Musica

Il buono, il brutto e il cattivo di TikTok

Il social che piace agli adolescenti assicura i classici quindici minuti di popolarità. I segreti del successo. Attraverso questa piattaforma, le canzoni di sconosciuti come Anna, Madame e Emanuele Aloia sono diventate fenomeni virali

Circa un mese fa, la top model Emily Ratajkowski, testimonial di M4A (Medicare for all) e di jeans a vita bassa, ha caricato su TikTok un video mentre ballava su una canzone chiamata Supalonely. Sfoggiando i suoi addominali famosi in tutto il mondo, Ratajkowski danzava formando una “L” con le dita sulle note e sulle parole del brano interpretato da Benee, un’adolescente neozelandese con i capelli turchesi di una e-girl che canta: “So di aver fatto una cazzata / sono solo una sfigata”. Da quel momento, movenze e canzone sono diventate un tormentone.


Lo stesso è capitato a Madame. Dietro al cui nome misterioso e fascinoso si nasconde Francesca Calearo, classe 2002 da Creazzo (Vicenza), rapper, trapper, artista urban o un mix tra tutto non ben individuabile. La sua fortuna si chiama Cristiano Ronaldo. L’asso della pelota portoghese qualche tempo fa ha condiviso tra le sue stories un video in cui si muoveva al ritmo di Sciccherie, un brano in cui Madame canta: “Certe sere tu mi manchi perché fica chiede/ non mi drogo sciolgo le pastiglie digestive”.

Madame

Sono moltissimi gli artisti che usano TikTok per promuovere la loro musica, anche in Italia. Da Annalisa, che ha chiesto agli utenti di postare video usando una sua canzone, a Barrio di Mahmood che, finita la sua naturale onda di successo, ne ha conosciuta un’altra proprio per merito dei video realizzati dagli utenti. Artisti sconosciuti hanno costruito l’inizio della loro avventura nel mondo musicale senza passare per altri sistemi che non TikTok. Più di Instagram, che privilegia vanità e bellezza, e di altri social, questo è il regno del cazzeggio puro e offre a una piccola canzone o a una danza la possibilità di ottenere i fatidici quindici minuti di popolarità: molti brani, attraverso la colonna sonora di TikTok, raggiungono la cima della classifica Viral 50 di Spotify con la stessa rapacità con cui King Kong scala l’Empire State Building.

Anna

Di solito funziona così: un adolescente incredibilmente cool con coreografie ritmiche sopra la media balla, improvvisando movenze rudimentali, tali da consentire a chiunque di imparare, ma abbastanza dinamiche da sembrare impressionanti. Sono danze personalizzate con gli stessi ingredienti di base, ma l’aggiunta al mix di qualcosa di nuovo e piccante può fare miracoli. Coreografie particolarmente fresche, sulla scia anche del sostegno dell’influencer giusto, possono lanciare da sole una canzone in cima alle classifiche virali. È, appunto, il caso di Supalonely, che è entrata nella Billboard Hot 100 alla fine di marzo, pochi giorni dopo il video di Ratajkowski e quattro mesi dopo essere stato pubblicato su Stella & Steve, l’Ep di Benee, uscito lo scorso novembre. Oppure di Bando (si pronuncia “Bendo”, ed è uno slang che significa “quartiere”), il brano costruito dalla giovanissima rapper spezzina Anna su un beat preso da YouTube e diventato virale su TikTok. O, ancora, di Emanuele Aloia: cantautore torinese classe 1998, scartato da Amici, ha raggiunto la vetta della Viral 50 Italia su Spotify ed è salito sul podio della Top 100 Italia su Apple Music. Con la complicità della influencer Anna Ciati, adesso ha registrato oltre 10 milioni di ascolti complessivi su tutte le piattaforme con il suo ultimo brano Il bacio di Klimt: “Di tutte quelle che ho incontrato, tu sei l’unica / Che senza fare nulla mi ha rubato l’anima”. Linguaggio semplice che mescola reminiscenze letterarie e artistiche liceali con sentimenti comuni a tutti gli adolescenti. Una sorta di Federico Moccia, lo scrittore di Tre metri sopra il cielo, per Millennials.

Emanuele Aloia

In molti hanno raggiunto sorprendenti traguardi senza aver bisogno dell’“aiutino” di un testimonial famoso. Anche perché spesso l’intervento di un vip ha una influenza inferiore rispetto al pensiero della platea di TikTok, social network popolarissimo tra gli adolescenti e i pre-adolescenti. Nel regno del cazzeggio, sia canzoni sia danze non hanno la pretesa di essere dei capolavori unici. Tutt’altro. Molto deja vu (o, meglio, copia e incolla), nelle musiche come nei testi e nelle movenze di ballo. L’idea di fondo di TikTok è quella di un luogo in cui tutti possono permettersi di essere se stessi, senza troppe mediazioni, di non esaltare la perfezione o la bellezza, la bravura o la singolarità. Nelle intenzioni dei suoi creatori, la piattaforma invita gli utenti a non prendersi troppo sul serio, ad accettare i propri limiti e i propri difetti. Nei video spesso vengono premiati gli utenti più spontanei che si mostrano in maniera autoironica e senza imbarazzo. Si balla senza saperlo fare, si canta stonatamente, si fa lip-sync con smorfie improbabili. Questo si traduce in una minore ossessione per la qualità del contenuto a vantaggio della spontaneità e dell’originalità.

Su TikTok, inoltre, i numeri contano meno rispetto a Instagram. L’autorevolezza di un brand non è data dal numero dei followers, ma dalla capacità di coinvolgere i TikToker. Più che un social network, è una piattaforma d’intrattenimento. Video virali che vogliono rivoluzionare la fruizione dei contenuti, non più televisione ma smartphone, non più video orizzontali ma verticali, non più consumo da “soggiorno e divano” ma in mobilità, tutti elementi che hanno contribuito a far diventare il servizio molto popolare.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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