L’assenza di Salvatore Maiorana: una presenza che attraversa versi e disegni

Nel libro edito da Helicon poesie e disegni dialogano: volti dagli occhi chiusi, l’orrore del presente, l’amore come elevazione e la luce che si spegne come una candela.

Disegno di Salvatore Maiorana: volto femminile dagli occhi chiusi, avvolto da capelli segnati con tratto scuro

Salvatore Maiorana, L’assenza (poesia e pittura), edizioni Helicon, Arezzo, 2026, euro 24,00.

Copertina del libro L’assenza (poesia e pittura) di Salvatore Maiorana, edizioni Helicon
L’assenza, edizioni Helicon

Salvatore Maiorana ha intitolato il suo ultimo libro, che raccoglie le sue poesie e la sua pittura, L’assenza. In realtà chi lo legge si accorge che si tratta di una presenza, che percorre tutti i testi, ed è quella della poesia, che nella scrittura si traduce in metafore, in immagini nitide, luminose, liriche, nella pittura, invece, in colori vivi, e altre volte nel tratto immediato, a momenti teso, veloce, che ferma sulla pagina un volto.

Volti dagli occhi chiusi

E partirei in questo mio excursus proprio da un viso, cioè da Volto (disegno su carta), in cui mi colpisce l’aura di silenzio che avvolge la figura femminile, quasi immersa in una dimensione fra bellezza e malinconia. Nei suoi occhi chiusi c’è lontananza, attesa, un’immersione in un mondo che viene evocato, e che è precluso a chi la guarda. Questo, come altri volti, ritorna come un motivo unico più volte ripreso nell’arte di Maiorana, in un’esplorazione continua fra ricerca di figure concrete e astratte.

Salvatore Maiorana, Volto, disegno su carta: figura femminile dagli occhi chiusi, con lunghi capelli e lo sguardo assorto
Salvatore Maiorana, Volto (disegno su carta)

Penso a tale proposito a un altro disegno su carta, a Maternità, dove la figura femminile è colta di profilo e ancora una volta ha gli occhi chiusi, e sembra protesa sempre in una tensione verso un punto indefinito. Qui, a differenza dell’altra opera, il tratto evoca pienezza, una sensazione di serenità, di armonia con il cosmo.

Salvatore Maiorana, Maternità, disegno su carta: figura femminile di profilo, a occhi chiusi, dal tratto morbido e avvolgente
Salvatore Maiorana, Maternità (disegno su carta)

Il corpo, la storia e l’amore nei versi di Maiorana

Il corpo sicuramente è molto presente nella pittura di Maiorana, declinato con la sua sensibilità, che si nutre dei suoi molti interessi di studioso di letteratura e neuroscienze, e narratore. Lo è, però, anche nelle sue liriche, dove, fin dai primi versi, accanto a una parola nitida, a versi ben scanditi, luminosi, troviamo un continuo gusto per la ricerca delle immagini, e una ricerca poetica, che si apre al reale.

Penso ai versi di pagina 9, in cui il poeta si sofferma sul dramma dei bambini che in una striscia rossa di sabbia vengono tutti uccisi. Gaza non è nominata, ma il mio pensiero, e forse non mi sbaglio, è corso al genocidio del popolo palestinese. Se è giusta la mia lettura, Maiorana apre volutamente la sua poesia con un testo impegnato sul presente, sull’orrore e sulla barbarie, o meglio sulla memoria di colui che ‘chiamavamo Uomo’.

Ecco il grande vuoto del nostro tempo, su cui Maiorana teorico ha a lungo riflettuto, la crisi dell’uomo, come soggetto portatore di valori, e che ritorna nella sua poesia, che esplora però, si badi bene, anche tanti altri temi, come quello dell’incontro con l’altro, e dell’amore (p. 55). L’amore è un motivo centrale anche del Maiorana narratore, e in questo libro, come in altri testi è declinato come tema di elevazione spirituale, come totale fusione che consente all’io poetico di guardare la realtà con gli occhi dell’amata, e di fondersi con l’alba e le luci del mattino. A pagina 56 è ripreso nuovamente il tema della madre intesa questa volta come archetipo della Bellezza.

La luce e il freddo dell’anima

Lo sguardo del poeta si ferma sulle cose, su una foglia verde, sul calore di una giornata luminosa, ma anche sulla sua anima, e sul freddo in cui può essere improvvisamente imprigionata. Così facendo ci mostra un’altra immagine di sé, intima, molto umana, esistenziale, di chi assiste, come tutti noi, al passare inesorabile della vita (p. 84):

L’erba verde intorno
Una giornata calda
Colorata
La luce abbagliante
Il freddo della mia anima
Una vita consumata
Come una candela
che non fa più luce

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