Arte di Aisha Ghaddafi: una voce critica tra tradizione e modernità

Analisi approfondita delle quattro opere di Aisha Ghaddafi: dalla Libia al digitale, fra simbolismo e Pop art, verso una trasfigurazione spirituale.

La figlia della Libia — Tecnica mista su tela

Oggi scriverò poche righe sull’arte di Aisha Ghaddafi. Comincerò da La figlia della Libia — Tecnica mista su tela. Confesso che questo dipinto, che l’artista ha presentato a Mosca, mi ha colpito subito per la sua carica evocativa e simbolica. C’è una narrazione, un racconto che si esplica in una scena di figure vestite di cui si coglie la silhouette, come se il corpo svanisse in un tratto, in una macchia di colore per richiamare solo la dimensione esistenziale. Sono figure che sembrano allungarsi sulla scena su un fondo indistinto, gigantesco, su cui spicca una mano con una banconota. Tutto il racconto è giocato sul contrasto di colori: nero-bianco, nero-rosso, rosso-bianco. È chiaro il richiamo alla morte, alle perdite umane, soprattutto personali, per quanto è accaduto in Libia nel 2011. In questo quadro, come in un affresco, leggo un corteo funebre, che ha qualcosa di drammaticamente moderno, in quanto denuncia il ruolo del capitale dinanzi a cui la vita umana e le storie dei paesi sono poco più che nulla.

La figlia della Libia — Tecnica mista su tela
La figlia della Libia — Tecnica mista su tela

A sfilare in una sorta di danza sono sempre figure umane anche in Arte digitale — Arte digitale. Qui i colori si fanno più vivi, forse in un’intenzione di recupero di un contatto profondo con la vita dopo l’esperienza del dolore. Di nuovo l’umano si smaterializza, la sua essenza non è data dai pieni e dai vuoti dei loro corpi ma dai contorni, dai colori e dalle linee estemporanee che le riempiono. Sono figure, però, che restano senza volto, che si colgono di spalle, quasi fossero rivolte verso una realtà a noi preclusa, da cui ci parlano, raccontandosi.

Arte digitale — Arte digitale
Arte digitale — Arte digitale

Credo che la cifra dell’arte di Aisha Ghaddafi non sia un codice artistico prestabilito, ma una commistione di stili e linguaggi. Lo si percepisce chiaramente in Collage su carta — Collage su carta, dove mi sembra che l’artista si muova nel territorio della Pop art, ma lo fa con un’intenzione volta al riuso di forme tradizionali come quella dell’angelo, e di serrata critica alla società contemporanea e al capitalismo.

Collage su carta — Collage su carta
Collage su carta — Collage su carta

Di altra fattura è l’opera A Feather’s Pulse — Tecnica mista su tela, dove è suggestiva la combinazione della figura umana con richiami simbolici, e la voluta insistenza su un cromatismo volto a tratteggiare il corpo di un angelo che assume le sembianze di una vittima sacrificale. La rappresentazione è tutta giocata sui colori che vanno dal rosso al verde, e che sapientemente sfumano verso un bianco che rende indefinito il profilo del viso. È come se lentamente la sofferenza, qui raffigurata in un modo nuovo rispetto alle opere precedenti, si dissolvesse in una trasfigurazione e in un atto di liberazione, in un battito di ali, in un richiamo verso l’alto, o a una dimensione altra.

A Feather’s Pulse — Tecnica mista su tela
A Feather’s Pulse — Tecnica mista su tela

Nell’arte di Aisha Ghaddafi mi sembra di intravedere una cultura che sicuramente si fonda su quella che è la sua storia, e quindi sulla cultura araba, ma che allo stesso tempo, in un singolare sincretismo, che si nutre anche della sua sofferenza e delle sue amare esperienze personali, sa guardare all’arte mondiale con una propria spiccata originalità.