Musica

Dimmi chi era Joe Strummer

Venerdì 21 agosto diretta live su YouTube per celebrare il frontman dei Clash. Fra gli ospiti, Bruce Springsteen, Tom Morello, Bob Weir, Strokes, Lucinda Williams, Jim Jarmusch, Matt Dillon, Steve Buscemi e tanti altri. L’artista inglese, morto 18 anni fa, diede un significato politico al punk

Londra chiama le città lontane/ la guerra è dichiarata/ e incomincia la battaglia/ Londra chiama i bassifondi/ ragazzi e ragazze venite fuori.

Londra chiamava alla ribellione con le chitarre infuocate e l’urlo punk dei Clash. Un richiamo irresistibile. Anche per Bruce Springsteen. Nel 2009 il Boss del rock “accese” il suo show londinese ad Hyde Park con una scatenata versione di London Calling e adesso è in prima fila per celebrare Joe Strummer, il frontman dei Clash, nell’iniziativa “A song for Joe”, una serata live in diretta su YouTube, nel giorno in cui Strummer avrebbe compiuto 68 anni. L’appuntamento è per venerdì 21 agosto, alle ore 21 in Italia con moltissimi ospiti musicali e non solo, tra cui Tom Morello, Bob Weir, Jim Jarmusch, Matt Dillon, Steve Buscemi, Albert Hammond Jr. (The Strokes), Brian Fallon, Cait O’Riordan (The Pogues), Eugene Hütz (Gogol Bordello), Josh Homme (Queens of the Stone Age), Lucinda Williams, Nikolai Fraiture (The Strokes) e molti altri.

Ma chi era Joe Strummer, che da diciotto anni riposa nei cieli del rock? Un ribelle, forse l’ultimo dei marxisti? Un visionario, forse anticipatore della musica global? Senza tema di smentita fu certamente il frontman più appassionato e convincente del punk, alla guida di una band che caricò di significati sociali e politici il punk iconoclastico e distruttivo dei Sex Pistols. Furono proprio questi ultimi a lanciare i Clash nel dicembre 1976, quando li arruolarono nel folle e per lo più cancellato “Anarchy In The UK tour”. L’anno successivo Strummer & soci firmarono con la Cbs Records. Il loro album di debutto, The Clash, era una raffica di slogan provocatori e agitazione sociale, da White Riot al crudo reggae di Police And Thieves, canzoni d’impegno che riuscivano tuttavia a diventare hit grazie a cori diabolicamente orecchiabili.

Mentre i Sex Pistols implodevano e il punk rock degenerava in una farsa, i Clash iniziarono a dimostrare profondità nascoste. Il loro secondo album, Give ‘Em Enough Rope, virò pericolosamente verso l’hard rock americano, e il loro successivo, London Calling, era un tour de force di stili, dal rockabilly all’hard rock, dub e ska. L’album è considerato tra i 100 più rappresentativi degli anni Ottanta.

Il triplo album, Sandinista! – per il quale la band rinunciò ad alcune delle loro royalty per mantenere basso il prezzo alla vendita – li sorprese a sperimentare con rap, funk, musica ambient e folk. La loro capacità di oltrepassare i confini razziali e musicali senza sembrare pretenziosi era uno dei loro attributi più preziosi.

Con Combat Rock del 1982, i Clash sembravano proiettati a diventare i nuovi Rolling Stones, raccogliendo enormi vendite e adulazione negli Stati Uniti. Ma la band non era stata progettata per i centri commerciali e le periferie del cuore dell’America, e sebbene Strummer cercasse di mantenerli in vita, i Clash svanirono dopo una serie deprimente di cambiamenti musicali e di musicisti.

Strummer, nato John Mellor, nella capitale turca Ankara, figlio di Ronald Mellor, secondo segretario del servizio diplomatico britannico, era riluttante a parlare del suo background e della sua formazione in collegio alla City of London Freemen’s school nel Surrey, le credenziali meno plausibili per un punk rocker. La musica era la sua ossessione principale e, dopo un periodo caotico con la sua prima band, i Vultures, nel 1974 iniziò a creare increspature nella zona ovest di Londra con la sua chiassosa unità R&B, i 101ers. Dopo aver trascorso un breve periodo sotto il nome di Woody Mellor, in onore di Woody Guthrie, divenne Joe Strummer. I Clash sono nati quando Mick Jones e Paul Simonon, chitarrista e bassista dei London SS, presero Strummer dai 101ers, con Bernard Rhodes intervenuto per dirigere il nuovo gruppo.

L’ultima apparizione di Strummer con la band risale al 1985. Cominciò una breve avventura solista, che nel 1989 produsse Earthquake Weather, e, due anni dopo, prestò la sua voce ai Pogues. Riemerse con i Mescaleros nel 1999: i loro due album, Rock Art & The X-Ray Style e Global A G-Go, erano realizzazioni frenetiche ma convincenti dei gusti global di Strummer, balzando stilisticamente dai Caraibi all’Africa e ai Balcani. A 50 anni fu stroncato da un infarto.

Lui e i Clash hanno sempre fermamente rifiutato un flusso di enormi offerte di denaro per riunirsi, una scelta che ha reso la loro carriera ancora più impressionante col senno di poi.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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