di inspirare e poi espirare lentamente e in modo continuo per alcuni secondi, seguendo un feedback visivo/sonoro della macchina. È un esame rapido, indolore e non invasivo, adatto anche a molti bambini (di solito in età scolare, in base alla collaborazione).
Come si interpretano i valori: le soglie più usate
Le soglie più citate nella pratica clinica derivano da documenti di riferimento (ATS). In modo semplificato:
- Adulti
- Basso: < 25 ppb
- Intermedio: 25–50 ppb
- Alto: > 50 ppb
- Bambini
- Basso: < 20 ppb
- Intermedio: 20–35 ppb
- Alto: > 35 ppb
Queste soglie sono guide: non “etichettano” una diagnosi da sole, ma aiutano a orientare la probabilità di infiammazione eosinofila e la risposta agli ICS.
Attenzione: ci sono fattori che possono “spostare” il FeNO
Uno dei motivi per cui il FeNO va sempre interpretato con un professionista è che diversi fattori possono alzarlo o abbassarlo, anche senza cambiamenti reali dell’asma.
Può risultare più alto, ad esempio, in caso di:
- Allergie respiratorie/rinite allergica e atopia (predisposizione allergica)
- Esposizione ad allergeni (pollini, acari, animali) nei soggetti sensibilizzati
- Sospensione o scarsa aderenza ai corticosteroidi inalatori
- Alcune fasi di riacutizzazione infiammatoria delle vie aeree
Può risultare più basso, ad esempio, in caso di:
- Terapia con corticosteroidi inalatori (che tende a ridurre il FeNO)
- Fumo di sigaretta (che in molti casi riduce i livelli di FeNO, rendendo più complessa l’interpretazione)
FeNO alto = asma? Non necessariamente
Un FeNO elevato non equivale automaticamente a diagnosi di asma. Può indicare un tipo di infiammazione che spesso si vede nell’asma “di tipo 2”, ma:
- alcune persone con asma possono avere FeNO non elevato;
- alcune persone senza asma possono avere FeNO alto per ragioni allergiche.
Per questo le linee guida insistono sull’importanza di un percorso diagnostico completo (anamnesi, visita, spirometria e, quando serve, altri test).
Quando parlarne con il medico
Può avere senso discutere del FeNO se:
- hai tosse persistente, respiro sibilante, fiato corto o sintomi che variano nel tempo;
- i sintomi peggiorano con stagioni polliniche, polvere, animali o esercizio;
- la diagnosi di asma è incerta nonostante i primi accertamenti;
- l’asma è già nota ma il controllo non è soddisfacente e serve una rivalutazione.
Il FeNO, da solo, non decide terapie: aiuta a personalizzare il ragionamento clinico.
Cosa ricordare:
- Il FeNO misura l’ossido nitrico nell’aria espirata e può riflettere infiammazione eosinofila delle vie aeree.
- Può supportare diagnosi e gestione dell’asma, insieme a visita e test respiratori.
- Le soglie più usate: >50 ppb negli adulti e >35 ppb nei bambini suggeriscono valori “alti” (da leggere nel contesto).
- Allergie, fumo e terapia con corticosteroidi possono influenzare i risultati.
Mini-glossario
- Eosinofili: cellule del sistema immunitario coinvolte in alcune forme di infiammazione allergica.
- Infiammazione di tipo 2: pattern immunologico spesso legato ad allergie/asma eosinofilo.
- ICS (corticosteroidi inalatori): farmaci antinfiammatori di base nella terapia dell’asma.
- ppb: unità di misura “parti per miliardo”, usata per il FeNO.
FAQ
Il test FeNO è adatto ai bambini?
Spesso sì, soprattutto in età scolare, se il bambino riesce a eseguire l’espirazione controllata.
Serve la spirometria se faccio il FeNO?
Di solito sì: il FeNO è complementare e non sostituisce le prove di funzionalità respiratoria.
Un FeNO basso esclude l’asma?
No. Un valore basso rende meno probabile un’asma con infiammazione eosinofila e risposta marcata agli ICS, ma non elimina altre forme o altri problemi respiratori.
Se il FeNO è alto devo iniziare subito una terapia?
La decisione terapeutica dipende da sintomi, visita e test: il FeNO è un indicatore, non una prescrizione.





